| IL PUNTO | Un sindaco odiato

| IL PUNTO | Non era mai successo che oltre mille persone si riunissero in piazza per chiedere a gran voce le dimissioni del proprio sindaco. Non era mai successo, tra l’altro, che la protesta fosse rinnovata a distanza di pochi giorni e che il primo cittadino, piuttosto che prenderne atto e aprire un momento di riflessione, inveisse contro i contestatori, insultandoli.

Il dato è che Metta è un sindaco odiato. Ha perso il suo appeal sull’elettorato, ha dissipato la credibilità  tra bugie e capovolte, è stato anche deriso quando ha provato a giustificare certe intemperanze. Nella pancia dell’elettorato, laddove il cicognino ha fatto breccia sin dal 2010, l’idea è che questo sia un pessimo sindaco: non è nemmeno un caso che il mantra tra gli ultimi contestatori fosse “”l’abbiamo votato””. I manifestanti, poi, sono stati apostrofati in ogni maniera: è solo paura di un sindaco odiato dalla sua città . Anche ieri, quando le “”pericolosissime”” casalinghe sono arrivate in consiglio comunale, Metta è fuggito via senza accettare il confronto. Ha sfidato la piazza e non ha avuto il coraggio di affrontarla, blindato dagli uomini dell’antisommossa e da pattuglie di carabinieri e polizia. Per inciso: le mamme “”eversive”” hanno protestato pacificamente e civilmente.

Nemmeno i suoi più stretti collaboratori, ormai, tentano di difenderlo. Piuttosto si fa spallucce, si preferisce non commentare o si prendono le distanze. In pubblico non un cicognino ha preferito assecondare la crociata del sindaco contro la piazza, a dimostrazione che Metta è solo e nella solitudine della sua stanza lancia anatemi, nella stragrande parte dei casi senza sortire gli effetti sperati.

Federazione Civica lo ha messo alle corde, seppur momentaneamente, anche perchà© il reato di “”lesa maestà “” sembra non intimorire più nessuno: non si tratta più del leader indiscusso e indiscutibile, ma di un politico azzoppato e delirante nelle strategie. Oltre millecinquecento persone, nei periodi in cui la disaffezione alla politica è massima e ci si allontana anche dal voto, sono scese in piazza per cacciare il proprio sindaco. Non si è mai assistito ad uno spettacolo simile: nel primo mandato Giannatempo le polemiche più forti interessarono lo spostamento del mercato settimanale, ma a parteciparvi furono associazioni di categoria, addetti ai lavori, commercianti.
I cittadini furono spettatori, e invece oggi sono parte attiva contro il proprio rappresentante che non sa farsi rispettare. Nel suo immaginario Metta aveva dipinto se stesso come il sindaco di tutti, della ricostruzione, come lo statista che sarebbe passato alla piccola storia locale; nella realtà  è un sindaco odiato dai suoi amministrati, dalla sua gente, da chi lo ha votato e da chi in lui ha sinceramente creduto.

E l’effetto che ne deriva è singolare, perchà© tutti gli scontenti piuttosto che rifugiarsi nelle altre opzioni politiche, anch’esse ritenute evidentemete impresentabili a vario titolo, preferiscono organizzarsi in autonomia, svincolandosi dai padrini e dai padroni, reagiscono alla dittatura della volgarità . Con la sua schizofrenica azione politica Metta ha riabilitato praticamente tutti coloro i quali avrebbe voluto combattere: ex amministratori, dinosauri della politica, finanche nemici storici. Più apre bocca, più si verifica il contrario di ciò che auspica. Non gradisce i giornalisti? E quelli continuano a scrivere ovunque. Odia le contestazioni? Ed è stato l’unico sindaco le cui dimissioni sono state acclamate a furor di popolo. Si immagina uomo di polso? E ogni mese c’è una crisi di governo che lo mette in ginocchio. Si dice autorevole? E sono solo in pochi a pendere dalle sue labbra, anche al di fuori delle mura cittadine, dove l’isolamento istituzionale è palpabile. Per non parlare dei social, poi.
Il suo regno, quello con cui si è sentito autosufficiente per qualche mese, gli si è letteralmente rivoltato contro ed oggi lo addita come regno dei nullafacenti. Oggi è già  futuro, c’è da pensare e immaginare una nuova classe dirigente che sia estranea a questa lunga stagione dell’odio e che sappia riconnettere la cittadinanza al Palazzo.
Michele Cirulli

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