Non si vota, si ruba e non se ne parla: Cerignola è l’Anti-Stato

Contro le leggi, se non quella del più furbo; contro le indicazioni, se non quella del più forte; contro le prassi, se non quelle dettate dalle scorciatoie e dalle furberie. Una repubblica autonoma, senza alcuna guida, con una opinione pubblica ridotta all’osso. Non è un caso che il referendum, a Cerignola, città  di chi “”“ tra gli altri- ha scritto la Costituzione, è stato un sonoro buco nell’acqua in termini di partecipazione.

 

Sembra che nelle vie della città  di Di Vittorio l’unica cosa che conta è far da sè. Ai seggi si sono presentati in pochini, meno del 50%. Una comunità  che non ha nemmeno saputo difendere la propria storia, il proprio Sindacalista, l’unica cosa buona rimasta tra urla, cafonate politiche e opportunismi di corrente che negano le proprie radici. Uno scatto di orgoglio nemmeno a pensarlo. Così Cerignola è l’unica città  della Puglia (con oltre 15 mila abitanti) a fare peggio di tutti. Il cerignolano se ne frega di ciò che succede oltre il portone di casa sua.

Oggi nella città  rimane soltanto l’eco degli spari durante gli agguati ai portavalori, l’imbarazzo per gli assalti ai pullman di linea, le mazzate sulla SS16 agli automobilisti per farsi consegnare l’automobile su cui viaggiano (e le vittime le prendono anche quando non oppongono resistenza). Non c’è un briciolo di Stato nella città  che ha contribuito a rafforzarlo, quello Stato. Il dato dell’astensionismo, a maggior ragione nella città  di Di Vittorio, fa scalpore e non è un caso che non ci sia stata un’analisi politica, da parte dei partiti e movimenti, per provare a ragionare su un inquietante andazzo. Il popolo che non si reca alle urne è la diretta conseguenza di una classe politica scadente. E questo la classe politica non può affermarlo, per natura non può autocondannarsi. Perchè i Metta e le Gentile, per citare le istituzioni, si sentono dei fenomeni e vai a spiegarglielo che con tutto il loro talento non riescono a sensibilizzare, ad avvicinare, ad aggregare. Riescono solo a dividere.

Nel frattempo lo Stato si ritira perchè acciaccato dai conti che non tornano e dai tagli alla sicurezza che crescono. Allora poliziotti e carabinieri iniziano ad essere più anziani; le volanti datate arrivano a non poter più competere nemmeno con una Smart, figurarsi avventurarsi in inseguimenti; il personale è al di sotto delle piante organiche con i sindacati che non sanno più come alzare il livello di allerta verso il Ministero. Di contro, complici la crisi economica e la innata verve criminale cerignolana, aumenta a sproposito il malaffare. Cani sciolti o colletti bianchi, chi non arriva alla fine del mese e chi alla fine del mese vuole arrivarci con i milioni. A Cerignola si può fare tutto, tanto vale trovare la strada più comoda per svicolare dalla giungla e chissenefrega dei referendum, della Costituzione, di Di Vittorio. Secondo dati diffusi dall’assessorato alla sicurezza nel 2013, e mai smentiti, Cerignola detiene un poco invidiabile record con 27mila cittadini (su 58mila) censurati e, secondo uno studio elaborato nelle scuole dal giudice Francesco Bonito,  1 teenager su 4 (13-18 anni) , ha avuto, ha o avrà  rilevanti intoppi con la legge. Numeri monstre della RAC (Repubblica Autonoma Cerignolana).
Dinamiche che si intrecciano nella città  senza Stato. Diceva il questore Piernicola Silvis a La Stampa: “”Cerignola è come Corleone o Casal di Principe. Ma c’è qualcuno che lo sa? Ogni giorno sul nostro mattinale finisce almeno una rapina compiuta da loro””. C’è qualcuno che lo sa? Di certo non i cerignolani, assuefatti. Cos’è antistato? Per la Treccani è ciò “”che si contrappone allo Stato, all’autorità  costituita””, minandolo alla fondamenta. E’ pronta un’interrogazione parlamentare per capire cosa stia succedendo nel centro ofantino. Perchè Cerignola è antistato, dove le rapine sono all’ordine del giorno, la droga si trova in ogni vicolo e si sperimentano nuove sostanze stupefacenti come in un laboratorio di morte e i cittadini se ne fregano dello Stato, rinunciando ad esercitare perfino il diritto al voto.

Non serve più il conforto del “”non siamo tutti uguali””, della “”parte sana”” e distinguo vari. Se una parte sana esiste davvero, che si incontri, viva la città , discuta, esprima pareri ad alta voce, protesti con forza. Faccia lo Stato.
Michele Cirulli
 
 

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