“Gruppi criminali pronti a scalare le gerarchie”: l’allarme della DIA su Cerignola

Marchiodoc - DIA


“In chiave evolutiva, però, alcune criticità potrebbero derivare dallo scollamento che una struttura criminale così complessa potrebbe registrare tra i propri vertici e una base – formata da una criminalità comune funzionale a quella organizzata – pronta a scalare le gerarchie. In quest’ottica deve essere letto l’omicidio di un pregiudicato consumato con modalità mafiose a Cerignola il 31 luglio 2020”. È questo uno dei passaggi più eclatanti della relazione semestrale della DIA, che nel suo report analizza il fenomeno criminale in tutta Italia. Il focus su Cerignola apre ad una novità (il rischio “scollamento”) che fino allo scorso semestrale non era ancora presa in esame.

Gli interessi della mala. “Il settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti continua, anche nel semestre in esame, a catalizzare l’interesse dei clan. L’interdittiva emessa dalla Prefettura di Foggia nel mese di luglio ha dato ulteriore riscontro a tale fenomeno. Sono infatti emerse cointeressenze criminali tra l’amministratore unico di una società che si occupa della gestione del ciclo dei rifiuti e i vertici della mafia cerignolana. Con gli stessi l’amministratore aveva tra l’altro condiviso esperienze criminali confluite nell’indagine “Cartagine” (2014) che ha riguardato le due più vaste organizzazioni criminali di stampo mafioso operanti nel territorio di Cerignola (clan Piarulli-Ferraro e clan Di Tommaso) e nella “Gambling” dai cui esiti è risultato che lo stesso amministratore agiva quale organizzatore e partecipe di un’articolata organizzazione finalizzata alla gestione illegale di scommesse e gioco del poker on line mediante una rete capillare di raccolta parallela rispetto alla rete dei centri di scommessa autorizzati. Nella sua qualità di master per la Puglia era responsabile della diffusione commerciale dei siti e brand utilizzati dall’associazione con il compito di affiliare nuove sale giochi e scommesse. Sempre del mese di luglio è il provvedimento interdittivo che ha colpito una società operante nel settore della manutenzione di parchi, giardini e pulizia di edifici anch’essa riconducibile al clan Piarulli Ferraro per i legami dell’amministratore unico con esponenti della consorteria”, si legge nella relazione.

Mafia degli affari. Il gotha della mafia cerignolana – i cui più alti rappresentanti si individuano nei vertici del clan Piarulli-Ferraro – è riuscito ad espandersi progressivamente “occupando” aree delle province di Foggia e di Bari-Andria-Trani attraverso l’infiltrazione nel tessuto economico di quei territori anche con attività di riciclaggio. Non a caso si parla di mafia degli affari risultando la criminalità cerignolana sempre meno legata a una struttura rigida basata su vincoli di familiarità (aspetto peculiare della mafia foggiana e garganica) e più proiettata al raggiungimento di obiettivi a medio-lungo termine. Le diversificate attività criminali vanno dai traffici illeciti di armi e stupefacenti ai reati di natura predatoria (rapine ai tir, furti di autovetture e mezzi pesanti) per il compimento dei quali si assiste a una commistione tra criminalità comune e quella organizzata che renderebbe di fatto difficile la differenziazione tra i due fenomeni. Tra le attività condotte con forme di pendolarismo quella degli assalti ai portavalori dà conto del pragmatismo della criminalità cerignolana che ha acquisito un valore aggiunto in termini sia finanziari, sia di carisma delinquenziale con ripercussioni nelle relazioni con le altre organizzazioni. Sotto l’aspetto delle dinamiche interne si registrerebbe una crescente risalita negli equilibri generali del clan Di Tommaso la cui operatività è legata alla consumazione di reati predatori”, si legge nella relazione della DIA pubblicata oggi.


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Inkazzato e basta
1 anno fa

Tonnellate di carte scritte, e i risultati ?
Quà a Cerignola siamo stati tutti bollati come città di mafiosi.
Sono addolorato per come veniamo descritti, appena usciamo fuori città dobbiamo vergognarci di dire da dove proveniamo.
Non è giusto per niente.

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