Jova Beach Party a Barletta, ambientalisti all’attacco: “Ora decida un giudice”

Jova Beach Party a Barletta, ambientalisti all'attacco: "Ora decida un giudice"

Terminata la due giorni del Jova Beach Party a Barletta, non si fermano invece le polemiche che stanno investendo quasi tutte le tappe del concertone itinerante sulle spiagge italiane. Dopo il caso di Fermo, dove gli ambientalisti hanno denunciato la distruzione dell’ecosistema in prossimità delle aree utilizzate come palcoscenico e platea, anche nella Bat gli ambientalisti protestano per la distruzione dell’habitat del fratino, un volatile di cui restano solo poche specie e che nidifica soltanto su spiagge e dune naturali, per l’occasione appunto spianate.

Proprio sulle dune, che sarebbero state “livellate” è andato in scena il concertone di Barletta portando – è la tesi degli ambientalisti- un immenso impatto su biodiversità delicate quali sono le aree costiere. Ed è un paradosso proprio perché il JBP vuole essere un ricongiungersi con la natura, tanto che in ogni data è proprio il WWF ad affiancare Lorenzo Cherubini con l’iniziativa Ri-Party-amo che intende promuovere una raccolta fondi per la tutela dell’ecosistema.

“É qui la festa?lo decida un giudice terzo. Al TG3- scrive Antonello Fiore, presidente della Società Italiana di Geologia e Ambiente- il dirigente del Comune di Barletta ha dichiarato che nessuna duna è stata spianata per il concerto di Jova beach 2022. Noi abbiamo documentato il contrario. A questo punto lasceremo decidere un giudice terzo”.”Pur essendo a favore dei concerti all’aperto, occorre evidenziare che alcuni luoghi naturali, come le spiagge, le colline o le aree montane, sono caratterizzati da una biodiversità e geodiversità con equilibri molto delicati. Nessuna azione di sensibilizzazione ai temi ambientali, tra l’altro limitata solo alle poche ore di durata del concerto, è in grado di compensare il disturbo che decine di migliaia di persone possono arrecare a questi luoghi e alla biodiversità che li caratterizza. Senza tener conto di alcuni danni che si possono arrecare a questi ambienti durante le fasi preparatorie, come è successo a Barletta dove sono stati cancellati 3 anni di rinaturalizzazione come documentato dalle foto”, sostiene il presidente.

“Viviamo quotidianamente evidenti controsensi o amnesie; abbiamo fino a pochi mesi fa applaudito alla modifica dell’art.9 della Costituzione, con l’inserimento tra i principi fondamentali quelli della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, per poi dimenticarci tutto questo entusiasmo e trasformare luoghi naturali in arene e stadi da grandi eventi”, conclude Fiore.

Ma le polemiche sul JBP e sulla “distruzione” dell’ecosistema hanno interessato diverse città di Italia in cui il tour ha fatto tappa. Virale il caso di Fermo, dove vi sarebbe stato un mix di autorizzazioni contraddittorie – sempre secondo gli ambientalisti- in grado di minare seriamente l’ecosistema e la presenza di dune naturali. Ed era stato lo stesso Jovanotti a chiarire che ogni passaggio, in ogni tappa, è costantemente monitorato dal WWF e dalle autorità competenti.

Sono queste contraddizioni di Lorenzo Cherubini, che da paladino ambientalista diventa torturatore dell’ecosistema, o si tratta della solita voglia di visibilità di associazioni che nuotano tra personalismi e veleni?


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