L’interporto si venderà  a lotti: “”Passeremo dal consiglio””

“”Abbiamo provato a vendere l’inteporto per intero ma non abbiamo trovato acquirenti che volessero utilizzarlo nella maniera più giusta ed utile per il nostro territorio, per cui procederemo alla vendita a lotti dello stesso impianto e dello stesso terreno, perchà© pensiamo di poter trovare così attenzione da parte di imprenditori locali e non locali””.

Così il sindaco di Cerignola, Franco Metta, sull’interporto in zona industriale, la cattedrale nel deserto nata nei primi anni del 2000 con le amministrazioni di centrodestra e che avrebbe dovuto rappresentare il “”volano dell’economia””, ma nei fatti non ha prodotto utili. Anzi, al contrario, la struttura è stata oggetto di atti vandalici e furti di ogni tipo che hanno reso oggi l’intero stabile inutile e dispendioso.

Al commissario liquidatore, l’anno scorso, sono arrivate zero manifestazioni di interesse, a testimonianza che l’interporto in quelle condizioni non può attirare le attenzioni dell’imprenditoria, anche in virtù di una valutazione di 12 milioni di euro che non trova riscontro con tutti gli interventi da dover mettere in campo per assicurare almeno la basilare attivazione del centro ubicato in zona industriale. Tra riparazioni, ripristino delle celle e degli impianti elettrici gli investimenti si farebbero molto più corposi. Da qui, l’idea di “”lottizzare”” l’intero terreno; un’ipotesi, questa, che tra l’altro era già  circolata durate la campagna elettorale. Ma per vendere i lotti si dovrà  cambiare destinazione d’uso.

E la questione si fa ancora più labile. Nel 2014 gli uffici comunali inviarono in Regione una richiesta di chiarimenti per capire se, allo scadere del decimo anno dalla costruzione, fossero decaduti i dettami che imbrigliavano l’interporto nell’etichetta di polo industriale. Dopo un ulteriore sollecito, da via Capruzzi non è mai giunta una risposta in merito e l’amministrazione comunale, negli anni e sotto i diversi simboli, ha dovuto risolvere la questione “”per interpretazione””, considerando nullo il vincolo dopo il decimo anno di costruzione dell’impianto e non dal decimo anno dall’entrata in funzione dello stesso. Dunque, non è detto che in quella fetta di zona industriale si debba per forza conservare un interporto e così si potrà  aprire la strada a diverse iniziative con destinazione diversa da quella immaginata usando fondi europei.

“”Faremo un passaggio in consiglio comunale perchà© l’eventuale destinazione diversa abbisogna di una modifica della destinazione d’uso. Il lavoro è in stato avanzato ma ovviamente dipende anche dai tempi della società  Ofanto Sviluppo, che è in liquidazione. Speriamo di poter arrivare presto ad una definizione, in modo tale che quei terreni, in stato di degrado e di abbandono, si trasformino in terreni che ospitino attività  produttive. Andremo in consiglio con una soluzione alternativa, che stiamo studiando””, conclude Metta.

Michele Cirulli

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