Le 10 bufale (smentite) sul Coronavirus



(Repubblica.it) Troppe informazioni e troppo spesso errate. Il rischio infodemia su cui l’Oms ha messo in guardia lo scorso 2 febbraio continua a “contagiare” la Rete. Si tratta di informazioni a volte frammentarie e non verificate, soprattutto sui social media, che contribuiscono a creare una cortina di fumo attorno all’epidemia di coronavirus. Per questo alcune testate scientifiche internazionali, come Live Science, tentano di fare chiarezza su alcuni punti ormai acclarati che è bene conoscere per evitare la disinformazione. Eccone alcuni.

“Le mascherine proteggono dal virus”

Le mascherine standard non proteggono dal contagio di Sars-CoV-2. Né il modello ‘da sala operatoria’ né l’antismog N95 possono bloccare del tutto la diffusione del virus, ma aiutano le persone infette a prevenirla filtrando le goccioline di saliva che possono trasmettere il virus. Di contro, i respiratori N95, avendo un filtro per l’aria, possono rivelarsi barriere più efficaci da utilizzare in ambiente ospedaliero-sanitario, perché aderiscono meglio al viso coprendo naso e bocca in modo che non passi nulla dai bordi della mascherina. Per usare l’N95 in modo corretto bisogna però controllarne il funzionamento ogni volta che viene indossato.



“Ci sono meno probabilità di contrarre l’influenza”

Non necessariamente. La capacità di diffusione del coronavirus è calcolata in base al valore riproduttivo R0 che esprime il numero di persone che possono essere contagiate da un unico paziente infetto. L’R0 di Sars-CoV-2, il virus che causa Covid-19, è stimato su circa 2,2, mentre l’influenza si attesta su 1,3. Inoltre, se per Sars-CoV-2 non esiste ancora un vaccino, quello anti influenzale già aiuta invece a prevenire l’epidemia stagionale, anche se non blocca al 100% i ceppi virali in circolazione.

“Il virus è un ceppo mutato dell’influenza”

Falso. Il coronavirus è una famiglia ‘allargata’ di virus in grado di trasmettere varie malattie. Sars-CoV-2 mostra alcune somiglianze con certi virus, quattro dei quali possono essere causa di normali raffreddori. Al microscopio i cinque virus mostrano una conformazione simile, che sfrutta le proteine (spike) dalla stessa forma ‘appuntita’ per infettare le cellule umane.

Inoltre, il nuovo coronavirus Sars-CoV-2 appartiene alla stessa famiglia di virus della Sindrome Respiratoria Acuta Grave (Sars) ma non è lo stesso virus. Le prove scientifiche suggeriscono che il virus è stato trasmesso da un animale all’uomo. Allo stesso modo, il virus Sars è passato dai pipistrelli agli zibetti (piccoli mammiferi notturni) per poi passare alle persone. Mentre il virus Mers si è trasmesso dal cammello all’uomo.



“Il coronavirus è stato creato in laboratorio”

Non esiste alcuna evidenza scientifica a riprova che il coronavirus Sars-CoV-2 sia stato creato dall’uomo. Tra l’altro Sars-CoV-2 ricorda da vicino altri due coronavirus che hanno scatenato epidemie negli ultimi decenni, Sars-CoV e Mers-CoV: tutti e tre i virus sembrano aver avuto origine nei pipistrelli. Le caratteristiche di Sars-CoV-2 sono in linea con ciò che sappiamo di altri coronavirus “naturali” che hanno compiuto il ‘salto’ dagli animali alle persone.

“Il contagio è una condanna a morte”

Falso. Nell’81% delle persone contagiate dal coronavirus si è trattato finora di casi lievi di Covid-19, stando ai dati diffusi il 18 febbraio dal Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie. Circa il 13,8% manifesta sintomi gravi, come difficoltà respiratorie, o richiede ossigeno supplementare e circa il 4,7% versa in condizioni critiche con sintomi gravi quali l’insufficienza respiratoria, l’insufficienza multiorgano o lo shock settico. I dati finora suggeriscono che solo circa il 2,3% delle persone colpite da Covid-19 muore a causa del virus. Anziani e pazienti in condizioni di salute precarie risultano maggiormente a rischio di sviluppare gravi malattie o complicanze. Nonostante ciò, è importante adottare le misure di prevenzione indicate dalle autorità sanitarie locali al fine di contenere la diffusione dell’epidemia.



“Gli animali domestici possono trasmettere il virus”

Secondo quanto confermato dall’Oms, non esiste alcuna evidenza scientifica a riprova che gli animali domestici, quali cani e gatti, possano contrarre il coronavirus Sars-Cov-2 né tantomeno trasmetterlo all’uomo. “Nonostante ciò, si consiglia di lavarsi bene le mani con il sapone dopo il contatto con gli animali”, sostiene l’Organizzazione mondiale della sanità che consiglia di adottare tale abitudine come comune prassi per proteggersi dai batteri, come escherichia coli e salmonella, che possono invece essere trasmessi dagli animali all’uomo.

Finora è stato registrato un solo caso di animale risultato positivo al test del coronavirus Sars-Cov-2: è un cane di Hong Kong che – secondo quanto riferito dal Dipartimento dell’agricoltura, della pesca e della conservazione locale il 28 febbraio – sarebbe stato decretato come ‘lievemente positivo’. Non è chiaro se il cane, che appartiene a una donna di 60 anni, ha sviluppato sintomi il 12 febbraio e successivamente è risultata positiva, sia stato infettato dal coronavirus, oppure se sia solo entrato a contatto con una superficie contaminata con la bocca o il naso. Per precauzione il cane è stato messo in quarantena, ma non mostra alcun sintomo e fino ad ora non ci sono prove che possa trasmettere il virus all’uomo.

“I bambini non rischiano il contagio”

Falso. I bambini possono essere contagiati da Covid-19, anche se finora le statistiche suggeriscono che hanno meno probabilità di contrarre il virus rispetto agli adulti. In Italia 8 dei 400 casi di Covid-19 registrati sono di bambini di età tra i 4 e i 19 anni. Nella regione cinese dell’Hubei, focolaio dell’epidemia, degli oltre 44 mila casi di contagio, solo il 2,2% ha coinvolto bambini di età inferiore ai 19 anni. Al contrario, nel caso di epidemia influenzale i bambini hanno maggiori probabilità di essere colpiti rispetto agli adulti.

Tuttavia, è possibile che il numero di casi di coronavirus diagnosticati nei bambini sia stato sottostimato: nonostante diversi studi scientifici in Cina riportano di un rischio ridotto, è possibile che molti casi di bambini che hanno contratto il virus non siano stati registrati in quanto asintomatici.



“Se vieni contagiato, te ne accorgi”

Non è detto. Covid-19 può provocare una serie di sintomi, molti dei quali riferiti anche ad altre malattie respiratorie come l’influenza e il raffreddore comune. In particolare, i sintomi più comuni dell’epidemia da Sars-CoV-2 includono febbre, tosse e difficoltà respiratorie, mentre i più rari comprendono vertigini, nausea, vomito e naso che cola. Nei casi più gravi, la malattia può evolversi in una grave malattia simile alla polmonite, ma all’inizio le persone infette potrebbero anche non mostrare alcun sintomo.

“Il coronavirus è meno letale dell’influenza”

Finora sembra che Sars-CoV-2 sia più letale dell’influenza. Tuttavia, c’è ancora molta incertezza sul tasso di mortalità del virus. Secondo il Cdc, negli Usa l’influenza stagionale in media ha un tasso di mortalità di circa lo 0,1%, che quest’anno è stimato su circa lo 0,05% tra i pazienti che hanno contratto il virus influenzale. Mentre i recenti dati su Covid-19 suggeriscono che il tasso di letalità di Sars-CoV-2 è di 20 volte superiore, ossia del 2,3% (fonte: China Cdc Weekly, 18 febbraio). Il tasso di mortalità varia in base all’età e allo stato di salute del paziente. Infine, va considerato il fatto che il tasso di mortalità calcolato finora potrebbe variare in base al numero dei casi registrati, molti dei quali potrebbero non risultare perché asintomatici.



“Non è sicuro ricevere pacchi dalla Cina”

Falso. Non c’è alcun rischio contagio legato ai pacchi recapitati dalla Cina. Lo ha confermato l’Oms rassicurando sul fatto che il coronavirus non sopravvive a lungo sulla superficie degli oggetti, come lettere o plichi. Secondo uno studio pubblicato il 6 febbraio sul Journal of Hospital Infection, Sars-Cov-2 può resistere su metallo, plastica o vetro fino a un massimo di 9 giorni. Ma perché un virus rimanga vitale, ha bisogno di una combinazione di fattori ambientali specifici – come la temperatura, la mancanza di esposizione ai raggi UV e l’umidità – che nel caso dei pacchi è difficile che si presenti, ha spiegato il dottor Amesh A. Adalja del Johns Hopkins Center for Health Security. Il Cdc ha definito “molto basso” il rischio di trasmissione che può avvenire “da prodotti o imballaggi spediti per un periodo di giorni o settimane a temperatura ambiente. Attualmente, non esistono prove a supporto della trasmissione di Covid-19 associato a merci importate”. Piuttosto, si ritiene che il coronavirus si diffonda più comunemente per via aerea, attraverso le goccioline di saliva. (repubblica.it)



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