Gherardo Colombo alla Paolillo : Regole e costituzione per la legalitࠝ

In un paese allo stremo delle forze, schiacciato dall’imperversare del crimine e del malaffare, è giunto un profondo conoscitore della materia per rinvigorire la speranza delle forze sane illanguidite dal caotico turbine degli eventi. Gherardo Colombo, da una vita impegnato a combattere il malcostume e i vizi italiani in tutte le declinazioni assunte nel corso di una carriera trentennale, coglie al balzo la palla lanciata dal dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Carducci-Paolillo per discutere con gli studenti presso il plesso Paolillo, la mattina del 16 gennaio di legalità  e regole.

Una missione che si è prefisso fin da subito, dopo la deposizione dell’ermellino nel 2007 e un rifiuto netto ad un incarico in Cassazione, in linea con il suo credo giuridico, di cui ha fatto professione nel corso della giornata. L’uomo che oggi viaggia per le scuole italiane, con picchi di tre visite al giorno, tra cui la giornata trascorsa, che lo avrebbe visto di lì a poco migrare in quel di Bari per altri due incontri, dichiara tutto il peso del fardello del passato, in cui veniva chiamato a decidere delle vite altrui in termini di anni di prigione; gravame che lo avrebbe spinto al gran rifiuto, per poter finalmente esprimere la sua preferenza verso i regimi di pena alternativi e l’esigenza di mutare i cuori e le menti, per prevenire il crimine alla radice. Per quanti sforzi facessi, la giustizia funzionava malissimo. Per questo occorre fare qualcosa che venga prima dei processi nei tribunali, cioè la relazione fra noi e le regole. Per questo mi sono messo ad andare in giro a parlare di regole. Non ci rendiamo conto che, se le cose non vanno bene, è perchè ci impegniamo in tanti a non farle andare bene. E’ importante non obbligare a rispettare le regole, ma spingere le persone a voler rispettarle, far capire che serve a loro prima di tutto.

Nessuno spazio dedica alla narrazione dei suoi successi, che pure rimangono nel firmamento della giurisprudenza italiana, sia come esperto relatore di trattati forensi, che come magistrato. Il suo precipuo compito è instillare nei piccoli uditori il desiderio fragrante di aprirsi alla legalità , alla libertà  che viene dallo svolgimento corretto del proprio compito all’interno della società . Tante volte non si seguono le regole perchè non si sa che fanno bene, e non si vuole compiere la fatica di raggiungere un risultato, afferma avvicinandosi ad ogni angolo della platea per scrutare sui volti dei piccoli la reazione alle sue parole.

Una convinzione incrollabile guida la sua nuova opera di pedagogista sul campo : il culto della Costituzione, che lo ha portato anche in tempi recenti ad opporre il suo dissenso al referendum targato Renzi. E anche la ferrea opinione dell’importanza di incidere sulle menti dei giovani per garantire loro la profilassi dalle abitudini nocive degli adulti, cementate dagli abusi persistenti in una società  corrotta da tempo, che continua a presentare il conto delle sue mancanze ad ogni nuova generazione. A me pare che esista una gran paura a liberarsi dei punti di riferimento, di valori del passato, quel modo di relazionarsi con gli altri basato sul prevalere invece del collaborare. Come se ci si sentisse persi. Si fa fatica ad abbandonare quei modelli. La conoscenza del passato ci aiuta a capire che sono proprio quei modelli che ci penalizzano esprime con veemenza ad una nostra domanda.

Ai giovani ha dedicato del resto una pubblicistica impressionante, e continua a dispiegare risorse mentali importanti nella sua nuova veste di direttore editoriale della Garzanti, ben conscio, da come traspare da una riflessione a margine, dello sforzo titanico cui è chiamato a svolgere in un Italia che lascia sempre più spesso i libri sugli scaffali delle librerie: Anche se in Italia si legge poco rispetto agli altri paesi, comunque se guardiamo ad anni indietro, vediamo come in ogni caso si legge più di allora. Sarebbe molto importante che gli adulti e la scuola riuscissero ad aiutare i ragazzi ad amare la lettura. Ci sarebbe tanto da fare, nell’ambito educativo, per crescere nella lettura. Secondo me, la cosa più importante è l’atteggiamento psicologico di chi si trova di fronte ai ragazzi. Bisogna considerarli persone, evitare di avere un rapporto supponente, che diventa alla fine un rapporto gerarchico:

Bastano queste parole per convincerci di avere a che fare con un forte spirito critico, che non chiude gli occhi nemmeno di fronte ai problemi che attraversa la realtà  scolastica italiana, nonostante costituisca al giorno d’oggi il suo campo di battaglia.
Enrico Frasca

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