Pinuccio Crudele: “Così ho battuto questo maledetto virus”

Pinuccio Crudele: Così ho battuto questo maledetto virus. L'intervista al vigile - allenatore che il 17 marzo è stato ricoverato a Foggia per Coronavirus.

Qualche giorno di febbre, poi un malore, un mancamento, e la corsa ai Riuniti di Foggia dove il tampone dà esito positivo: il CoVid-19 ha invaso i polmoni fino a quando Pinuccio Crudele ha battuto il virus. Giuseppe Crudele, per tutti Pinuccio, vigile urbano e allenatore delle giovanili di calcio dell’Audace Cerignola, racconta la sua “esperienza drammatica”.

“Era la sera del 17 marzo, mi sono sentito mancare ed erano tre giorni che non stavo bene, avevo la febbre. Mi hanno portato a Foggia dove sono stato in rianimazione per qualche giorno prima di essere trasferito nel reparto malattie infettive: è stata un’esperienza drammatica. Ho visto gente intubata, gente che è morta, ho avuto molta paura”, racconta Crudele. Nell’ospedale l’affetto e la competenza di medici ed infermieri “a cui va fatta una statua d’oro: sono state persone eccezionali e garbatissime”.

“Ho visto morte e sofferenza”

Crudele è stato tra i primi, a Cerignola, a fare i conti con il Coronavirus: “Se avessi aspettato un altro po’ probabilmente il virus avrebbe infettato interamente i polmoni e sarebbe stato ancora più difficile”. In quei momenti, duri anche da un punto di vista psicologico oltre che fisico, in reparto il vigile ha potuto toccare il dolore in ogni sua sfaccettatura: “Vedere i vicini soffrire, o perfino morire, senza poter fare nulla è stato straziante. Ho pregato molto, tutti i giorni. Poi ho sentito la mia famiglia per telefono, tanti amici”, racconta.



La risalita

Poi la risalita. Anche qui lo sport, tratto distintivo della vita di Mister Crudele, ha giocato un suo ruolo: “Ho iniziato a lottare, da uomo di sport sono abituato ad andare al di là dell’ostacolo. Non è stato facile, ho pianto e pregato perché la mia famiglia stesse bene, perché la cosa più brutta è che puoi infettare gli altri. Per fortuna sono stati tutti bene, ma in quel momento pensavo solo a mia moglie e mio figlio, nemmeno a me stesso. Piano piano ne sono uscito, fino alle dimissioni dall’ospedale”, dice Crudele.

Il 7 aprile, dopo ventuno giorni di ricovero, Pinuccio Crudele è finalmente tornato a casa: “I due tamponi sono stati negativi, adesso sono a casa: un po’ debilitato, ma nei prossimi 10-15 giorni, come mi hanno suggerito i medici, la mia vita potrà tornare normale. Spero di poter tornare presto ad allenare i miei ragazzi”.

“E’ un virus maledetto, una brutta bestia. Prego tutti di non uscire, di restare a casa: è difficile ma è l’unico modo per voltare davvero pagina. Spero che tutto finisca al più presto: penso a chi non sta lavorando, alle difficoltà che si incontrano in questi giorni di quarantena ed è tragico, ma non uscire è l’unico modo per battere questo maledetto virus”, conclude Pinuccio Crudele, che finalmente ha battuto il virus.

Michele Cirulli



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