[VIDEO] Raffaella, intrappolata per 8 ore nell’inferno di L’Aquila

6 aprile 2009, ore 3.32. L’Aquila viene spazzata via da un forte sisma, alla fine del quale saranno 309 i morti, oltre 1600 i feriti e 65mila gli sfollati. Tra le macerie, in quella notte che ha segnato per sempre la vita degli abruzzesi, c’era anche Raffaella Capotorto, cerignolana, all’epoca studentessa, rimasta imprigionata tra polvere e mattoni per otto lunghe ore.

 
Il suo racconto, nel 2009, riportato qui di seguito, lo affidò al mensile Zenzero.
 

Io, viva nell’inferno de L’Aquila

Davanti ad un caffè freddo Raffaella Capotorto, 27 anni, rimasta per otto ore sotto le macerie del terremoto di L’Aquila, ci racconta il suo inferno: è serena, quasi distaccata, neppure il macabro circo dei media le arreca fastidio.

Una lucidità  che non ha mai perso nemmeno sotto le macerie di quel palazzo di 4 piani sprofondato a tre metri sottoterra dopo la scossa; ci chiede di poter menzionare le sue coinquiline decedute, Francesca Marchiani e Maria Civita Mignano, le prime di cui ha chiesto informazioni dopo essere stata estratta dalle macerie. Le ultime due persone con cui ha scherzato e a cui ha «dato la buonanotte come ogni sera prima di andare a dormire» e prima che L’Aquila diventasse un cumulo di mattoni. «Eravamo in allerta già  da una settimana: all’una di notte vi è stata una forte scossa, poi avevamo deciso di andare a dormire. Faceva molto caldo quella sera, un caldo inusuale che a L’Aquila, di notte, non c’è nemmeno in estate». Uno zaino all’ingresso con lo stretto necessario attendeva Raffaella e le sue coinquiline nel caso di un’emergenza, «poi, mentre dormivo, un boato fortissimo: un pezzo di soffitto mi è crollato addosso e mi sono diretta verso la porta; dopo poco è crollato tutto, mi sono rannicchiata.

Buio totale, ho iniziato a piangere, ho chiesto aiuto¦ invano». Dodici appartamenti rasi al suolo, appiattiti in un mucchio di polvere e ridotti in frammenti. Dell’intero palazzo solo tre superstiti, tre donne. «Avevo una tachicardia fortissima, il cuore mi batteva veloce, ho pensato di morire ed ero rassegnata all’idea: ho sentito la voce di Maria (la coinquilina, ndr), il suo ultimo lamento. Respiravo polvere, mi mancava l’aria. Ho sentito qualcuno che mi tirava un braccio, poi ho scoperto che si trattava di un ragazzo del piano superiore, deceduto anch’egli»: otto ore in completa lucidità , quattro delle quali in piena solitudine, con i soccorsi arrivati intorno alle sette del mattino.

«Appena ho sentito l’elicottero ho avuto paura. Ero riuscita a trovare una sorta di serenitࠝ, ho pregato per i miei genitori, ho pregato per Daniele, il mio ragazzo, ho pregato di non morire con dolore, ho pregato perchè le mie amiche non avessero sofferto- racconta Raffaella- poichè le avevo sentite morire: in quel momento ho scoperto di credere in Dio, ma non credevo di salvarmi, nè avevo qualche speranza». Poi, dopo, i soccorsi, «quattro ore che son sembrati giorni interi» e, alle 11:45, la fine del tormento: «Mi hanno detto stiamo arrivando e hanno scavato un buco per farmi uscire: ho intravisto un po’ di luce, seppur artificiale, e per me è stata un’emozione molto forte. Non potevano entrare da quella fessura perchè l’ingresso avrebbe potuto compromettere gli equilibri. C’era solo una trave che riusciva a mantenermi in vita- spiega Raffaella- e così sono riuscita ad uscire da sola».

Otto ore di buio, di angoscia, riassunte con una semplicità  e con un sorriso che ora, soprattutto, sembrano avere il sapore di una rinascita. «Dopo venti giorni ho dato il mio ultimo esame e per settembre ci sarà  la mia seduta di laurea. Sono ritornata più volte a L’Aquila e vorrei ritornarci a vivere. Purtroppo la situazione è precaria, le tendopoli che ci mostrano in tv sono tutt’altro che accoglienti, ma pessime, davvero un qualcosa di pietoso». Non è stato un miracolo, o almeno Raffaella non vuole che lo si definisca così, ma la sua storia ha un qualcosa di eccezionale: quando il dolore si confonde con la gioia, quasi a perdere i  rispettivi confini, quando l’impossibile diventa certezza, quando una fine diventa un inizio, c’è sempre un qualcosa di eccezionale. Eccezionale come la storia di Raffaella. Eccezionale come Raffaella.
Michele Cirullida Zenzero – 2009
 
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