Il ‘medico-volontario’ dall’inferno di Brescia: “Qui cose mai viste”



Alberto Del Corral – foto MargheriTiAmo

Un aiuto concreto in una delle zone più colpita d’Italia, nel focolaio dove i medici, senza protezioni, affrontano la possibilità di essere contagiati come una roulette russa, dove il triste primato dell’infezione rivela numeri raggelanti. Nonostante questo Alberto Del Corral, medico con un passato anche presso l’Ospedale Tatarella di Cerignola ed ora in attività a Trinitapoli, ha deciso di rispondere da volontario all’appello dei colleghi e s’è recato a Brescia.

E’ proprio questo uno dei focolai maggiormente preoccupanti in Italia. Per rendere meglio il dramma del territorio, poco meno di quarantott’ore fa il sindaco della città, Emilio Del Bono, ha sintetizzato così: “Questi giorni sono il nostro 11 settembre”. Ad oggi nel bresciano i casi positivi sono 4.247: i morti oltre 500.



Alberto del Corral è arrivato a Brescia il 17 marzo, la sua attività si è concentrata principalmente al Pronto Soccorso interamente dedicato ai casi accertati di CoVid-19. Il suo resoconto, circolato anche sul web e sulla pagina MargheriTiAmo, è un racconto straziante ed inquietante allo stesso tempo: “Nei primi due giorni – dice- ho visto decine di casi di polmonite interstiziale come mai nella mia vita professionale. Tanti giovani si stanno ammalando e sono gravi. Spesso, si tratta di persone che prima di ammalarsi hanno continuato a vivere regolarmente in mezzo agli altri e che oggi si pentono amaramente ed inutilmente”.



Quindi l’appello: “Perciò, dalla trincea in cui mi trovo, vi supplica: restate a casa! Ascoltate gli appelli delle autorità”. “Non uscite per futili motivi – prosegue Del Corral – e rimproverate severamente chiunque va in giro e non ha ancora capito la gravità della situazione. È l’unico modo per evitare una strage”.

Per questo il medico, ancora una volta, invita a rispettare tutte le prescrizioni contenute nell’ultimo decreto con il quale si regolamentano i comportamenti dei cittadini. Soprattutto: uscire il meno possibile, se non per casi strettamente necessari (necessità, lavoro, salute).



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