“Ho sofferto, ho pianto, ho pregato: così ho sconfitto il Coronavirus”


La testimonianza di Gerardo Russo, paziente di Cerignola affetto da Coronavirus. A Marchiodoc.it ha scelto di raccontare la sua esperienza

Un virus maledetto, un isolamento duro, “non una semplice malattia, ma una guerra”: Gerardo Russo, 63 anni, di Cerignola, ce l’ha fatta a vincere la sfida contro il Coronavirus. Non è stato facile. Tutt’altro. Un calvario iniziato il 19 marzo e terminato il 16 aprile, un mese tra il reparto di Malattie Infettive di Foggia e la Terapia Intensiva. “Senza dormire, senza vedere nessuno se non le targhette dei medici e degli infermieri”. Non un volto in trenta giorni, solo pensieri che montano in maniera incontrollata nelle montagne russe di una malattia, il Coronavirus, che si insinua in maniera subdola e senza preavviso. Oggi Gerardo è a casa con la sua famiglia: “Gli ultimi due tamponi hanno dato esito negativo: dalla guarigione clinica sono trascorsi pure i 14 giorni di quarantena, quindi la guarigione è completa: il virus è stato sconfitto. Tra un mese dovrò ripetere una radiografia toracica, ma il peggio è alle spalle”, racconta.

“Sono stato per quattro giorni con quello che chiamano casco, non potendo né bere né mangiare. Poi dopo i medici hanno deciso di cambiare strategia, con delle cannucce nel naso con ossigeno ad alti flussi. in un primo momento c’è stato un peggioramento delle mie condizioni, la saturazione è scesa, non riuscivo a respirare”, dice Gerardo Russo. Nel frattempo una serie infinita di esami, i medici e gli infermieri che, bardati, entravano nella sua stanza nel seminterrato dei Riuniti di Foggia. “Facevo emogas due volte al giorno, che è una pratica molto dolorosa: ormai le vene non si vedevano più. Piano piano i valori sono tornati soddisfacenti e i polmoni hanno iniziato a lavorare in autonomia. Clinicamente sono guarito”.



Il virus attacca senza preavviso: una semplice febbre per qualche giorno, pochi sintomi, e in poche ore Gerardo Russo si è ritrovato in terapia intensiva. “Ti taglia il respiro, ti senti soffocare, non è facile debellarlo. Quando sono ritornato nel reparto di malattie infettive, dopo la terapia intensiva, ero in condizioni fisiche disastrate, ho perso 11 chili”. In reparto lunghi giorni di solitudine, soprattutto gli ultimi, i più duri: “I sanitari, che ringrazio in quanto persone encomiabili, venivano solo per 15 minuti ogni mattina. Poi di tanto in tanto mi parlavano da dietro la porta, mi davano supporto morale. Per ingannare il tempo leggevo, camminavo in una stanza che sembrava una cella e ho pensato a tante cose”, confida Gerardo. Il virus è pericoloso anche e soprattutto da un punto di vista emotivo.

“Quanti pensieri ti vengono in mente! Ma non ti devi far prendere dallo sconforto, se ti lasci andare il male ha il sopravvento, confesso che io ho pianto. Ho pensato molto ai miei familiari, che per fortuna non hanno avuto alcun problema. Oggi finalmente stiamo tutti 4 insieme e mi sostengono quando ho dei momenti no”.

Già, perché il virus è scomparso, ma l’odissea segna i pazienti CoVid: “Anni fa ho subito un intervento a cuore aperto e non è stato di certo una passeggiata, ma credo che questa esperienza mi lascerà ancora più segni. Non credo di poterla dimenticare presto: forse per come è maturata, per le circostanze eccezionali: è stato molto brutto”, dice Gerardo Russo.



“Ho pregato molto, devo ringraziare la mia famiglia, che forse ha sofferto più di me non potendomi vedere e non sapendo cosa stesse capitando. Sono molto credente, la fede mi ha aiutato: rigrazio la comunità della Chiesa dello Spirito Santo, mi sono stati tutti d’aiuto con la preghiera, non mi hanno mai lasciato solo. Ho scoperto in questa odissea di avere tanti amici. E poi ringrazio i medici, persone encomiabili che lavorano con scupolosità, professionalità e cuore: sono stato fortunato”, racconta Russo.

La sua storia, come quelle di Pinuccio Crudele o Patrizia Borrelli, sono uno spaccato della pericolosità del virus. Che va battuto solo in un modo: “Bisogna stare in casa, non capisco chi si ostina ad uscire. Certo, fino a quando uno non lo vive sulla propria pelle non lo capisce, ma questo maledetto si sconfigge solo in questo modo. Ha ragione la signora Patrizia: oggi il Paradiso è in casa, fuori è l’inferno”, osserva Gerardo Russo.  “La batosta è stata forte. Sono uscito da questo incubo con fatica e sofferenza. Ed è per questo che dico a tutti: stiamo a casa”.   

Michele Cirulli



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PIPPO
6 mesi fa

SIA LODATO IL SIGNORE . AUGURI GERARDO

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