Assassin’s Creed di Justin Kurzel : seguire l’oscurità  per servire il bene

Dopo aver assistito alla pellicola finita sotto la lente oggi, possiamo dire che abbiamo finalmente un film tratto da una saga videoludica all’altezza del compito, una testata d’angolo da cui far partire nuove sperimentazioni sul tema.

L’amaro in bocca lasciato dalle visioni di Prince of Persia, Tomb Raider e Warcraft finalmente ha lasciato spazio ad un dolce bon bon, confezionato dal valentissimo Justin Kurzel, che già  si era distinto per i suoi due ottimi Snowtown e Macbeth, forse la migliore delle trasposizioni filmiche dedicate al Dramma Scozzese degli ultimi vent’anni. Del resto, il cast annunciato non lasciava adito a nessun dubbio sulla resa del videogame prescelto, dal momento che il regista ha riconfermato due cavalli di razza  sulla stessa pista, quali sono Michael Fassbender e Marion Cotillard, in unione al premio oscar Jeremy Irons.

Il bravo Mike, avvezzo a parti moralmente ambigue dopo aver interpretato ruoli simili in Hunger e 12 anni schiavo, indossa le lame retrattili di Callum Lynch, gaglioffo dall’anima nera rapito il giorno della sua esecuzione da una filiale dell’Ordine dei Templari, allo scopo di essere sottoposto ad esperimenti per ritrovare una reliquia preziosa, che potrebbe cambiare per sempre le sorti dell’intero pianeta.

Per la prima volta, si corre il rischio di non far bene il proprio lavoro di critico. Si, perchè semplicemente i pregi del film rendono quasi irrilevanti i difettucci che, seppur presenti, non cambiano di una virgola la riuscita di quasi due ore di brillante azione, avulsa dalle coreografie mirabolanti cui il cinema del genere a volte indulge fin troppo, mista ad interrogativi morali di certo non da Discovery Channel, ma efficienti nella loro sintetica esposizione. La tecnica del regista d’autore c’è, eccome, e si nota dalle minuzie. Dalle inquadrature basse, all’altezza delle gambe, quasi a suggerire l’inquietante fardello di un destino cinico e baro che condanna il protagonista a ripercorrere le orme del suo antenato perfido ma il cui fine giustifica i mezzi Aguilar. Per non parlare dei combattimenti negli interni, che si avvalgono di effetti speciali leggeri, un filo leggero di fard digitale, che mostrano il nostro eroe alle prese con i fantasmi del suo passato in eredità . Mostrano, ma non troppo, e insieme collegano i due piani temporali in maniera coincisa e brillante.

Il background di pensiero è molto ricco, tocca varie tematiche plurisecolari ma con una icastica concisione e con un equilibrio ammirabile. La violenza, i cui caratteri spiccano a chiare lettere nel codice genetico del protagonista, domina le azioni dell’uomo da un eternità , e nonostante questo la prospettiva assunta dal film maker rende impossibile parteggiare per una delle parti in ballo. Difficile fare il tifo per la famiglia degli Assassini, che sacrificano i loro stessi parenti al loro Credo, ma tantomeno neanche per i Templari, raffigurati nella loro spasmodica ricerca della Mela dell’Eden pronti a sterminare turchi come mosche. E questo è uno dei grandissimi punti d’innovazione della pellicola, dopo anni in cui il cinema, ora con Il Codice da Vinci, ora con Nicolas Cage, ora con un episodio di Indiana Jones, aveva propinato una visione del Sacro Ordine fin troppo edulcorata, per niente rispondente alle recenti ricerche storiografiche.

Facile richiamarsi a Kubric, nel leitmotiv del film, ma in fondo è proprio così. D’altronde, cos’è il progetto Abstergo, se  non una Cura Lodovico rivisitata e corretta? Il regista ha preso un Arancia Meccanica nemmeno fin troppo velata, e ci ha servito un Mandarino Digitale ben fatto.

Il commiato con i lettori verte sulla morale che traspare nella personalissima lettura dell’estensore di queste righe : lasciare che l’umanità  segua il suo corso, nella speranza che ragioni superiori prevalgano sulle contingenze legate alle scarse virtù degli individui, in ossequio alla morale del male minore. Dal momento che è impossibile estirpare la violenza, senza fare ricorso alla violenza stessa.

VOTO COMPLESSIVO : 8,5
Enrico Frasca

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