San Severo: video con banconote su TikTok dopo furti auto. Sei arresti

Marchiodoc - Carabinieri
Marchiodoc – Carabinieri


Sei persone sono state arrestate (3 ai domiciliari e tre in carcere) dai carabinieri della compagnia di San Severo (Foggia) nell’ambito dell’inchiesta denominata “On the road” coordinata dalla procura di Foggia. Sono accusate in concorso tra loro e a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata ai furti di autovetture ed estorsioni. Sono complessivamente 24 gli indagati. Le indagini sono iniziate dopo che il 22 marzo dell’anno scorso, ignoti hanno esploso alcuni colpi di arma da fuoco verso l’abitazione di un pregiudicato di San Severo. È così che i militari hanno scoperto l’esistenza di un gruppo criminale, con base operativa a San Severo specializzato in furti di autovetture di grossa cilindrata (Alfa Stelvio, Range Rover Evoque, Grande Cherokee, Maserati, del valore all’incirca di 40/50 mila euro cadauna) e moto tra il nord della Puglia (prevalentemente l’Alto Tavoliere), il Molise (prevalentemente Termoli, Montenero di Bisaccia), l’Abruzzo (prevalentemente Pescara, Francavilla a Mare, Vasto, Silvi Marina, Campli) e le Marche (Grottammare). I mezzi rubati venivano cannibalizzati e i pezzi rivenduti oppure venivano usati per il cosiddetto “cavallo di ritorno” ovvero venivano chiesti soldi al proprietario per la restituzione.


Dagli accertamenti è emerso che a commettere i furti erano per lo più minorenni e che la refurtiva veniva sistemata in strutture abbandonate delle campagne o della città. I proventi delle vendite dei pezzi ricavati dai mezzi rubati erano divisi in parti uguali tra i componenti del gruppo ognuno dei quali aveva compiti precisi: c’erano gli “autisti” che facevano da “staffetta”, chi segnalava la presenza delle forze dell’ordine in strada e gli “addetti” alla guida dei mezzi rubati mentre per i “cavalli di ritorno” erano impiegate persone che con la loro conoscenza del territorio e capacità intimidatoria, avrebbero avvicinato i proprietari dei veicoli rubati, ai quali chiedere il pagamento di notevoli somme di denaro per riavere i propri mezzi. I furti avvenivano poi con l’utilizzo di apparecchiature elettroniche di nuova generazione, in particolar modo Obd, (on-board diagnostics), chiavi transponder decodificate, radar ed altri oggetti capaci da bypassare le centraline dei veicoli da asportare. “La spregiudicatezza del gruppo criminale, in particolar modo, sarebbe emersa nel corso delle indagini anche in due occasioni”, riferiscono gli inquirenti. In un caso il padre di un indagato si sarebbe vantato delle capacità predatorie del figlio, ritenuto riferimento anche sul piano tecnologico nella commissione dei furti. In un altro caso, su Tik Tok, alcuni indagati avrebbero mostrato sprezzanti varie banconote con sullo sfondo un’autovettura di grossa cilindrata probabile oggetto di furto commesso in precedenza.




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Saverio Spicciariello
14 giorni fa

Mettete i nomi

Gino Spione
14 giorni fa

E quando saprai i nomi che fai li vai a menare?

Gigi il critico
11 giorni fa

Idioti e coglioni

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