Emiliano, Orlando o Renzi: il PD alla resa dei conti

Un voto per designare il futuro segretario del Partito Democratico tra Michele Emiliano, Andrea Orlando o Matteo Renzi; l’ennesima conta interna per riorganizzare quel partito che, almeno a livello locale, sembra essere in profonda crisi di identità ; una possibilità  per blindare candidature o accreditarsi in vista delle future elezioni politiche previste per il 2018.

Il congresso del 30 aprile è un insieme di tanti fattori e di tante polemiche. Come quella lanciata ieri sera da Michele Longo (area Emiliano) sull’individuazione dei luoghi in cui organizzare logisticamente il voto (nel pomeriggio un incontro chiarificatore); o come quella di Elena Gentile (area Renzi) rivolta come al solito al governatore della Puglia sulle truppe di “”civici”” impegnati nel sostenere l’ex magistrato alla guida del PD. Il caso lo scatena Michele Monterisi, cicognino della prima ora con un passato da simpatizzante berlusconiano, protagonista di una serie di sms con cui ha invitato conoscenti ed amici ad esprimere voto per Emiliano.
“”In arrivo ai seggi cittadini che, chiamati alle armi da personaggi che non solo non hanno mai avuto nulla a che spartire con il PD ma che da sempre fanno la guerra ai suoi gruppi dirigenti. Il Signor Monterisi, nelle sue tante vite politiche è stato sempre da un’altra parte, sempre! Le primarie sono si aperte ma agli elettori del Partito democratico che hanno titolo a scegliersi il loro segretario nazionale””, polemizza l’europarlamentare Gentile che rimanda allo statuto del Partito Democratico laddove è segnalato che “”Sono escluse dalla registrazione nell’Anagrafe degli iscritti e nell’Albo degli elettori del PD le persone appartenenti ad altri movimenti politici o iscritte ad altri partiti politici o aderenti, all’interno delle Assemblee elettive, a gruppi consiliari diversi da quello del Partito Democratico””.

Dunque, niente spazio per i civici che hanno sostenuto Emiliano alle regionali, ma che sono stati contrapposti al PD. Solo civiche satellite ai democratici. Questa l’interpretazione. Proprio oggi il “”civico”” Francesco Miglio, presidente della provincia di Foggia e che alle amministrative ha battuto il Pd di San Severo, ha conferito la delega al bilancio a Tommaso Sgarro. Il cerignolano non ha dato ancora conferme, ma stando all’avversione ai “”civici”” contro il PD potrebbe non accettare l’incarico come tra l’altro ha fatto Angelo Riccardi, sindaco di Manfredonia.

Per Pippo Liscio, sotto il vessillo della lista Emiliano sia alle regionali che alle amministrative passate, quello della partecipazione al voto è un falso problema: “”Se il Pd fa proclami sull’apertura e poi si chiude a riccio non è un problema mio. è chiaro che Emiliano alla guida del PD è visto con favore da chi, come noi, sia alle amministrative che alle regionali lo abbiamo sostenuto. Ma il PD deve chiarire: quando portiamo i voti (solo col PD Emiliano non sarebbe mai diventato presidente di Regione) va bene e quando vogliamo sostenerlo alla segreteria no?””.

“”Allora le coalizioni vanno bene soltanto per vincere qualche elezioni, poi il giorno dopo dobbiamo litigare? Se mi daranno modo di votare ok, altrimenti me ne andrò al mare. è un problema del PD e di coerenza. Dicono che sia incoerente votare per Emiliano e non essere iscritto al PD; per me invece è più incoerente passare da Civati a Renzi””, dice Liscio riferendosi alle giravolte politiche di Gentile. “”Miglio ha proposto alcune deleghe a Sgarro, ragiona come si dovrebbe fare in coalizione; altri invece mettono barricate facendo il gioco dei Cinquestelle. Se dovesse vincere Emiliano si brucerebbero queste barricate se ne potrebbe parlare di un nostro ingresso nel PD””, commenta Liscio.

Il clima, a Cerignola, dove il progetto civico di Franco Metta si scontra con il Partito Democratico, è rovente. I piddini locali in versione Renzi non vogliono intrusioni di cicognini e simili; i cicognini invece si stanno spendendo più o meno apertamente in sostegno del loro riferimento Michele Emiliano. Di mezzo c’è l’area Orlando che si organizza in sordina. Non forte come la corrispondente armata manfredoniana, ma il gruppo ofantino legato al ministro della giustizia ci tiene a marcare un confine preciso.

“”Parlo a nome di tutto il gruppo – spiega il referente Franco Palumbo- noi siamo dell’avviso che il segretario del Partito Democratico debba essere a totale appannaggio degli iscritti al Partito Democratico. Non è possibile che il PD diventi un diavolo in campagna elettorale e poi lo si sostenga al congresso: nulla contro Monterisi, ma serve coerenza””.

“”Questo atteggiamento è sconcertante: qual è la ragione? Così si crea soltanto caos””. Sulla possibilità  di apertura da parte del mondo civico rappresentato da Miglio al PD gentiliano con la consegna delle deleghe a Sgarro, Palumbo dice la sua: “”Non dovrebbe accettare se questo non è un discorso stabilito con l’intero partito. Se fosse soltanto frutto di una intuizione di Miglio dovrebbe rimettere nuovamente le deleghe nelle sue mani, come pare abbia fatto Riccardi””.

Il caso Monterisi infiamma i democratici che inforcano statuti e regolamenti. Perchà© se è vero che il codice piddino impedisca il voto agli “”esterni””, è anche vero che nulla vieta che questi si attivino per portare gente ai seggi. è lo stesso Monterisi, con altri messaggi, a chiarire la sua posizione: “”I Cerignolani hanno un Cuore grande, domenica facciamo vedere alla proprietaria del Pd di Cerignola chi ha il pallino del gioco in mano. Secondo me il pallino c’è l’hanno i cittadini. Ma devono andare a votare. Io personalmente non sono cresciuto con la cultura di sinistra, Emiliano, però, mi piace. Sistemare una buca non è ne di destra ne di sinistra. Sistemarla significa occuparsi della città  e dei suoi cittadini. Perciò mobilitiamoci, portiamo gente a votare””.

Michele Cirulli

+++Ultim’ora+++
Sgarro: “”Non accetto le deleghe””: “”Ho già  detto via telefono a Miglio che mai avrei accettato alcuna delega senza prima la certezza del rispetto delle richieste del Partito Democratico. Ho detto anche a Miglio che era opportuno non procedere ad alcuna nomina senza che si fosse pronunciato il partito. Per queste ragioni ed altre che spiegherò meglio non posso che respingere al mittente,ed anche in maniera piuttosto seccata, le deleghe ricevute””, sostiene il segretario PD Cerignola.

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