“”Ero forestiero e mi avete accolto””. Cerignola e i suoi immigrati

Dopo anni di rumors che davano per prossima la sua elezione, ora Cerignola ha la certezza ed una data precisa : don Giacomo Cirulli assurgerà  al titolo di vescovo durante la consacrazione episcopale che si terrà  nella diocesi di Teano-Calvi il 7 dicembre prossimo.

Giunto al limitare di questa nuova fase della sua vita, il neovescovo ha ritenuto opportuno tracciare un bilancio delle sue opere sacerdotali insieme al suo amico e compagno di avventure Marcello Colopi, nel corso della sua lectio magistralis svoltasi presso il Polo Museale del Grano lo scorso 16 novembre.

Una vita all’insegna dell’impegno, quella di don Giacomo Cirulli. Nato nel 1952, nell’82 si veste della talare dopo una laurea in medicina, e da allora si dedica all’insegnamento e alla formazione dei giovani sacerdoti. Nel frattempo porta avanti importanti iniziative sociali. In un periodo in cui l’immigrazione cominciava ad interessare il nostro paese, don Giacomo Cirulli istituisce a metà  degli anni 80 in via Bari la prima casa di accoglienza per stranieri a Cerignola; esperienza che replicherà  qualche anno dopo, una volta assunta la direzione della parrocchia di S. Antonio, con l’apertura di un centro a via Dei Sanniti, in cui comincia ad intessere un embrionale dialogo interreligioso e interculturale con gli ospiti della struttura. Gli anni passano, ma i suoi obiettivi rimangono sempre gli stessi. Una volta spostatosi ad Ortanova, agli inizi degli anni Duemila da il via ad una sagra religiosa, dedicata alla festa di tutti i santi, i cui ricavati destina al mantenimento di una mensa e di un dormitorio diocesani per i senzatetto, presso i quali trovano assistenza oltre 100 utenti quotidiani.

Oltre alle attività  alacri in Italia, don Giacomo Cirulli si distingue per un lungo impegno in Albania : a lungo vi soggiorna, a meta degli anni 90, alla guida di una truppa di quasi 400 volontari, fra i quali può contare sull’appoggio dell’amico Marcello Colopi. Sua è l’idea di allestire, nel pieno imperversare della crisi umanitaria nel Kosovo, un campo profughi ai confini con la regione in preda ai disordini. Attualmente è alle prese con la creazione di corridoi umanitari in favore ai profughi siriani in collaborazione con la Federazione valdese italiana.

A Cerignola fervono le attività  dello sportello per l’immigrazione Marcello Fumarulo, apertosi a maggio di quest’anno alla presenza del presidente Emiliano. Il coordinatore, lo stesso Marcello Colopi, si dichiara entusiasta dei primi cinque mesi di vita dello sportello. “”Abbiamo avuto modo di conoscere persone e organizzazioni che sono una grande ricchezza. La nostra città  ha una presenza di immigrati del 4 per cento della popolazione. Un lavoro ottimo è stato fatto con le comunità  africane, un po’ più difficile è stato il lavoro con la comunità  rumena, per motivi legati alla loro etnia e al loro modo di essere. Abbiamo fatto un grande lavoro sanitario, e gli inserimenti scolastici. Cerchiamo di essere uno snodo strategico per gli Sprar e i centri di accoglienza per i minori sparsi per tutta Cerignola””.

Colopi esprime un’immagine positiva della nostra città , ma senza abbassare la guardia su centri atteggiamenti mentali diffusi in parte della cittadinanza verso gli stranieri : “”Non abbiamo vissuto ostracismi. C’è una subcultura nell’area dei ragazzi molto strana. La nostra città  ha positività . Fatti gravi non sono accaduti e mi auguro che non accadano mai. C’è un processo culturale da costruire. Tramite i media nazionali arrivano notizie esagerate, che fomentano un razzismo di pancia Cercano di mettere i poveri gli uni contro gli altri, come ad esempio il tema del lavoro, della casa e della sanità . La classe politica è incapace di affrontare i problemi del paese, e quindi alimenta le paure sugli immigrati. Questo non significa che non ci sono i problemi, ma credo che la nostra capacità  è non rincorrere i problemi ma cercare soluzioni per la nostra comunità “”.
Enrico Frasca

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