Legge anti-caporalato, CGIL: “”Aprire un tavolo di confronto””

Durante le celebrazioni per la ricorrenza della morte di Giuseppe Di Vittorio, fondatore del sindacalismo moderno in Italia, fra gli ospiti illustri, tra cui il segretario della federazione lecchese Volfango Pirelli, c’è stato anche il segretario regionale della CGIL, Pino Gesmundo.

 
Il nuovo segretario, assurto alla carica lo scorso maggio come successore di Gianni Forte, che gli ha consegnato le redini per migrare allo SPI, ha dimostrato subito un piglio combattivo, assumendosi il compito di portare avanti le istanze della causa Ilva e del sistema aeroportuale pugliese, penalizzato dal trasferimento dell’hub a Capodichino, in Campania.
Con il segretario Gesmundo abbiamo intavolato una discussione sulla legge anti-caporalato, varata grazie all’impegno di due deputati del Partito Democratico pugliese, gli onorevoli Bordo e Mongello.

Confagricoltura denuncia presunte pecche della legge. C’è bisogno di un accordo chiarificatore fra l’associazione dei datori di lavoro e sigle sindacali?

C’è bisogno di applicare una legge dello Stato, che è di grande dignità  e di grande valore. Forse c’è bisogno di aprire un tavolo per condividere percorsi e finalità , e siamo disponibilissimi.

La maggior parte dei caporali operanti in Puglia provengono dall’Est europeo. E’ possibile una cooperazione fra le sigle omologhe dei sindacati italiani e dell’Est per debellare alla radice il fenomeno?

Noi dobbiamo costruire un sindacato che vada oltre i confini dell’Italia, ma anche per costruire politiche economiche che incidano su scelte che ormai sono sovranazionali. C’è bisogno di più sindacato, ma anche a livello europeo.

Fra le critiche mosse al ddl c’è una che riguarda gli indici di sfruttamento, da alcuni giudicati troppo rigorosi. Sente il bisogno di rivedere qualcosa della legge?

Noi viviamo in queste terre uno sfruttamento feroce. Siamo allo schiavismo in molti casi. Le norme devono essere applicate con buon senso, e applicheremo quella norma che ci aiuterà  ad archiviare una volta per tutte in fenomeno del caporalato.

Riguardo al caso di Borgo Tre Titoli, o distretto Ghana come lo ha ribattezzato Repubblica, coss metterà  in campo la Cgil?

Noi siamo perchè ghetti e distretti si superino. Chiediamo alle istituzioni di svolgere il lavoro che gli compete, che è quello di affermare regole, legalità  e tutele per i più deboli. Noi vorremmo che si aprisse un tavolo e che insieme si costruiscano condizioni per ricondurre alla norma ogni parte del nostro paese.

La Legge prevede anche la confisca dei terreni nei casi più gravi. Come condurre in maniera limpida il futuro riutilizo e la riassegnazione delle terre in questione?

Ci sono giò norme che definiscono l’utilizzo dei beni confiscati. Sono norme che se applicate3 correttamente cì la possibilitò di un utilizzo corretto dei beni a fini di utilitò sociali. Su questo dobbiamo insistere, perchè e bene che chi ha subito subito sopruso possa riaccreditarsi.

Quindi ci sarà  un maggiore collaborazione con le agenzie antimafia?

Noi colloquiamo con associazioni e agenzie antimafia, abbiamo un rapporto continuo e istituzionale di confronto per la condivisione di modalità  e percorsi per raggiungere il fine comune della conquista della legalità  e del rispetto della dignità  di uomini e lavoratori.
Enrico Frasca
 
 

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