Presidenza del Consiglio, movimenti e ambizioni

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La presidenza del consiglio comunale è stata negli anni un elemento per saldare la maggioranza. Quasi mai è stata oggetto di divisioni. Fin dalla sua istituzione negli anni ’90 del secolo scorso rarissimamente è stata assegnata al partito del sindaco o che il sindaco ha indicato.
Nel 1997 l’allora primo cittadino, Salvatore Tatarella, la utilizzò per coinvolgere nell’amministrazione i centristi risorti dall’ecatombe di tangentopoli con l’elezione di Pasquale Mennuni, all’epoca leader dell’Ccd.

Tre anni dopo con Antonio Giannatempo, sindaco di Alleanza nazionale, dopo la vittoria del 16 aprile 2000, fu eletto il compianto Gerardo Cialdella, anch’egli centrista.
Tornata la sinistra al governo, nel 2005 con Matteo Valentino dei Ds, sullo scranno più alto dell’aula Di Vittorio si sedette Antonio Calvio, esponente di rifondazione comunista.

Cinque anni dopo sempre con Giannatempo a presiedere i lavori consiliari fu nominato Natale Curiello, eletto anch’egli con una lista di centro.
Infine, anche con Franco Metta, sindaco eletto con una coalizione civica nel 2015, la presidenza del consiglio comunale fu affidata Leonardo Paparella plurisuffragato con Cerignola democratica, lista civica ispirata dallo stesso e da Rino Pezzano con venature di sinistra.

E oggi? I numeri direbbero che il Pd potrebbe, e vuole, reclamarla per uno dei suoi eletti, ma le altre liste della coalizione replicano dicendo che sarebbe ingombrante l’appannaggio di tutte e tre le figure istituzionali (sindaco, vicesindaco e presidente del consiglio comunale ) ad esponenti di uno stesso partito.


C’è tempo fino al 2 dicembre, quando saranno convocate le prime assise, per decidere. Chi riuscirà a spuntarla?

Natale Labia




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Trovatevi un lavoro
11 giorni fa

Il centro destra ? Ahahahahah

PuntoG
11 giorni fa

Sarebbe opportuno affidarla a una donna.

Sarebbe la prima volta per la nostra città.

Luatv da nanz
11 giorni fa

Quando vincono, non spartiscono con nessuno, sono fatti così, altruisti a parole e nei fatti si mangiano le poltrone.
I canuscem da mo’ gh.

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