Elena, la grande sconfitta. Il PD al bivio: adulti o nipotini per sempre?

| L’ANALISI | Cerignola, pur con un dato pessimo sull’affluenza, difende la Costituzione scritta dal suo figlio più illustre: Giuseppe Di Vittorio. A volerla stravolgere, tra gli altri, proprio i discendenti di quella tradizione comunista, capitanati dall’europarlamentare Elena Gentile, che dopo la sua lotta nel Partito Comunista e nei DS ha deciso di abbracciare il renzismo dopo aver abbandonato pure Pippo Civati.

 

Una scelta di opportunità  politica calata sull’intero circolo locale del Partito Democratico che, da Bella Ciao e Adelante, hits della scorsa campagna elettorale, si è afflosciato sul più moderato quartetto Renzi- Boschi-Verdini-Alfano. Ma se nel 2015 Elena&Co hanno perso contro Franco Metta, questa volta hanno tentato l’impossibile tentando l’attacco a Di Vittorio. Con esiti infausti, a cui ormai dalle parti di via Mameli sembrano essere abituati. La partita dell’europarlamentare, però, non è stata solo referendaria.

Nel momento in cui l’affluenza cerignolana alle urne segna tassi preoccupanti (peggiore città  in Puglia con il 48.89% di votanti), rimarcando ancora una volta il mancato appeal della classe politica locale tutta, risultano quasi comiche le dichiarazioni del gruppo Federazione Civica, costola di Franco Metta: un’affluenza di tutto rispetto per un referendum e un segnale di partecipazione della collettività  che si è mossa per esprimere la propria sacrosanta opinione su un tema così importante, come la riforma della nostra Costituzione. Pezzano, Paparella, Frisani, Specchio sembrano quasi vivere in un altro pianeta e, chi più chi meno, sembrano progettare ritorni di fiamma. Il vento del NO, però, ha soffiato in tutta Italia, dove il voto di opinione ha fatto da padrone spingendo Renzi alle dimissioni.

A metterci la faccia, questa volta contro la Costituzione di Peppino Di Vittorio, è stata Elena Gentile. Il suo gruppo consiliare aveva già  disertato la commemorazione della morte del sindacalista e padre costituente con deboli ragioni (era una strategia politica anti emiliana), ma l’assalto alla storia del cerignolano più illustre ha impattato ancora una volta con la volontà  popolare. Gentile ha scelto di stare con Renzi per rimettersi in pista, sfruttando l’antipatia tutt’altro che latente tra il presidente di regione Michele Emiliano e l’ormai ex premier. Legittimandosi come donna di governo nella Puglia ostile al renzismo, ha cercato di ritrovare una collocazione sul territorio, perchè le migliaia di chilometri che dividono la regione da Bruxelles iniziano a farsi più pesanti.

Prendendo il treno vincente del renzismo, Gentile ha cercato di riciclarsi. E quel treno l’ha preso tutta la sezione del PD locale, tutti i giovani che invece non avrebbero necessità , al momento, di riciclarsi. Prima il sottosegretario Ivan Scalfarotto, poi il sindaco di Bari Antonio Decaro, poi l’appello al voto: Chi ha coraggio vota sì. Chi viole giustizia per il mezzogiorno vota Sì. Mi auguro che soprattutto le donne ed i giovani vogliamo accettare la sfida per fare di questo paese finalmente un paese normale! Io voto Sì. Ed il coraggio gentiliano ha fatto più rima con faccia tosta.

Isolata in quel del Parlamento Europeo, è stata scippata del suo regno: la sanità . Appena Michele Emiliano è diventato presidente la scelta è stata netta: i manager facciano i manager senza compiacere troppo la politica. Mediando, piuttosto, ma in condizioni di pari forza. Per questo il direttore generale della Asl di Foggia, Vito Piazzolla, già  incaricato con Nichi Vendola, ha fatto scelte “ col placet barese- che hanno raso al suolo l’influenza della pediatra che solamente due anni fa poteva contare sull’asse Manfrini-Liscio. Il potere cerignolano in sanità  è letteralmente decaduto con l’avvento di Emiliano. Al Tatarella, oggi, c’è la rotazione dei direttori sanitari sanseversi che prendono il posto del gentiliano Rocco Dalessandro, ad esempio. Anche per questo, e per contare, Gentile ha deciso di fare la renziana dopo aver osteggiato Renzi e di voltare le spalle a Di Vittorio dopo averne sventolato il suo nome dai palchi. Di mezzo un partito, il PD locale, incapace di reagire agli input esterni, alle praterie che la storia politica locale sta aprendo in casa del centrosinistra.

L’ultimo capolavoro gentiliano è fissato tra 15 giorni, quando saranno consegnate le liste per le candidature provinciali. Elena vuole che i consiglieri comunali del suo partito di Cerignola votino compatti un nome…dei Monti Dauni (Raimondo Giallella o Nino Danaro). Alcuni consiglieri locali, meno che il segretario Tommaso Sgarro e qualche altro indeciso, vogliono invece cercare di portare a Palazzo Dogana un nominativo cerignolano interno al PD. La situazione pare essere ancora in stallo, ed i giovani consiglieri comunali dovranno decidere se diventare grandi e camminare con le proprie gambe o recitare ancora la parte dei nipotini, portati mano a mano da zia Elena. E se si perderà  alle provinciali, perchè l’aritmetica del sistema potrebbe dare torto, si potrà  sempre dire di aver reciso il cordone ombelicale che sta soffocando potenziali ed interessanti carriere politiche. E magari si potrà  uscire dall’isolamento istituzionale riprendendo a dialogare in maniera collaborativa con Emiliano o Piemontese. Nel frattempo, dopo la debacle delle amministrative, è ancora Gentile a fare il bello e cattivo tempo in via Mameli. Più brutto che bello, considerate le sconfitte. La base del PD, per non implodere, è chiamata a reagire, prima che inizi l’assalto alla diligenza dall’esterno che li troverà  scarichi e disarmati. E magari perdenti ancora una volta.
Michele Cirulli
 
 
 
 

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