Mons. Cirulli: “”Ci servono eroi per combattere la mafia che si è spostata sul mattone””

Il 7 dicembre del 1982 don Giacomo Cirulli veniva ordinato sacerdote ed esattamente 35 anni dopo, il 7 dicembre, è diventato vescovo della diocesi Teano-Calvi dopo aver svolto il ruolo di guida spirituale nella parrocchia di Sant’Antonio a Cerignola e nella parrocchia Beata Vergine Maria Addolorata a Orta Nova.

Docente di Sacra Scrittura presso l’Istituto di Scienze Religiose Diocesano, esorcista e già  vicario del vescovo Luigi Renna, don Giacomo traccia un primo bilancio della sua attività : «Vado via sapendo di aver fatto tutto ciò che c’era da fare nella mia comunità  nel corso di questi lunghi anni.
Nell’ultimo periodo ho collaborato fianco a fianco con don Luigi per capire e conoscere in vista del nuovo lavoro. Mi colpisce l’affetto dei miei parrocchiani e dei nuovi, che sto ricevendo e con cui c’è già  dialogo», dice il nuovo vescovo. La sua mission nella diocesi Cerignola-Ascoli Satriano, insieme a quella di mons. Renna, è stata riconnettere il tessuto ecclesiale e riannodare i rapporti in Curia: «C’è ancora molto da lavorare, si è tentato di creare un nuovo clima di comunione e di serenità , i cui risultati saranno visibili nel tempo», aggiunge il presule. Dopo mons. Luigi Mansi, don Giacomo Cirulli è il secondo vescovo ordinato in due anni sotto la gestione di Papa Francesco e la segreteria generale della Cei di mons. Nunzio Galantino.
Entrambi vengono dalla estrema periferia della diocesi Cerignola-Ascoli Satriano: «Ho sempre accettato tutti gli incarichi con grande serenità . Quando don Felice Di Molfetta ha indicato me per Orta Nova, a prescindere da simpatie o antipatie, che sono fatti umani, ho accettato quell’incarico con tranquillità  perchà© lì andavo a fare il prete».
Il primo atto da vescovo della nuova diocesi Teano Calvi è già  chiaro e va verso la legalità , con l’incontro con le Nuove Cooperative Organizzate, il cui acronimo si contrappone al nemico della Nuova Camorra Organizzata: «Si occupano di terreni confiscati alla camorra e ho chiesto già  di sostenerli, di supportare le loro attività Â», informa don Giacomo Cirulli, che non lesina commenti sulla situazione di una città  e di una provincia che conosce bene. La sua storia, infatti, è quella di un territorio, che ha scandagliato, vissuto e su cui ha lavorato.
Un’area che ha «visto momenti di vitalità , nella chiesa e nella società  civile, dagli anni 80 fino a ai primi anni 90. Poi c’è stato l’avvento della criminalità  organizzata, il processo Cartagine, le tangenti nei condomini. Non so se le forze che agivano in quel periodo storico oggi siano del tutto spente, a me sembra di no. Mi pare si siano trasformate in colletti bianchi, non si interessano più solo alla droga, hanno esteso i loro interessi al mondo del mattone. è questo- ammonisce don Giacomo Cirulli – che ci insegna mafia capitale a Roma e pensare che il nostro sistema ne sia immune è da ingenui. La politica può qualcosa contro la criminalità ? C’è qualcuno pronto al martirio? C’è bisogno di eroi, da tutte le parti e in tutti i luoghi di questa terra».
Michele Cirulli

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