venerdì, Marzo 6, 2026
Cultura

Ranucci: “Viviamo un momento unico nella storia dell’umanità”


Un pomeriggio intenso, senza filtri, a tratti scomodo. L’incontro con Sigfrido Ranucci a Villa Bautier non è stata la classica presentazione di libri con firma copie e applausi finali. È stato piuttosto un viaggio dentro le fragilità del nostro tempo: informazione, tecnologia, giustizia, potere economico e ruolo dell’Europa nello scenario globale.

Ranucci, volto storico di Report, ha aperto con una riflessione che ha subito catturato l’attenzione: «Stiamo vivendo un momento unico nella storia dell’umanità». Ha spiegato: «Per la prima volta sono i giovani a poter insegnare qualcosa agli adulti, e quel qualcosa è la tecnologia». Ma proprio qui sta il nodo: saper usare uno strumento non significa comprenderne i rischi.

«Oggi ci informiamo quasi esclusivamente sul web. Scrolliamo, condividiamo, commentiamo. Ma chi ci garantisce che una notizia, messa in quel contesto, sia vera? L’algoritmo non seleziona ciò che è più corretto, bensì ciò che genera più reazioni. E spesso la notizia più virale non è quella più attendibile».

Il giornalista ha ricordato il caso del filmato del 20 marzo 2020 trasmesso dal TG Leonardo: «Da molti fu interpretato come una prova a sostegno della teoria secondo cui il virus sarebbe nato da un esperimento di laboratorio a Wuhan. Un contenuto decontestualizzato, diventato carburante per convinzioni già radicate».

Ranucci ha continuato citando anche il caso di un video del 2015: «Mostrava ragazzi stranieri intenti a distruggere un’auto. Dieci milioni di visualizzazioni, indignazione, rabbia. Peccato che fosse il backstage di un film. Una fake news trasformata in strumento politico, utilizzata per alimentare paura, razzismo e tensione sociale». Ranucci ha menzionato anche pagine social come “Welcome to Favelas” e le dinamiche delle grandi piattaforme, soffermandosi sul ruolo di figure come Elon Musk.

«Il punto non è demonizzare la tecnologia, ma capire che senza responsabilità diventa uno strumento potentissimo nelle mani sbagliate».Il discorso si è poi spostato sulla giustizia. «Sul referendum costituzionale riguardante la separazione delle carriere nutro perplessità», ha spiegato.

«Il nodo è il sorteggio e la possibilità che magistrati con percorsi molto diversi possano trovarsi a confronto in condizioni non equilibrate. Serve formazione e specializzazione. Un sistema serio deve premiare competenza e preparazione, distinguendo tra giudici giudicanti e requirenti».Non è mancata una riflessione sul rapporto tra informazione e grandi poteri economici.

«L’acquisto del The Washington Post da parte di Jeff Bezos nel 2013 dimostra come gli equilibri possano cambiare quando un grande gruppo entra nel mondo dell’editoria». Ha poi aggiunto: «Nell’ultima campagna elettorale sono emerse tensioni interne sulla linea editoriale nei confronti di Donald Trump, fino al caso di una vignettista licenziata per una satira ritenuta eccessiva».

«Quanto può essere davvero indipendente un giornale quando appartiene a un colosso economico che fattura 650 miliardi annui solamente con Amazon?».

L’impressione, uscendo da Villa Bautier,  è che l’incontro non abbia lasciato certezze, ma domande. E forse è proprio questo il senso. In un’epoca dominata dagli algoritmi, dalle notizie istantanee e dall’intelligenza artificiale, la vera sfida , come ha ribadito Ranucci ,è non smettere di pensare. Perché la tecnologia può amplificare la verità, ma può anche deformarla.

Domenico Ziro


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°SEMPRENOAIFASCI
12 giorni fa

Dossieraggio? Accade anche nel nostro paese in danno di alcuni giornalisti “scomodi”. W la libertà di opporsi ai fasci

michelecapocefalo@libero.it
11 giorni fa

Ben fatto.

Propaganda live
11 giorni fa

Che ridere….

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