Tari, “avvisi pazzi”: vinti i primi ricorsi


Comune di Cerignola

Ancora disguidi per la Tari relativa agli anni 2014-2015-2016-2017 e fioccano ricorsi dagli esiti positivi per i cittadini che si sono visti recapitare avvisi di pagamento non regolari o che riguardavano annualità già correttamente versate. Adesso gli avvisi saranno nuovamente riemessi (eccetto quelli del 2014) ma i rappresentanti del Gruppo Tari, il pool di commercialisti e avvocati nato per contrastare legalmente le storture degli “avvisi pazze”, preannunciano nuove opposizioni.

“L’obiettivo del nostro lavoro è stato quello di garantire ai contribuenti la possibilità di difesa nei confronti dell’ente creditore che ha avanzato la richiesta di pagamento TARI, in particolare per gli anni dal 2014 al 2017, senza però motivare gli avvisi. A ciò si sono aggiunti grossolani ed evidenti errori nella redazione degli atti, che in alcuni casi sono stati annullati d’ufficio anche dallo stesso Comune”, spiegano i referenti del gruppo Tari Rosario Dicanosa, Giovanni Gallo e Mario Caputo.



L’ufficio tributi del Comune di Cerignola, infatti, accogliendo le rimostranze dei ricorrenti, “dispone l’annullamento dell’atto per soli vizi formali, avendo rilevato che l’operazione di elaborazione massiva degli atti, in alcuni casi, ha mancato di riprodurre elementi essenziali invece previsti in sede di elaborazione ad hoc…”. A luglio scorso, difatti, nelle case di molti cittadini sono arrivati avvisi di pagamento di canoni già pagati o avvisi di pagamento senza le giuste indicazioni che per legge devono essere ben visibili. Per questo motivo l’ufficio tributi non ha potuto far altro che fare temporaneamente marcia indietro: adesso però ci sarà un nuovo invio, ma stando alle prime indiscrezioni pare che l’Ente di Piazza della Repubblica stia provvedendo ad un nuovo rilascio di avvisi di pagamento ancora senza giuste cautele per i cittadini.

Quello della Tari è un vero e proprio dramma per i cerignolani: il doppio aumento del 2017 e del 2018, rispettivamente del +19% e +36%, ha dato vita ad una serie di iniziative nate per scongiurare l’incremento indiscriminato sulla tassa dei rifiuti: da una parte il ricorso al Presidente della Repubblica, avanzato dal Partito Democratico, dall’altra la Commissione Tributaria proposta dal Gruppo Tari.



Entrambe le soluzioni mirano a tutelare i consumatori dal doppio balzello che sta producendo tassi di “evasione” elevatissimi e che potrebbero perfino superare il 50%.

Intanto i ricorsi fioccano ed il Gruppo Tari, costituito proprio per offrire copertura legale e tecnica anche in seguito alla diffusione di informazioni poco chiare e propagandistiche da parte di talune forze politiche (è ormai svanita, ad esempio, la promessa class action), resta fiducioso: “Infine, evidenziamo che in  altri casi da noi seguiti è pendente il ricorso in commissione tributaria e per questi ultimi siamo fiduciosi perché, se il Comune ha riconosciuto il proprio errore prima, ci auguriamo che anche il giudice tributario faccia altrettanto”, commentano Rosario Dicanosa, Giovanni Gallo e Mario Caputo.

Michele Cirulli



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