In aumento bulgari e rumeni, le indicazioni per la giusta integrazione

L’episcopato di don Luigi Renna guarda sempre più al sociale, non solo sul versante interno, ma anche promuovendo politiche di ampio respiro, che coinvolgono i deboli provenienti dal mare. In venticinque anni di storia, l’Ufficio Migrantes ha presentato con regolarità  rapporti sullo stato di salute dell’immigrazione che restituiscono di volta in volta fotografie del fenomeno.

 
Da quest’anno il dicastero diocesano è affidato da pochi mesi a don Claudio Barboni, che migra a Carapelle ma continua a puntare i suoi occhi verso la terra di Cerignola, una realtà  in continua evoluzione in senso cosmopolita, dopo il censimento che consegna una popolazione di stranieri in crescita, soprattutto con l’affluenza di rumeni e bulgari nel tessuto urbano. La diocesi di Cerignola può contare da tempo sull’ausilio di sacerdoti stranieri, con l’affidamento decennale ai missionari della parrocchia dei Sacri Cuori, che costituiscono un segno lampante della multiculturalità  cattolica.
Don Renna non avrebbe potuto scegliere un “”ministro dell’immigrazione”” migliore, data l’esperienza pluriennale di padre Barboni di missione in Sudan, in cui ha imparato ad accettare il diverso da sè e a contribuire alla sua crescita. Da pochi giorni don Claudio ha reso noto le indicazioni del rapporto Migrantes 2016 nei riguardi di Cerignola, in collaborazione con la Pastorale per il lavoro e il sociale. I responsabili dell’Azione Cattolica hanno risposto al suo appello di moltiplicare gli sforzi nella direzione auspicata dall’uomo di chiesa.

Forte delle linee guida ricevute durante il convegno di Polignano, nel quale è stato presentato il progetto Pozzo di Sika, don Claudio invita la comunità  di fedeli di Cerignola a “”far partecipare i migranti alla vita delle parrocchie, non solo quelli cattolici, comunque la maggioranza, ma anche quelli di altre confessioni. Le parrocchie sono invitate a promuovere incontri e dibattiti con le altre confessioni per promuovere la pace nel mondo e organizzare feste con finalità  legate all’inclusione dei migranti e messe unificate con altre realtà  confessionali. Inoltre, le sezioni di Azione Cattolica sono esortate a cercare di accogliere gli stranieri, per evitare un incombente rischio di impermeabilizzazione all’altro che sclerotizza l’istituzione stessa di Az. Inoltre gli istituti religiosi sono invitati ad attivare corsi di lingua italiana”” conclude don Claudio.

Il quale rinnova la partnership preziosa con l’ordine delle Vincenziane della Carità , attraverso l’attestato di fiducia verso suor Paola, portavoce delle consorelle.  L’aiuto di suor Paola sarà  determinate nell’affrontare la dura condizione di un luogo diventato emblematico delle sofferenze dei migranti, vera polveriera a rischio di esplosione che accoglie storie terribili e marchiate dall’abbandono, separata da soli 13 kilometri dal centro cittadino, sulla via di Candela. Si parla di Borgo Tre Titoli, al quale la Caritas guarda con sempre maggiore apprensione, tanto da destinare ad esso un ramo importante del progetto Presidio, varato proprio da un mese. La fotografia di suor Paola è straziante ma trafigge l’indifferenza: Le vicissitudini di uomini morti di stenti, o sotto i fumi dell’alcol, dimostrano ancora che è possibile morire per la povertà  nel ventunesimo secolo e in una società  avanzata. A un tiro di schioppo dalle opulente case del ceto medio, ci sono ancora scenari in cui è possibile camminare per kilometri per attingere l’acqua e spaccare legna, in un territorio in cui l’allacciamento idrico ed elettrico è un sogno e un lusso inimmaginabile. Eppure, molto è stato fatto, grazie a questa donna piccola e minuta precipitata a Cerignola, dopo 13 anni passati al servizio dei minori a rischio in varie parti dello Stivale.
Un luogo di sfruttamento e oppressione, quale può essere una casa di prostitute, è stato trasformato in un ostello di preghiera e accoglienza di donne sole, ribattezzato Casa Betania. Presto sarà  inaugurato il Centro di Ascolto Santa Giuseppina Bakhita, presso le cui mura sarà  offerta ogni cura per chi soffre del disagio regnante nella località  tristemente famosa per il fenomeno del caporalato. Suor Paola prende tutti i problemi di petto, come ha dimostrato denunciando gli schiavisti del nuovo millennio dai microfoni di A sua Immagine, gesto che le è costato violente minacce.

Gli sforzi coronati dal successo, tuttavia, rischiano di venire inficiati dal fattore tempo. Infatti il progetto Presidio, a detta dei nostri concittadini impegnati nella sua attuazione, tra cui l’avvocato Stefano Campese e Giuseppe Leone, mediatore interculturale e religioso, dopo il giro di boa dell’anno venturo, finirà  per ovvie scadenze, e la situazione tornerà  ad acuirsi, specialmente col volgere della stagione, che migliorerà  le condizioni climatiche e faciliterà  l’arrivo di nuove masse di disperati. Nonostante tutto, non sarà  facilmente smantellata l’opera di questi giovani rampanti della solidarietà  locale, grazie ai quali sono stati svolti compiti ai quali lo Stato a volte si è dimostrato ondivago, come il censimento delle case e la verifica dei contratti di lavoro.

Enrico Frasca
 
 

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