venerdì, Marzo 6, 2026
Cronaca

Dall’interno del carcere di Cuneo una seconda vita grazie a Panaté


CUNEO – Non è assistenza, è impresa. Il servizio di Giulio Golia per Le Iene accende i riflettori su una realtà produttiva che scardina i pregiudizi sul sistema carcerario italiano: Panaté.

All’interno della casa circondariale di Cuneo, il lavoro non è un espediente per ingannare il tempo, ma un progetto di reinserimento concreto che produce valore, stipendi e contributi.

Il sistema Panaté si basa su numeri solidi che dimostrano la sostenibilità del modello. Ad oggi la realtà impiega circa 40 persone, di cui 24 sono detenuti regolarmente assunti.

A differenza dei classici laboratori , qui si applicano i contratti collettivi nazionali: i lavoratori ricevono una busta paga, maturano ferie e versano i contributi previdenziali. Un approccio che trasforma la detenzione in un periodo di formazione professionale certificata, fondamentale per abbattere la recidiva una volta scontata la pena.

Tra i protagonisti del racconto di Golia emerge la figura di un giovane di 28 anni originario di Cerignola. La sua è una parabola emblematica: finito in carcere per un grave episodio di cronaca , un accoltellamento legato a motivi sentimentali , il ragazzo ha trovato nel progetto Panaté una via d’uscita dall’identità di “colpevole”.

Davanti alle telecamere, il ventottenne pugliese non cerca giustificazioni, ma descrive la sua nuova quotidianità fatta di turni, precisione e responsabilità. Per chi proviene da contesti territoriali complessi, scoprire la dignità di un mestiere artigianale dietro le sbarre rappresenta una rottura netta con il passato criminale.

L’obiettivo di Panaté è creare un ponte tra il “dentro” e il “fuori”. I prodotti da forno realizzati dai detenuti : pane, grissini e dolci raggiungono il mercato esterno, competendo per qualità e prezzo con le aziende tradizionali.
Per il giovane di Cerignola e i suoi colleghi, la busta paga non è solo un sostegno economico per le famiglie a casa, ma la prova tangibile che il reinserimento sociale passa inevitabilmente attraverso l’autonomia economica e la legalità.

Domenico Ziro


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Cerignolanodoc
20 giorni fa

Complimenti a Domenico Ziro, preciso e toccante nell’esposizione della narrazione. Mettere in risalto la positività di questa lodevole iniziativa di recupero individuale è il modo migliore per contribuire al riscatto sociale di una larga fascia di adolescenti spesso corteggiata da funeste chimere.

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