Prestava soldi con un tasso del 180%: arrestato usuraio di Cerignola

Il Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari, coordinate dalla Procura di Trani, ha tratto in arresto, nella flagranza del reato di usura aggravata e continuata un 53enne residente a Cerignola. Le indagini prendono il via nel maggio scorso, quando un imprenditore di Trani, operante nel settore calzaturiero, ha denunciato alle Fiamme Gialle di essere vittima di usura. Ai finanzieri del Gruppo tutela mercato capitali ha riferito che nel 2015, versando in gravi difficoltà finanziarie, si era rivolto a un usuraio di Cerignola ottenendo il prestito di 50.000 euro. A causa della sfavorevole congiuntura economica, ulteriormente aggravata dall’emergenza epidemiologica da Covid 19, il debito dell’imprenditore è aumentato sensibilmente nel tempo, anche per effetto dell’applicazione di tassi di interesse usurari che hanno raggiunto il 180% su base annua.

RATE FINO AL 2026 – Attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, videoriprese e pedinamenti, i militari hanno verificato la fondatezza della denuncia, hanno documentato le insistenti richieste di denaro dell’usuraio, accompagnate da gravi ed esplicite minacce di violenza fisica rivolte alla sua vittima e ai suoi più stretti familiari. Nello specifico, sono state ricostruite le condizioni del «patto usuraio», concepito e attuato in modo tale da precludere la possibilità di estinguere definitivamente il debito contratto. Attraverso il pagamento delle rate mensili, che hanno raggiunto l’ammontare di 26 mila euro, la vittima ha corrisposto i soli interessi usurari maturati, senza incidere sull’ammontare del finanziamento ricevuto che è, pertanto, restato inalterato nel tempo. Quando l’imprenditore ha richiesto di onorare definitivamente il proprio debito, l’usuraio – fingendo di assecondare tale esigenza – ha rinegoziato le condizioni del finanziamento, pretendendo, a saldo, la restituzione di una somma pari al doppio del prestito erogato, attraverso rate mensili dell’importo variabile dai 10 ai 16.000 euro. A fronte del prestito – dilazionato nel tempo – di circa 650.000 euro, l’imprenditore sarebbe stato costretto a restituire all’usurario oltre 1,6 milioni di euro, obbligandosi al pagamento di rate mensili fino al 2026.Diversi sono stati gli incontri monitorati dai finanzieri, tra l’usurario e la sua vittima, nel corso dei quali il primo ha preteso e ottenuto dazioni in contanti dell’importo di 35.000 euro. Proprio grazie al monitoraggio di uno di questi incontri, avvenuto nell’area di parcheggio di un distributore di carburanti ubicato nella periferia di Canosa, i finanzieri hanno identificato e sottoposto a controllo il 53enne risultato in possesso di 15.000 euro in contanti, occultati nei propri indumenti intimi, che aveva appena ricevuto dalla propria vittima a saldo della rata mensile. Nel corso della perquisizione nell’abitazione di Cerignola, sono stati rinvenuti, all’interno di due casseforti, ulteriori 8.000 euro in contanti nonché documenti riferibili a ulteriori finanziamenti, in relazione ai quali sono in corso approfondimenti investigativi. L’uomo è stato arrestato dunque in flagranza del reato di usura aggravata e continuata: è ora rinchiuso nel carcere di Trani.

WELFARE CRIMINALE – L’operazione di polizia giudiziaria – convenzionalmente denominata Raddoppio – costituisce, si legge in una nota della Gdf – una chiara dimostrazione della presenza del fenomeno usuraio anche nel territorio della provincia di Barletta-Andria-Trani, quale espressione di un welfare criminale di prossimità, ovvero di quel perverso sostegno finanziario agli imprenditori e professionistiin difficoltà o in crisi di liquidità. Infatti – come evidenziato nella Relazione annuale 2020 dell’Ufficio del Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura – le piccole e medie imprese, i lavoratori autonomi e i liberi professionisti con partita IVA, proprio a causa della sospensione prima e del rallentamento poi delle loro attività determinati dall’emergenza, anche finanziaria, correlata all’epidemia da COVID-19, costituiscono il comparto economico che soffre maggiormente delle difficoltà in atto e, quindi, più esposto, tra l’altro, all’usura. L’efficace contrasto al fenomeno dell’usura è strettamente correlato alla collaborazione delle vittime di tale reato che possono avvalersi anche del supporto delle Fondazioni antiusura presenti sul territorio. Queste ultime svolgono, difatti, importanti funzioni di supporto, finalizzate anche a favorire la denuncia di tali condotte illecite, di difesa delle vittime dell’usura nei relativi procedimenti penali nonché di sostegno finanziario». (Gazzetta del mezzogiorno)

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Inkazzato e basta
1 mese fa

Le banche dovrebbero fare le banche e aiutare gli imprenditori in difficoltà, che purtroppo finiscono nelle mani di questi vampiri usurai.
Mi domando poi, questo vampiro era sconosciuto al fisco?
Ora spero che li sequestrino tutto il maltolto,e che marcisca in carcere per lungo tempo.
Lo stato poi deve scovare e se vuole può farlo ,tutti questi vampiri che si nutrono sulle sventure delle povere vittime.

FRANCESCO
1 mese fa

Sono d’accordo con te. Lo stato dorme. Ci vuole tanto a fare un’indagine per scoprire da dove provengono i capitali illeciti?

Cittadini
1 mese fa

Perché non ci sono mai i nomi?

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