Coronavirus, il paziente di Taranto: “Sono quello che odiate, ma nessuno in Lombardia mi ha fermato”



Nessuno gli ha impedito di lasciare la Lombardia nonostante il divieto, quindi nessuna forzatura volontaria dei protocolli né una “fuga”. Così il paziente 1 pugliese, affetto da Coronavirus, racconta la sua esperienza affidando a Facebook i suoi pensieri: ogni suo movimento sarebbe stato infatti autorizzato dalle autorità. Ne dà notizia Repubblica. Il 43enne di Torricella si trova ora ricoverato presso il reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Moscati di Taranto.

“Ho fatto il tampone e sto bene – scrive – voi sapete tutto e io ancora devo avere conferma. Sono io la persona che più odiate in questo momento, il primo caso del coronavirus in Puglia”, è la premessa. Quindi il racconto delle ore del rientro a casa: “Sono salito il giorno 19, con volo Ryanair delle 14,55 – spiega – arrivato a Lodi ho soggiornato presso casa di mio fratello in un comune chiamato Caselle Lurani. Il giorno successivo sono rimasto tutto il tempo a casa. Poi mi sono recato a Codogno (non all’ospedale dove sono stati poi successivamente individuati i casi) ma nello stesso comune, a trovare mia madre, che era stata ricoverata in un centro nelle vicinanze”.



Ma la visita alla madre salta visto che “arrivati lì ci comunicano via telefono che non era possibile accedere e di tornare a casa: è proprio quello che abbiamo fatto. In serata poi apprendiamo dalla tv che tutto il paese era bloccato”.  

Il 23 febbraio l’uomo si trova in Lombardia, quindi, e apprende del divieto di spostamento e quindi – racconta- chiama i numeri  112 e 1500 per avere delucidazioni: “Mi hanno detto di partire perché non sono stato a contatto con le persone malate – continua il suo post – Per una premura mia abbiamo chiamato il medico di base di mia cognata il 23 febbraio, che mi ha mandato la mail con tutte le indicazioni che ho seguito alla lettera e nella quale diceva, essendo io asintomatico, che potevo partire, ma in via precauzionale mettermi in quarantena”. Quindi il 24 prende l’aereo per tornare indietro. Anche qui “Nessun blocco, nessuna strada chiusa, nessun controllo all’aeroporto”.



Arrivato a casa, accompagnato dal fratello che lo ha prelevato dall’aeroporto, ha contattato la Asl, , il comune di residenza, il medico curante: proprio quest’ultimo, Peppo Turco, ha disposto la quarantena e da allora “non mi sono più mosso. Durante la notte ho sentito i brividi, ho controllato la febbre e ho informato subito il dottor Turco, il quale ha avviato immediatamente le procedure”.  L’indomani, il 25 febbraio, un’ambulanza dedicata lo preleva dal suo appartamento:  “Vivo isolato – scrive in conclusione – ma evidentemente non abbastanza, e spero di avere le spalle forti per sopportare tutta la cattiveria che sapete esprimere. Voi avreste fatto ciò che ho fatto io: queste erano le direttive”.



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