sabato, Aprile 11, 2026
Cronaca

Le sorelle Riccardi: “Bloccate a Dubai. Su di noi cattiveria social, che abbiamo fatto?”


Non è la paura delle bombe a logorare di più.È l’incertezza. È il silenzio. È la confusione. Le sorelle cerignolane bloccate a Dubai continuano a vivere giorni sospesi, tra voli che compaiono e scompaiono, conferme che diventano cancellazioni nel giro di poche ore e telefoni che squillano a vuoto.

A parlare è Raffaella Riccardi, che racconta l’ultima giornata trascorsa tra speranze e frustrazione, nel non ricevere alcuna risposta.

«Da domenica non abbiamo ricevuto nessuna riprogrammazione, nessuna email. Emirates ci ha completamente abbandonate», racconta. Stamattina si sono recate direttamente in aeroporto per chiedere informazioni. Nessuna comunicazione ufficiale, nessun aggiornamento chiaro. Risposta ricevuta:“oggi voli per Roma non ce ne sono”.

E domani? «Bisogna tornare in aeroporto. Solo per chiedere». Perché all’office Emirates non vendono biglietti. Perché le linee telefoniche sono bloccate. Perché il sito e l’aeroporto danno informazioni opposte.

«L’aeroporto mi dava il volo confermato, la compagnia aerea cancellato. Dopo qualche ora succedeva il contrario. È una cosa che ti manda in palla», dice Raffaella.

Per 14 ore consecutive Raffaella ha provato a mettersi in contatto con la compagnia: dalle 8 del mattino alle 22 di sera. Ha chiamato parenti in Italia, si è fatta aiutare dalla reception della struttura, ha cercato ogni canale possibile.

Nessuna risposta. Nel frattempo vedeva altre persone partire. E loro restare a terra.

«Due domande te le fai». Dopo aver saputo che anche domani non ci sono certezze e che le liste vengono aggiornate giorno per giorno senza garanzie, Raffaella ha deciso di agire da sola: «Io ho agito in autonomia e ho prenotato un volo per venerdì pomeriggio. Speriamo riesca a partire».

Una scelta dettata dall’esasperazione, non dal panico. Dalla necessità di avere almeno una data. Ma oltre all’incertezza, oltre alla stanchezza, c’è qualcosa che ferisce ancora di più: la cattiveria dei social.

«Ci sono commenti sessisti, cattivi, negativi, dove c’è scritto: “Vi sta bene”». Parole pesanti. Ingiuste. Gratuite. Non c’è stato alcun vittimismo nel loro racconto. Nessuna ricerca di compassione, nessuna drammatizzazione forzata. Solo il tentativo di spiegare cosa significa vivere giorni di incertezza lontano da casa, con informazioni contraddittorie e senza risposte ufficiali.

«Che cosa abbiamo fatto di male? A chi abbiamo fatto male? Noi siamo qui, non abbiamo tolto niente a nessuno. Se parliamo e spieghiamo la situazione non togliamo niente a nessuno. Se ti piace quello che dico mi ascolti, se non ti piace puoi scrollare».

Un racconto semplice, fatto di preoccupazioni reali e ansie del momento. Senza polemica. Senza accuse. Solo cronaca vissuta sulla propria pelle. Dubai, spiegano, oggi appare tranquilla.La vita scorre regolare. I piccoli incendi scoppiati nei giorni scorsi sono stati domati immediatamente.

«Sono tempestivi, pronti a tutto. Dopo lo scoppio del momento hanno spento tutto subito». Eppure la tensione resta. «La città è sicura, grazie a Dio stiamo bene, ma non si sa mai cosa può accadere dal cielo».

È questa la vera ansia: non il panico per strada, ma l’imprevedibilità. Adesso resta l’attesa per il volo di venerdì. Con una speranza semplice: tornare a casa. E magari trovare, al ritorno, una comunità capace di più empatia e meno tastiere avvelenate.

Domenico Ziro


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Genoveffa
1 mese fa

Per me non anno capito che il biglietto per partire lo dovevano comprare (i rimborsi si chiedono in un secondo momento).

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