SIA srl, la Regione monitora le evoluzioni. Guerra aperta tra BAT e Metta

Sono ore decisive per il futuro di SIA srl, la società  che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti per conto dei comuni aderenti al Consorzio FG4, dopo le forti tensioni dei giorni scorsi: la Regione Puglia, attraverso l’agenzia diretta da Gianfranco Grandaliano, monitora la situazione in attesa che si sbrogli la matassa tra i nove comuni di Cerignola, Orta Nova, Stornara, Stornarella, Ordona, Carapelle, San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli e Margherita di Savoia.

I comuni della BAT, insieme ad Orta Nova di Dino Tarantino, che il mese scorso ha lasciato polemicamente la vicepresidenza del CIA, stanno valutando la possibilità  di abbandonare definitivamente SIA srl. Oggetto del contendere è l’adeguamento del contratto ARO, una sorta di riproposizione dell’addendum già  presentato l’anno scorso dal presidente e sindaco di Cerignola Franco Metta ai nove soci. Per restare ancora aggrappati alla partecipata, che versa in situazione di forte criticità  economica, i sindaci Di Feo, Marrano e Puttilli hanno chiesto rassicurazioni alla Regione Puglia in un incontro ad hoc tenutosi sabato scorso.
Le condizioni dettate e largamente accolte in quel di Bari sono state la composizione di un Aro foggiano e nuovo Aro Bt3 riperimetrato e l’ingresso della Regione Puglia a giocare un ruolo gestionale direttamente al fianco del Consorzio Fg 4 per quanto attiene l’impiantistica, ma non la debitoria di Sia Srl, con un occhio particolare per i lavoratori Sia. Dunque, queste condizioni non saranno rispettate, e se non si troverà  accordo sui contratti d’ARO, la strada dell’abbandono potrebbe essere quella maggiormente praticabile. “”La sopravvivenza di Sia e la salvaguardia dei posti di lavoro sarà  mantenuta attraverso soluzioni legate ai rapporti in essere tra le parti – commenta il sindaco di Trinitapoli, Francesco di Feo – , ed in particolare modo alla transazione e a quanto necessario per garantire il servizio fino alla fine dell’anno””.
Il summit barese ha sciolto qualche nodo riguardo alle tensioni tra il presidente del Consorzio Franco Metta e lo stesso sindaco di Trinitapoli. In settimana, difatti, Metta aveva diffidato il collega paventando soluzioni drastiche come il licenziamento dei lavoratori casalini o la risoluzione immediata del contratto qualora non fosse stato sottoscritto il nuovo importo. Alla “”minaccia””, Di Feo ha risposto con una contro-diffida e con la convocazione del consiglio comunale di Trinitapoli che, in maniera compatta tra maggioranza e opposizione, ha tirato dritto chiedendo – ed ottenendo un accordo di massima – l’intervento della regione Puglia e la riperimetrazione dell’ARO, sulla scia di quanto già  chiesto dall’amministrazione comunale di Orta Nova che, quindici giorni fa, in giunta ha già  espresso favorevole parere per abbandonare SIA (si vocifera di canti di sirene provenienti da Deliceto).
Per quanto riguarda i contratti d’ARO, i comuni della BT3 chiedono che si proceda a transazione per gli anni passati, mentre eventuali aumenti (da quantificare in relazione al binomio costi/servizi) dovranno essere pianificati a partire da gennaio 2018. La parte più importante, però, resta legata all’impiantistica: mentre SIA ha appena sottoscritto un protocollo di intesa con ASE Manfredonia, principalmente per gli investimenti per la costruzione del VI lotto di discarica, i comuni “”dissidenti”” hanno chiesto all’assessore all’ambiente Caracciolo che sia la Regione, nelle forme giuridiche ancora da pianificare, ad occuparsi delle operazioni legate al potenziamento degli impianti, che tra l’altro sono stati già  autorizzati ma, almeno per anno e mezzo, sono rimasti in stand by per una precisa volontà  politica della presidenza del consorzio Fg4 che in prima battuta s’era detta contraria alla costruzione del nuovo “”fosso”” in zona Forcone Cafiero.
Con Metta all’angolo, esulta Di Feo: “”è una vittoria della politica e dei suoi rappresentanti istituzionali che senza alcun distinguo di casacche hanno garantito che la conflittuale battaglia in essere tra le parti non si trasformasse in emergenza ambientale””
Michele Cirulli

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