Incarico illecito, condannati ex politici della Provincia. Farina: “”Sentenza ingiusta””

Gli ex assessori di Palazzo Dogana dovranno risarcire la Provincia di 6000 euro per un incarico illegittimo che lo stesso Ente affidò all’allora direttore generale Vincenzo Morlacco, nonostante i sopraggiunti limiti di età . C’è anche Mimmo Farina tra i membri dell’ex giunta provinciale guidata da Antonio Pepe che è stata condannata dalla Corte dei Conti a restituire quanto percepito dal manager pensionato.

Si legge sulla sentenza: “”””Gravissima la condotta degli odierni convenuti che hanno ugualmente proceduto a conferire le massime funzioni dirigenziali (per una figura, fra l’altro, non obbligatoria) dell’ente provinciale a soggetto che non avrebbe potuto in alcun modo svolgere tale incarico””. E ancora: “”Il dottor Morlacco, quindi, non avrebbe mai potuto assumere l’incarico di direttore generale, in presenza di un chiaro e tassativo divieto normativo, essendo, fra l’altro ben nota la circostanza che lo stesso fosse stato collocato in quiescenza per sopraggiunti limiti di età “”.
La difesa si Farina:

“”Nel mese di giugno del 2011 la giunta provinciale di Foggia, presieduta da Antonio Pepe e della quale io facevo parte come assessore ai lavori pubblici, deliberò di dare l’incarico di direttore generale al dott. Vincenzo Morlacco, già  segretario generale dell’ente e da poco in pensione. L’incarico apparve opportuno poichà© Morlacco era stato segretario della Provincia per molti anni e, dunque, la sua esperienza e, soprattutto, la conoscenza della macchina amministrativa era di indispensabile supporto al nuovo segretario generale nominato. Fu così che l’assessore al personale, dopo aver fatto studiare la pratica ai dirigenti del suo settore, portò in giunta una proposta di deliberazione concernente l’incarico a Morlacco. Sulla delibera, squisitamente tecnica, espressero parere favorevole tutti i dirigenti dell’ente. In sostanza per costoro la delibera era legittima sotto l’aspetto tecnico giuridico, formale ed economico. Morlacco ebbe il suo incarico, per il quale guadagnava 2.500,00 lordi al mese. Pensate un ex segretario generale, con stipendio, diritti e indennità  vicini ai 10.000,00 euro mensili, continuava a fare il suo lavoro per 2.500,00 mensili. Senza fare polemica, ma solo per capirci, il capo di gabinetto del Comune di Cerignola, pur senza alcuna competenza specifica, ne guadagna molti di più. La delibera fu ovviamente approvata all’unanimità . Come sapete, al termine della legislatura, la Provincia fu affidata ad un commissario straordinario, previsto per legge e in attesa della riforma delle province. A Foggia arrivò Fabio Costantini, prefetto in pensione, che aveva retto anche la Prefettura di Foggia. Costantini -che pure era conoscitore attento della materia, non fosse altro che per il suo ruolo di ex Prefetto- deliberò lo stesso incarico per Morlacco, evidentemente convinto della legittimità  della cosa. Dopo un po’ di anni, la Corte dei Conti ci dice che la cosa -rectius: la delibera di incarico- non si poteva fare, perchà© Morlacco era stato messo in pensione e, in quanto pensionato, non poteva ricevere incarichi retribuiti dall’ente. Una cosa francamente strana, senza ragione e incomprensibile al tempo stesso. La Corte, dunque, richiede a tutti la restituzione delle somme percepite dal Morlacco. Quindi tutti -e cioè il presidente, gli assessori, i dirigenti e il prefetto in pensione Costantini- sono stati condannati a restituire quelle somme per la quota di loro spettanza. La condanna arriva, come spiegano i giudici, non perchà© ci sia stato dolo, ma solo per colpa. In sostanza noi assessori -non esperti di una materia estremamente tecnica e che non conoscevamo- dobbiamo per legge rispondere perchà© abbiamo colposamente sbagliato. Morlacco, in pensione di anzianità , poteva sì lavorare per l’ente, ma senza soldi. Mah, concetti francamente non proprio comprensibili e sicuramente non condivisibili. Nella fattispecie parliamo di una condanna a circa 6.000,00 euro pro-capite, questo è tutto. La sentenza non è stata ancora ufficialmente comunicata, ma, come sempre accade in queste cose, la stampa ne è venuta a conoscenza prima degli interessati e l’ha pubblicata; poi qualcuno si diverte a sguazzarci su, non avendo di meglio da fare. Al netto di questo -che a me pare comunque uno sconcio- oggi siamo riusciti ad avere una copia della sentenza. Dopo averla letta, da vecchio avvocato, dico che le sentenze si accettano per quelle che sono, anche se sono sbagliate, e poi si impugnano. Per me, per i miei ex colleghi di giunta, per i dirigenti, per gli avvocati che si sono occupati della cosa, la sentenza è errata e profondamente ingiusta. Non sto qui ad affrontare tutti gli aspetti giuridici della vicenda, anche perchà© estremamente tecnici e sicuramente noiosi per i non addetti ai lavori, ma sono convinto -e con me tutti gli altri- che quell’incarico era e rimane legittimo e poteva essere dato senza alcun problema. E’ ovvio, pertanto, che la sentenza verrà  impugnata nella sede competente e poi ne riparleremo. E l’appello verrà  fatto non per evitare di pagare una somma neppure elevata, ma solo per una questione di principio. Io personalmente in provincia ho gestito centinaia di milioni di euro e non ho mai sentito neppure un pettegolezzo sul mio operato. Analogamente hanno fatto i miei colleghi. Non abbiamo dato un incarico diretto, nà© un affidamento a trattativa privata, nà© abbiamo spacchettato appalti, non abbiamo fatto assunzioni dirette, non abbiamo avvantaggiato nessun parente o amico o compagno di partito. Nulla di nulla. Ma tant’è! E allora solo una considerazione, soprattutto per tranquillizzare alcuni sciacalli già  pronti a partire lancia in resta. La vicenda era ed è di carattere eminentemente tecnico e, come tale, di stretta competenza dei dirigenti dell’ente e non dei politici, e questo dato è inconfutabile. Se errore c’è stato -e così non è, perchà© l’atto era ed è legittimo- questo non può essere addebitato sul piano politico agli assessori, che, per una legge astrusa e non condivisibile, ne devono rispondere sul piano strettamente contabile. Ne risponderemo senza farne un dramma se i giudici dell’appello ci daranno torto; pagheremo quella somma, neppure alta, se la magistratura contabile continuerà  -ed io non lo penso affatto- a dire che abbiamo colpevolmente sbagliato, pagheremo non so neanche il perchà© ed i motivi, ma pagheremo. L’appello andrà  senza dubbio bene, e se così non sarà , pagheremo, perchà© noi i “”debiti””, se così possono chiamarsi, li onoriamo sempre e comunque. E ora torniamo ad occuparci degli affidamenti diretti, delle trattative private. degli spacchettamenti degli appalti, dei favoritismi ad amici, parenti e lacchà©, delle risoluzioni imposte dalla prefettura dopo un’interdittiva antimafia. Insomma torniamo ad occuparci di quello che oggi fa una certa politica, delle responsabilità , qui sì, tutte di carattere politico, delle implicazioni giudiziarie, talvolta anche penali. Già  continuiamo a parlare di queste cose … i tecnicismi lasciamoli ai tecnici e, senza meno, agli sciacalli.

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