Cimitero, Relazione sulla Mafia e Chiesa: Renna chiarisca


Marchiodoc - Vescovo Luigi Renna
Marchiodoc – Vescovo Luigi Renna

Nelle trenta pagine della Relazione Prefettizia con la quale si è dato l’okay allo scioglimento del consiglio comunale è riservato ampio spazio ai lavori per l’ampliamento del cimitero e alla gestione dei servizi. La svolta avviene nel 2016, quando una nuova società subentra alla vincitrice della gara del 2015. Ed è con questa che le Confraternite, braccio operativo della Curia di mons. Renna, trovano un accordo avvolto dal mistero e su cui oggi, alla luce di quanto rivelato dal Ministero dell’Interno, è necessario ed urgente fare chiarezza.  

L’anno scorso la Gecoci, società che gestisce il cimitero, e le Confraternite hanno trattato la pace dopo momenti di tensione. Ed è sugli aspetti dell’accordo, sul quantum, sulla base di quali ragioni e con quali interpreti, che Renna – il quale oggi parla di ricostruzione della città ferita – è chiamato a spiegare all’intera comunità la sua condotta per dissipare ogni possibile dubbio.



Andiamo con ordine. L’amministrazione comunale di Metta, in linea con quanto già stabilito dal predecessore, a gennaio 2018 concedeva alle Confraternite di espletare il servizio di gestione di lampade votive per il triennio 2018/2020, lasciando la possibilità  alle Confraternite di continuare a praticare la tariffa di 26 euro. Per gestire in autonomia il servizio, le Confraternite decidono di installare pannelli fotovoltaici sulle tombe di proprietà, a pochi mesi dalla scadenza della concessione triennale. La Gecoci rifiuta l’intervento, perché, come certificato dal piano economico finanziario, il servizio lampade votive era ormai legittimamente passato nella sua competenza con il progetto di finanza. È su questo punto che, l’anno scorso, Gecoci e Confraternite si contrappongono anche legalmente: un affare da 300 mila euro complessivi rimasto a metà strada tra il privato e la Chiesa.

Per questo le Confraternite fanno ricorso straordinario al Presidente della Repubblica “al fine di ottenere l’autorizzazione all’installazione di pannelli fotovoltaici per la completa autonomia nella gestione elettrica e delle lampade votive all’interno delle tombe” e, per protesta, invitano i cittadini a non pagare le somme dovute alla Gecoci. Contestualmente spengono le luci nelle tombe. La società privata, da parte sua, promette denuncia per interruzione di pubblico servizio. Tanto che i carabinieri arrivano al cimitero per i rilievi.



Dopo quei giorni burrascosi di aprile 2018 Franco Metta fa sapere che “In qualità  di Sindaco di Cerignola mi sono fatto promotore di una composizione bonaria tra le Confraternite e la GE.CO.GI, al fine di tutelare gli interessi dei cittadini”. “Composizione bonaria” resa probabilmente più agevole dal fatto che a rappresentare le Confraternite c’era l’avvocato Chiara Caggiano, ex moglie dell’ex sindaco.

A maggio Gecoci e Confraternite trattano la pace sulla base di un canone che i privati avrebbero dovuto versare al braccio operativo della Chiesa di mons. Renna, ossia le Confraternite. L’accordo non prevede lo stralcio degli aumenti (da 23 a 31 euro), che saranno invece dilazionati nel triennio e non cancellati: a cambiare è solo l’obolo che la Gecoci, in cambio del servizio di riscossione, avrebbe dovuto versare alle Confraternite. Di quel patto tra privato e Chiesa però non si sa altro. Il patto tra Chiesa e Gecoci rimane top secret, così come non si conosce l’esito dei ricorsi al Presidente della Repubblica (presentato dalle Confraternite) e della denuncia per interruzione di pubblico servizio (presentata da Gecoci). Renna dovrebbe chiarire: su che base c’è stato il patto; se c’è stato risparmio per i cittadini; che fine hanno fatto le denunce; se era consapevole della caratura degli interlocutori.



Infatti, sulla Ge.Co.Ci, il Prefetto Raffaele Grassi è molto chiaro: “In quest’ultima società, con l’1%, partecipa con quota di minoranza la OMISSIS”. Al riguardo il Prefetto Raffaele Grassi scrive: “Come già evidenziato, il rappresentante e socio della OMISSIS è OMISSIS e altro socio è OMISSIS, coniuge convivente del segretario generale del Comune di Cerignola. OMISSIS risulta segnalato all’A.G. per il reato di favoreggiamento personale, nell’ambito di una indagine condotta dalla DDA di Bari che ha coinvolto anche esponenti del Clan OMISSIS. Tra i dipendenti della società in esame – prosegue il Prefetto di Foggia nella sua relazione – figura dal 26/10/2016, con mansioni di guardiano OMISSIS. Quest’ultimo, già denunciato nel 1990 per associazione mafiosa, nel 2001 è stato tratto in arresto in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare (…) per l’ipotesi di reato di tentato omicidio con arma da fuoco, in concorso con OMISSIS, in danno di OMISSIS, già deferito all’Autorità Giudiziaria per associazione per delinquere di stampo mafioso”.



Con chi ha trattato la Chiesa? Questo non si sa. Vale la pena dunque leggere cosa scrive ancora il prefetto Grassi sulle partecipazioni minoritarie della società: “Il fratello di OMISSIS è stato tratto in arresto nel 1994 nell’ambito dell’operazione Cartagine per il reato di associazione di tipo mafioso, quale elemento di vertice dell’organizzazione criminale denominata OMISSIS”.

Con chi ha dialogato la Chiesa di Luigi Renna? Cosa s’è stabilito? Perchè i cittadini non hanno saputo più nulla di quella controversia tra società e Chiesa? Ci sono stati o no i risparmi promessi ai cittadini sul canone delle lampade? Cosa è cambiato nell’accordo? Che fine hanno fatto le denunce? E soprattutto: era proprio necessario trattare?

Michele Cirulli



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ASSURDO!!!

Freng

Voglio dire a ministro e prefetto che Cerignola è cosa nostra, e non loro! Non vogliamo infiltrazioni statali! Ucch vivl e statv bun!

Prelato pelato

Allo IOR troverete le risposte su questa lugubre vicenda.

Estimatore di un direttore persicace

Lascia perdere gli omissis. Lacolpa e’ di Metta.
Sei intelligente o no?

i-Cattolici

ricordiamo sempre con ilarità la lista i-Cattolici