I 25 anni di sacerdozio di Renna: l’equilibrio del riformismo

Quando don Luigi Renna è arrivato a Cerignola, sostituendo il pensionato Felice Di Molfetta, è stata imponente la mole di aspettative nata intorno alla sua figura. Il suo primo discorso, a Palazzo di Città  e poi all’interno del Duomo, ha seguito due linee guida: l’interruzione dei rapporti perversi tra chiesa e politica; e l’unità  all’interno di una diocesi sfilacciata da personalismi e guerre intestine.

 

Chi si aspettava una resa dei conti è rimasto deluso. Prima che dalle nomine, la ventata di freschezza e di rinnovamento è passata  dalla forza dell’esempio, che ha reso perfino trascurabile il redde rationem auspicato da più parti. Ha giocato di fino, Renna. Ha retto rispetto al pressing dei giornali vicini al vecchio establishment, che hanno avuto funzione di ventriloqui rispetto alle ansie, alle aspettative e alle strategie dei vecchi amministratori della chiesa; ha retto rispetto al rischio rappresentato da chi avrebbe voluto soppiantare il vecchio potere semplicemente per fondarne uno nuovo, magari simile al precedente ma con nuovi interpreti. Renna ha scelto di posizionarsi tra i due fuochi (non solo preti), e di spegnerli lentamente togliendo ossigeno e disinnescando i desideri di revenge e di autoconservazione della specie (nel mezzo, per fortuna, tanti sacerdoti e fedeli in trincea nelle parrocchie ed estranei ai giochi di potere).
Renna non ha scontentato chi ha bramato un cambiamento reale e non ha accresciuto- anzi lo ha ridimensionato- il fronte del dissenso a prescindere mosso dalla nostalgia dei bei tempi che furono. Il clima nella Diocesi sembra lentamente tornare alla normalità . E al rispetto. Non a caso don Felice Di Molfetta è stato invitato a Cerignola, da Renna, per onorare il suo cinquantesimo anno di sacerdozio, per fare un remake della festa che l’ex vescovo già  aveva inteso celebrare solamente nella sua Terlizzi qualche mese fa. Ed ha permesso che tutti i suoi pupilli potessero prostrarsi ai suoi piedi perchè la nuova Chiesa in uscita vuol dimostrare di guardare al passato in maniera ossequiosa, ma non prona (ad inginocchiarsi, infatti, ci pensano gli altri).

Quando c’è stato da prendere decisioni forti, Renna non ha esitato: lo ha detto chiaro e tondo, senza giri di parole, che chi fa politica non avrebbe potuto ambire a ruoli in diocesi. Così è stato per l’ex assessore Mimma Albanese, ad esempio, creata politicamente dall’operazione dimolfettiana della lista elettorale i-Cattolici. Oppure non si è mai tirato indietro nell’autocritica, quando ha dovuto prendere di petto situazioni interne sulle quali, fino ad oggi, la vocazione all’obbedienza ha sempre sopraffatto e soppiantato il dialogo e la concreta risoluzione di gravi problemi. Non si è tirato indietro nemmeno quando ha piazzato paletti rigidi ad una certa imprenditoria prepotente, che raccolti gli ultimi benefici lasciati in eredità  dovrà  per forza di cose recidere il cordone ombelicale con Santa Romana Chiesa.

Non nascondersi dietro scuse di ogni genere, tenere i bilanci ordinati, rispettare le scadenze, confrontarsi in modo trasparente con i Consigli Pastorali e degli affari economici, non accumulare denaro o anche suppellettili che a volte risultano ridondanti e superflue sono segni che si è liberi e saldi nella forza della trasparenza per essere Chiesa in uscita, ha scritto Renna nell’ultima lettera pastorale tratteggiando il peccato, il vizio che rende impraticabile il nuovo corso della Chiesa.

La settimana scorsa sono state diramate le prime nomine della gestione Renna. Si intravede discontinuità  e certi orticelli ritenuti intoccabili sono stati sradicati. Non esistono potentati e le esuberanze dei singoli saranno monitorate con attenzione. Entro settembre potrebbe esserci l’altro cambio della guardia, quello del vicario generale, titolo fino ad ora nelle mani di don Carmine Ladogana, braccio destro di don Felice di Molfetta e che è finito sui media per faccende poco edificanti. Questa sarà  l’ultima nota di rilievo di una riforma della chiesa locale che avviene in concomitanza del venticinquesimo anno di sacerdozio “ celebrato ieri in una cattedrale gremitissima- di monsignor Luigi Renna. Che ha scelto di spegnere i due fuochi contrapposti praticando la strada dell’equilibrio contando sulla forza dell’esercito di presbiteri, parroci, operatori e preti fedeli alla missione.

Riflettere sulle nostre tentazioni, rinvenibili soprattutto tra gli operatori pastorali e fra coloro che svolgono un ministero nella chiesa, dai vescovi ai presbiteri e ai diaconi, ai catechisti, agli animatori della liturgia e agli operatori della carità . Nell’enciclica il Pontefice presenta quattro tentazioni a cui dire no e conclude costantemente con una esortazione: Non lasciamoci rubare. Vi invito “ scrive Renna “ a ritornare su quelle pagine, nella riflessione personale, anzi nell’esame di coscienza prima della confessione. Non lasciamoci rubare la nostra vocazione e la nostra missione, conclude.
 

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