Presunte infiltrazioni mafiose in Comune, dai video di Romano alla lettera anonima

La lettera giunta in Comune, che rivela presunte infiltrazioni mafiose nella compagine guidata da Francesco Bonito, è un vero e proprio caso, sebbene quell’esposto sia tutto da verificare e toccherà alla magistratura, ora, fare chiarezza, anche alla luce dei riferimenti precisi (circostanze, parentele, frequentazioni, nomi, cognomi, luoghi) e di possibili foto e video che l’anonimo scrittore sostiene di aver già affidato alle forze dell’ordine.
Al di là dell’aspetto giuridico, resta in piedi un generale clima di incertezza. In queste ore, e dopo la pesante denuncia recapitata ai consiglieri comunali, hanno un diverso riflesso anche quelle parole che il consigliere Michele Romano aveva impresso sui social network l’estate scorsa e che riguardavano una trattativa Comune-Mafia da istituzionalizzare, secondo il medico, al fine di far “funzionare” la città.
“O facciamo una trattativa Comune/Mafia – aveva dichiarato il consigliere comunale di Bonito in un video – o ci iscriviamo nella lista dei martiri: ma io non voglio essere il primo”. Della serie: o si tratta con la malavita o si muore.
Quelle parole, ad agosto scorso, furono un vero e proprio shock per la città, a maggior ragione perché pronunciate da un esponente di una compagine che sui temi dell’antimafia aveva fatto la sua fortuna, e a maggior ragione dopo lo scioglimento anticipato del consiglio comunale del 2019.
Dopo nemmeno un mese, Romano rilanciò: “Proporrò al Prefetto e al Ministro dell’Interno la zona grigia, perché al momento è il colore che rappresenta meglio la realtà della nostra città. Spero che qualcuno abbia capito: svegliati, Cerignola! Così non andiamo da nessuna parte, assisteremo a un suicidio collettivo”.
Una dichiarazione evidentemente riferita alla cosiddetta “zona grigia” che raggruppa nell’immaginario collettivo e nelle cronache giudiziarie politici, imprenditori, malavitosi, esattamente come riferito nella missiva giunta in Comune dopo le festività natalizie.
Rispetto alle esternazioni di Romano, allora, Francesco Bonito si è limitato a fare spallucce: “Si tratta di dichiarazioni rilasciate a titolo personale, ma mi sembra comunque opportuno organizzare un incontro chiarificatore”. Degli esiti di quell’incontro, ovviamente, non se ne è saputo più nulla. Se effettivamente vi sia stato ed eventualmente con quali toni e con quali determinazioni.
Già nel 2021, in piena campagna elettorale, Michele Romano si rivolse con un appello alla mafia locale, “da pari a pari”, affinché vi fosse una spartizione di competenze sugli aspetti da governare nella città.
Oggi la lettera che descrive le presunte infiltrazioni nell’amministrazione Bonito riapre ferite mai rimarginate fino in fondo e si muove proprio in linea con le continue allusioni rivolte sino a ora alla giunta Bonito dai suoi stessi uomini di maggioranza.
Dalla stessa maggioranza di governo nessuno ha preso posizione sul recente esposto.
A commentare l’accaduto è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia Nicola Netti: “Personalmente ho sempre sostenuto che una lettera anonima di accuse equivale ad un rifugio per codardi e manipolatori. Una lettera anonima può valere niente, ma può dire qualcosa o tutto se i “fatti” risultano circostanziati”.
“Sono sicuro – ha aggiunto il consigliere – che gli organi inquirenti approfondiranno seriamente quanto accaduto. Quella serietà a protezione di quel vergognoso meccanismo dei cosiddetti due pesi e delle due misure troppo spesso applicato a seconda del l’appartenenza politica o, cosa ancora più vergognosa, a seconda dell’appartenenza a qualche casta intoccabile”.
“Mi chiedo: se tutto questo avesse interessato un’amministrazione di centrodestra, come avrebbero reagito i giustizialisti di sinistra locali?”, ha concluso Netti.
Michele Cirulli
