L’emergenza CoVid-19 raccontata dai cerignolani in Cina e Francia



Il racconto dell’emergenza Coronavirus fatto dai nostri concittadini che si trovano in Francia, dove il virus è in fase di esplosione, ed in Cina, dove il peggio sembra essere alle spalle. A spiegare la situazione sono Gianni Marino, da due anni a Shangai come consulente legale nel settore sportivo; e Lucia Pepe, insegnante da un anno a La Rochelle. Ecco come i cerignolani vivono il Coronavirus nelle nazioni ospitanti.

Gianni Marino

Gianni Marino – Shanghai, Cina.
“Tecnologia pazzesca e controlli costanti, la Cina si riprende”

Qui a Shangai la situazione è abbastanza tranquilla ma sotto controllo: qui tutto è monitorabile da parte del governo e hanno preso misure efficaci nel giro di due mesi. Per i cinesi fermare la macchina dell’economia che corre a 200 all’ora è una mazzata. Si è passati da un blocco totale, in cui la gente è stata letteralmente rinchiusa in casa- hanno rispettato pedissequamente le regole, forse anche perchè hanno anche una socialità meno spinta dell’europeo-  ad una riapertura graduale: prima bar e ristoranti che potevano garantire sicurezza con regole precise come la sanificazione degli ambienti ogni tot ore e distanza minima. Ora a Shangai la situazione inizia a rilassarsi, però è tutto monitorato.



Ti chiedono la temperatura, abbiamo un codice che ci viene assegnato e col quale l’autorità analizza se sei stato a contatto con qualcuno di sospetto o in aree sospette. Il codice lo utilizziamo per entrare negli uffici, nei ristoranti, a lavoro. Nella gestione dell’emergenza la questione tecnologica è rilevante. Il Paese è preoccupato per i contagi di ritorno: già 50 casi rientrati da Corea, Giappone, Italia, Iran. Quindi obbligano alla quarantena chi rientra dai diversi paesi: o in casa o in hotel (in alcuni casi pagati dallo Stato). Ci sono comitati di quartiere in cui ti registri e ti fanno arrivare la spesa per gestire la quarantena.

Da aprile riapriranno le scuole, riprenderanno le attività sportive e tutto dovrebbe tornare alla normalità. Per la Cina vedere i dati dell’Italia (con cui ci sono ottimi rapporti diplomatici) conferma per lo Stato la gestione esemplare del fenomeno. Da questa epidemia la Cina ne esce più forte, hanno dimostrato nonostante gli errori iniziali di essere una potenza, con i media che veicolano questa narrazione.



Lucia Pepe

Lucia Pepe, La Rochelle – Francia.
Molte contraddizioni e adesso l’aria è cambiata

Ieri sera la Francia ha dichiarato lo stadio 3 dell’epidemia e nel giro di una settimana si è passati dalla (quasi) normalità ad una situazione simile a quella italiana odierna.

Quando sono rientrata in Francia lunedì dopo due settimane in Italia mi è sembrato di entrare in una realtà parallela: stazioni di Lione e di Bordeaux affollate come al solito, tram pieni e neanche una mascherina.

Lavorando in tre diverse scuole statali (quindi a contatto con un gran numero di persone), mi sono preoccupata di informare i dirigenti, prima del mio rientro, di aver passato le vacanze in zone considerate a rischio.



In un primo momento mi è stato detto di dover fare la quarantena al mio ritorno in Francia. Una settimana dopo, contrordine: niente quarantena “perché il virus è già sul territorio e non si ha più paura che arrivi dall’esterno quindi, anche provenendo da zone a rischio, si può tranquillamente tornare a scuola”.  Mi è sembrato un ragionamento poco prudente, così come quello di un medico francese intervistato martedì in tv in prima serata: “facciamo pochi tamponi perché è inutile farli. Non abbiamo un farmaco specifico per combattere questo virus e dobbiamo trattarlo come una normale influenza, allora a cosa ci serve sapere se un soggetto ha contratto il Covid19 o meno?”. Insomma, fino al discorso di giovedì sera di Macron, guardando a questi e ad altri episodi, mi è sembrato che nell’opinione generale si guardasse alla situazione italiana con molta superficialità e persino ironia, come a un qualcosa di molto lontano e non potenzialmente verificabile con le stesse cifre di contagi e decessi italiani.



L’aria però è completamente cambiata con il discorso di Macron alla nazione e l’aumento dei decessi degli ultimi giorni: con la chiusura delle scuole in tutta la Francia a partire da domani e fino a nuovo ordine, l’invito del Presidente ai malati e agli anziani a rimanere a casa il più possibile e l’invito alle imprese ad incrementare lo smart working, tutti hanno iniziato a comprendere la gravità della situazione. Poi, la doccia fredda di ieri sera: alle 20 il Primo Ministro Edouard Philippe ha annunciato, a partire dalla mezzanotte, misure drastiche simili a quelle italiane con la chiusura di tutti i luoghi pubblici “non indispensabili” come bar, ristoranti e cinema. Come in Italia, rimangono aperti alimentari, farmacie e poche altre categorie di vendita e servizi.

Credo che qui il passaggio dalla normalità alle restrizioni della quarantena sia stato meno graduale e più scioccante che in Italia e forse servirà a recuperare il tempo perso nella sottovalutazione iniziale del virus. Anche se continuano a non mancare le contraddizioni: Macron ha deciso di non rinviare le elezioni comunali e oggi i francesi si recheranno alle urne come previsto. Nonostante le misure precauzionali prese per l’occasione, è molto probabile che la paura del contagio influenzerà i risultati elettorali con un tasso d’astensionismo maggiorato.  



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