Violenza di genere: a Stornara incontri di formazione e prevenzione

Sono trascorsi pochi giorni dal funerale della 66enne Anna Doppiu, vittima di un brutale omicidio. Dopo aver comunicato l’intenzione di avviare le pratiche per il divorzio, la vittima è stata prima picchiata con calci e pugni e poi bruciata viva, da suo marito, Nicola Amadu, reo confesso (fonte: La Nuova Sardegna ed. Sassari).

 
Anche nella Capitanata, nell’ultimo periodo, si sta assistendo ad una nuova ondata di episodi di violenza e i casi di violenza di genere non mancano. Che cos’è la violenza di genere? Come si manifesta? Perchè spesso la vittima non riesce a denunciare? In questo contesto, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre (ONU 1999), l’associazione culturale La voce delle donne di Stornara, col patrocino dell’amministrazione comunale, ha organizzato un ciclo di incontri di formazione sulla violenza di genere e sull’esercizio della resilienza, rivolti ai cittadini, presso il Centro Polifunzionale di Stornara, dal 15 al 25 novembre. A conclusione del ciclo stesso verrà  messo in scena uno spettacolo teatrale amatoriale tratto liberamente dal testo Passi Affrettati di Dacia Maraini, il prossimo 27 novembre.

Le relatrici sono state la dott.ssa Marianna Aurora Solomita, psicologa, psicoterapeuta in formazione, specialista in neuropsicologia e psicopatologia forense, volontaria presso la casa circondariale di Chieti presso la sezione sex offenders, e la prof.ssa Lara Vinciguerra, coordinatrice del punto d’ascolto del centro antiviolenza di Foggia, mediatrice dei conflitti e docente esperta. Nei loro interventi, sono stati trattati gli aspetti generali della violenza di genere, come il profilo dell’aggressore e della vittima e le successive fasi della gestione post-traumatica, la resilienza, intesa come la capacità  dell’individuo di ritornare in un nuovo stato di equilibrio psicologico dopo un trauma ed anche l’educazione alle relazioni.

Ai nostri microfoni la dott.ssa Solomita ha dichiarato: esiste una difficoltà  di alcuni uomini nell’accettare l’emancipazione della donna; di conseguenza l’interruzione della relazione e il rifiuto vengono vissuti in modo intollerabile e questo scaturisce nella violenza. Bisogna fare attenzione anche alla divulgazione. Ci sono molti fattori che alimentano questi meccanismi, e una società  che per molto tempo è stata compiacente, non ha contribuito ad abbattere il fenomeno; la mercificazione del corpo della donna nelle campagne pubblicitarie è esemplare. Purtroppo siamo ben lontani dal riuscire a bloccare queste dinamiche, perchè la mancata denuncia funge da forte deterrente, nonostante chi denuncia venga accompagnato adeguatamente sia dalle forze dell’ordine che dal personale qualificato dei centri antiviolenza in percorsi, spesso lenti, che portano al superamento dell’evento traumatico. Questi incontri sono un ottimo inizio, ma questo tema va trattato costantemente in sede scolastica, istituzionale, nelle asl e in tutti i grandi bacini di utenza di una comunità , in cui anche l’impegno del singolo non va sottovalutato.

Per la prof.ssa Vinciguerra, nonostante la statistica non sia incoraggiante, ci sono buone premesse per il futuro: finalmente oggi abbiamo la dimostrazione da un punto di vista neuroscientifico che il nostro cervello, dopo un grave trauma, è in grado di riorganizzare le sue risorse e guidare l’individuo ad un miglioramento, che in qualche caso va ben oltre il ritorno alla normalità  precedente al trauma. La denuncia da parte delle vittime resta difficile perchè è solitamente accompagnata da scelte drastiche, come lasciare un lavoro, un luogo, un intero contesto sociale dopo averci vissuto a lungo. Sono anche convinta che molto lavoro vada svolto sull’educazione alle relazioni e anche alle emozioni, perchè troppo spesso stereotipi appartenenti ad una tradizione culturale ampiamente superata, alimentano una cattiva gestione della rabbia e del rifiuto; il caso esemplare consiste, in alcuni individui carenti di amor proprio, nell’arrivare a ritenere inutile la propria vita se non si è con qualcuno. Dobbiamo tuttavia aumentare i nostri sforzi, perchè la violenza di genere è trasversale a qualsiasi distinzione e anche per raggiungere meglio chi ha urgente bisogno di aiuto; queste iniziative spesso rafforzano soltanto i buoni propositi di persone già  ampiamente sensibilizzate sul tema quindi mi auguro possano essere i portavoce di tutto quello che impariamo e che possano fare la differenza per chi è in difficoltà .

Luciano Gennaro Grippo

 
 

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