Il regno di Dibiase verso il tramonto, CGIL: “”Il manager resti””

Non c’è solo l’accertamento della Guardia di Finanza a tenere sulle spine la Sanitaservice di Foggia, perchà© se da un lato il presunto buco da 40milioni di euro si lega a questioni interpretative della legge che regola le società  strumentali, ancora più complicata per i lavoratori è la fine del governo di Antonio Dibiase alla guida della società  in house.

Per questo, oltre ai sindacati Usspi di Massimo Di Fonso e Uil di Luigi Giorgione, anche la Cgil SAnitaservice rappresentata da Francesco Valentino e Franco Signoriello interviene sul futuro del manager, in proroga di secondo mandato dal febbraio scorso e oggi vicino ad abbandonare l’attività . La data del 2 maggio potrebbe essere decisiva per il futuro della società , visto che – come sembra- dalla Regione ci sarebbe la volontà  politica di interrompere il governo Dibiase. Da una settimana, tra l’altro, il manager di Trinitapoli è stato affiancato da uno dei revisori dei conti della Asl di Foggia.

“”Premesso che l’esperienza Sanitaservice nella Asl di Foggia è risultata positiva sotto tutti i punti di vista, sia occupazionali che sociali, non condividiamo la scelta fatta dalla Regione Puglia sul prossimo futuro della Sanitaservice in provincia di Foggia. Quindi – scrivono i sindacalisti in una nota- non condividiamo la linea adottata con il provvedimento aziendale in riferimento alla scadenza dell’incarico dell’A.U. dott. Antonio Dibiase””.

“”Sia da un punto di vista di relazione sindacali e sia sul metodo adottato per risolvere le centinaia di questioni organizzative, nonostante alcune divisioni di vedute, abbiamo sempre trovato nel dott. Di Biase un interlocutore pronto alla risoluzione delle problematiche dei lavoratori””, commentano da CGIL.

“”In sospeso rimangono questioni complesse come i livelli organizzativi e la qualità  lavorativa, la questione della sicurezza sul lavoro e i suoi rappresentanti, che devono trovare soluzioni, con quella che noi – concludono i sindacalisti- speriamo sia la continuità  di direzione e non la “”discontinuità “” proposta dal governo regionale e dalla direzione aziendale””.

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