La lettera | Marcia della Pace? No, marcia dell’incoerenza


Ci scrive Giuseppe Capano, ex seminarista nella diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, in seguito alla marcia della pace diocesana che ha sfilato nel centro ofantino la scorsa settimana.

“Marce, discorsi occasionali, auguri di Natale, sono questi i momenti precisi in cui il vescovo Luigi Renna decide di parlare. La sua politica pastorale, è tutta incentrata sul sentimento del silenzio divenuto ormai stile di vita per il prelato della diocesi di Cerignola – Ascoli. Pertanto, cercare di circoscrivere il suo pensiero in merito alle questioni mafiose, risulta assai difficile proprio per il suo non schierarsi”, scrive Capano.



“Ovviamente, davanti al popolo fedele si mostra sicuro e anche un pó spavaldo, smarcandosi puntualmente sui temi scottanti come quello sullo scioglimento del comune di Cerignola. Tutto questo lascia pensare molte cose, creando in diversi fedeli un grande interrogativo: Perché il vescovo non parla in prima persona dei problemi che lo riguardano? Effettivamente, rispondere a questo quesito non è poi così difficile se si analizza lo stile Renna in questi anni”. Capano aveva già contestato la linea del silenzio tenuta da Renna, il quale – annullando la conferenza stampa in cui avrebbe dovuto dare spiegazioni- si è trincerato dietro palesi bugie e tante contraddizioni sull’affaire cimitero ed Ex Stalloni.

“Anche se può risultare paradossale, ma dal suo arrivo ad oggi non si è mai assistito ad una vera e propria denuncia contro la mafia, che da anni tormenta non solo la città di Cerignola ma tutta la Capitanata. Ad oggi – rimarca l’ex seminarista- nonostante le numerose vicende che lo vedono coinvolto, diversi sacerdoti pontificano con una solidarietà falsa e di circostanza, una sorta di partito preso senza nessun elemento concreto. Il culmine dell’inconcretezza è stato raggiunto all’ennesima “marcia della pace”, dove il prelato sorrideva dispensando parole monotone contro la criminalità organizzata”.



“Ebbene si, abbiamo dovuto attendere diversi mesi prima di sentire una parola contro la mafia, ma sono citazioni vuote da professore universitario e non di un pastore coraggioso. Aldilà di ogni analisi e considerazione del caso, è importante rileggere l’ultima lettera pastorale “Il seminatore e il buon terreno”, mettendo in evidenza un semplice paragrafo dal titolo: “Uno sguardo verso il nostro territorio”. In queste righe – osserva Capano- con tono quasi profetico, Renna sprona a scegliere la ” strada della verità” mettendo in luce le criticità della nostra provincia. Dunque di parole ne sono state dette tante, ma poche opere concrete. Dov’è finito l’ardore dei pastori nel combattere la criminalità? Al momento non ci è dato sapere, ma auspichiamo in un cambio di rotta affinché possa tornare a splendere la verità, perché di omertosi ne abbiamo già troppi”.



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