A Cerignola peggior risultato di affluenza di tutta la Puglia, ma vince il NO

I cerignolani salvano la Costituzione e votano no al referendum che ha lasciato intatta la Costituzione portando alle dimissioni del premier Matteo Renzi. A Cerignola il NO vince con 13351 voti (61%) e al Sì 8298 voti (38.33%). A destare sconcerto, però, ancora una volta, è l’astensionismo.

 

A chiusura dei seggi, infatti, sono stati appena 21791 gli elettori che hanno espresso il proprio parere sul referendum costituzionale, pari al 48.89% degli aventi diritto al voto. IL risultato è il peggiore della provincia di Foggia e della Puglia, se si considerano i centri con più di 15 mila abitanti.

Considerando anche i paesi al di sotto dei 15 mila abitanti è il quarto peggior risultato di Puglia (peggio solo Isole Tremiti, Carpino e Cagnano Varano). Una clamorosa inversione di tendenza rispetto alla media nazionale, dove l’affluenza si è attestata al 68.48%. Tutti i centri (più o meno) gemelli fanno meglio in quanto a partecipazione: San Severo 59%, Manfredonia 62%, Lucera 59%, Foggia 61%.

Il disastro in termini in affluenza è un indecoroso bis nel giro di pochi mesi: ad aprile scorso, per il referendum anti-trivelle, i cerignolani recatisi ai seggi sono stati pari al 25%, per un altro record negativo su scala regionale tra le città  con più di 15 mila abitanti.

Se l’esito della votazione sembrava scontato, soprattutto nella città  del costituente Giuseppe Di Vittorio (il Partito Democratico votava compatto per il SI), l’alto tasso d’astensionismo si rivela una incognita inaspettata, vista la mole di interventi referendari e convegni tenutisi nei mesi di campagna elettorale (dal sindaco di Bari Antonio De Caro al sottosegretario Ivan Scalfarotto ed Elena Gentile per il Sì; dai sindaci civici Metta, Tutolo e Miglio al presidente del consiglio regionale Mario Loizzo). Nonostante il loro attivismo, i cerignolani sono rimasti a casa, facendo registrare una tra le performance più negative di Puglia e del Mezzogiorno.

In provincia di Foggia i voti contro la Riforma di Matteo Renzi sono il doppio di quelli favorevoli: nel capoluogo, invece, il NO prende tre volte i voti del sì.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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