Bisogna pensare già oggi al sindaco di domani

Le elezioni regionali hanno dato un segnale molto chiaro al sindaco e alla sua maggioranza: così non funziona. E ovviamente l’amministrazione ha reagito alla bocciatura nel peggiore dei modi ed esattamente come era largamente prevedibile: con rabbia e arroganza.
Eppure la sentenza di condanna dell’elettorato poteva essere una sorpresa soltanto per la giunta, autointrappolata dentro il Palazzo. Chi vive la città, anche per sbaglio, si è di certo accorto che il feeling tra giunta e popolazione si è perso da un pezzo.
In pratica, l’amministrazione ha inteso convergere sull’eterna perdente Teresa Cicolella, alla terza sconfitta su tre candidature. Ma Cicolella è solo una vittima sacrificale e prima o poi – più poi che prima, per quanto male l’ha presa e con quanta poca lucidità l’ha presa – lo capirà.
Il peso dell’Amministrazione unita è stato di nemmeno 2.000 voti. Pochissimi. Con il partito di maggioranza, il PD, ridotto ai minimi termini e che vede compromesso anche il sogno di lanciare Maria Dibisceglia sindaco dopo Francesco Bonito sindaco.
Per questo, gli attuali amministratori rappresentano già il passato. C’è bisogno di pensare al futuro. Di individuare chi possa avere caratteristiche adeguate per riprendere in mano la città senza continuità con il modus operandi degli attuali interpreti.
Il dirottamento verso la volgarità del dibattito pubblico si è reso cronico anche con i vari Bonito e Cicolella, a testimonianza che sul bon ton istituzionale c’è da fare un ripasso intensivo. Va pertanto ricostruito un sentire comune. Prima delle strade, prima dei cantieri.
Bisogna imparare a parlare con la città, a prendersi le colpe quando serve, a disconoscerle solo quando dimostrabile. In fondo Decaro sì è più volte scusato con la sua Bari quando ha tardato o non è stato all’altezza. E di Decaro va imitato questo, non serve scimmiottare solamente l’aspetto social, che senza contenuti si riduce a mero show dozzinale e narcisistico.
L’altra priorità è la selezione. Il grande dramma di Francesco Bonito è stata la classe dirigente. Ad eccezione di un paio di casi, ai posti di comando sono finiti dei carneadi, alcuni dei quali perfino senza una prima esperienza lavorativa all’attivo. Una classe dirigente fantasma catapultata nei posti di controllo di una città estremamente complessa senza preparazione politica, culturale, amministrativa e partitica.
Tant’è che, in mancanza di talento, si è dovuto ricorrere all’unico parametro possibile: la fedeltà a Savino Bonito, figlio del sindaco. Il frutto di questa strategia – in uno con le “operazioni” di qualche mitomane che ancora non si è accorto di valere elettoralmente zero a maggior ragione dopo la parentesi amministrativa – hanno portato a un risultato ininfluente.
A dimostrazione – questa volta lampante e numericamente tangibile – che il problema non è solo il sindaco, ormai ridotto a parafulmini usurato, ma soprattutto chi gli sta intorno fungendo da sanguisuga. Quindi, da oggi si deve pensare al futuro: classe dirigente degna (almeno degna!) e pacificazione sociale.
Michele Cirulli

Una bella impresa, qualcuno di buone capacità cominciasse a farsi vedere e sentire, soprattutto per nutrire l’offerta politica.
L’ho sempre sostenuto dal 2022…..questa amministrazione non è in grado di gestire una città complessa come questa. Consiglio spassionato….abbassate la saracinesca di quella “segreteria” in Via Mameli e sparite.