venerdì, Luglio 19, 2024
Cronaca

La Quarta Mafia su “Le Monde”: e Parigi scopre anche Cerignola


Questa volta non sono le spiagge e il mare a far parlare della Puglia i giornali stranieri ma la Mafia foggiana e la sua scia di sangue e terrore. Non turistica e instagrammabile ma cupa, desolata e soggiogata dalla Quarta Mafia, la Puglia raccontata nel lungo reportage che Le Monde ha dedicato al territorio nord della nostra regione.

Il quotidiano francese più letto dell’Esagono ha infatti ripercorso, con interviste d’eccezione, una mappatura precisa della criminalità organizzata foggiana e i passi fatti da quella che è diventata “quarta” mafia, quarta non in ordine di pericolosità (dopo Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta) ma solo per data di nascita e diffusione. Quella foggiana, infatti, non sembra avere nulla da invidiare alle altre organizzazioni, come dimostrato dal massacro di San Marco in Lamis, in cui persero la vita Aurelio e Luigi Luciani, giustiziati perché andando a lavoro nei campi incrociarono la strada dei killer che quella mattina del 9 agosto 2017 cercavano e uccisero il boss Mario Luciano Romito e suo cognato.

Le Monde inizia così il suo racconto dall’intervista alla vedova di Luigi Luciani, Arcangela Petrucci, che da quando la mafia le è entrata in casa si batte affinché cambi la cultura del silenzio che soggioga il Gargano: “Il dolore è mio ma la tragedia concerne tutto il territorio”. Un territorio geograficamente difficile da sorvegliare anche per le numerose grotte “utilizzate dai clan come luoghi di stoccaggio di droga, armi e persino per dissimulare cadaveri”, come spiega al quotidiano francese Antonio Trocino, capitano della squadra dei “cacciatori di Puglia”, unità specializzata dell’arma dei Carabinieri che sta mappando e perlustrando tutti i possibili bunker naturali garganici.

Fra le interviste di Le Monde, risalta sicuramente quella al Procuratore della Repubblica Ludovico Vaccaro che dettaglia le ultime cifre del fenomeno criminale foggiano: “più di 13mila processi in attesa di udienza, più di 6mila dossier in corso di investigazione, 40mila crimini all’anno. Le prigioni sono piene e il tasso di recidiva è del 70%”. Dati difficili da digerire ma che non fanno perdere la speranza: “Questa mafia ammazza e mette bombe – continua Vaccaro – ma è ancora ad uno stadio rudimentale rispetto alle altre, e questo lascia sperare di poterla battere”.

Un’altra speranza è nelle persone che denunciano e si oppongono alla mafia, come Lazzaro D’Auria, l’imprenditore che ha denunciato con coraggio chi gli chiedeva il pizzo per la sua attività agricola, e nella frammentarietà dei gruppi mafiosi, giustapposti e senza una “cupola”, come analizza Paolo Iannucci, responsabile DIA. Ogni città ha la sua specialità in un territorio di conquista dove ogni clan prova a guadagnare influenza e introiti a discapito degli altri gruppi.

Parigi scopre allora Cerignola, feudo dei malavitosi che assaltano tir e specializzata nei furti d’auto con rivendita dei pezzi in tutta Italia; l’usura di San Severo, il racket di Foggia, la cocaina stoccata a San Giovanni Rotondo che non è solo meta di pellegrinaggio per i fedeli di Padre Pio, e Vieste che ha festeggiato con i fuochi d’artificio l’evasione da film di “Faccia d’Angelo”, il boss Marco Raduano aiutato da ignoti nella fuga dal carcere di Nuoro, in Sardegna, e ad oggi sulla lista dei fuggitivi più ricercati d’Italia.

Lucia Pepe


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