Terrorismo, scarcerato Nasiri. Il legale: “”Ha pianto molto””

BARI – è tornato in libertà  il presunto terrorista Hakim Nasiri, 23enne afghano fermato due giorni fa dai carabinieri del comando provinciale di Barisu disposizione della Dda con l’accusa di associazione finalizzata al terrorismo internazionale di matrice islamica.

All’esito dell’interrogatorio di convalida del fermo, avvenuto questa mattina nel carcere di Bari in cui il 23enne si è avvalso della facoltà  di non rispondere, il gip Francesco Agnino non ha convalidato il fermo e ha rigettato la richiesta di applicazione di una misura cautelare per il reato di terrorismo. Il pubblico ministero inquirente, Roberto Rossi, è pronto a impugnare il provvedimento.
Anche il fermo di Zulfiqar Amjad, il 24enne pakistano fermato due giorni fa a Milano per favoreggiamento della immigrazione clandestina nell’ambito della stessa inchiesta della procura di Bari non è stato convalidato. Ma il gip di Bari ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare e quindi resta in carcere. Il giudice ha invece riconosciuto i gravi indizi e le esigenze cautelari e ha convalidato il fermo e d emesso l’ordinanza d’arresto per l’afghano 29enne Gulistan Ahmadzai. è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
«Indizi insussistenti»
Il tribunale di Bari ha escluso «in maniera decisa la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza per il reato di associazione finalizzata al terrorismo internazionale» a carico di Hakim Nasiri. «Nel cellulare di Nasiri Hakim e dalla visione della pagina facebook – scrive il gip – sono assenti la riproduzione e la conservazione di scene di martirio, dovendosi quindi escludere che i video ed i fotogrammi estrapolati avessero finalità  di addestramento e di allenamento personale al Jihad».
Per il giudice quindi «dall’esame degli elementi probatori deve escludersi la sussistenza di un gruppo impegnato in attività  di ricerca, selezione, riproduzione di documenti idonei a diffondere l’idea terroristica, indicando comportamenti e modelli operativi a cui ispirarsi». Il gip poi non ritiene provata «l’eventuale raccolta di denaro per il finanziamento di attività  terroristiche da impiegare direttamente da parte degli asseriti componenti del gruppo di cui il fermato avrebbe fatto parte al fine di mettere il denaro a disposizione di altre cellule combattenti.
In altri termini, – continua – non è stata fornita in alcun modo la prova della sussistenza di attività  dimostrative dell’operatività  della cellula e della funzionalità  di essa al perseguimento della finalità  di terrorismo internazionale, quali ad esempio l’attività  di indottrinamento, reclutamento e addestramento al martirio di nuovi adepti da inviare all’occorrenza nelle zone teatro di guerra, ovvero la raccolta di denaro destinato a sostegno economico dei combattenti del Jihad all’estero. L’attività  di indagine – conclude il giudice- ha evidenziato al più l’appartenenza del Nasiri al mondo dell’integralismo islamico, cioè l’appartenenza a quel filone culturale nel quale lo stesso si riconosce, mentre non è provata la sua aspirazione e disponibilità , in procinto di attuazione, a dare concreto contributo al terrorismo di matrice islamica».
Il legale
«è una vicenda ingigantita, un abbaglio preso per la semplice foto di una persona con un mitra giocattolo in mano». Sono le parole dell”avvocato Adriano Pallesca, difensore del 23enne afghano Hakim Nasiri. «Sicuramente il gip ha valutato correttamente la questione – aggiunge il legale – ritenendo che non sussistano i presupposti per contestare un reato così grave e tenere in carcere una persona. Tra gli elementi raccolti contro Nasiri non c’era nulla di concreto che lo riconducesse al terrorismo internazionale, solo video e foto che riproducono momenti di svago».
Il mio assistito – ha continuato il legale – è del tutto estraneo alla vicenda e vuole chiarire ogni cosa.Nei prossimi giorni chiederemo di rendere interrogatorio». Incensurato e per la prima volta in cella, Nasiri – stando a quanto riferito dal legale – si sente spaesato e in difficoltà . Ha pianto molto. «Lo conosco da tempo – conclude Pallesca – e posso dire che non ha assolutamente un profilo compatibile con i fatti emersi».
L’inchiesta
Secondo le indagini della Dda di Bari, gli indagati farebbero parte di una associazione per delinquere con «finalità  di terrorismo internazionale, in Italia e all’estero, realizzando anche in Italia (oltre che in Francia, in Belgio) un’associazione criminale, costituente articolazione o comunque una rete di sostegno logistico di una organizzazione eversiva sovranazionale di matrice confessionale, funzionalmente collegata all’organizzazione terroristica internazionale denominata Isis, all’emirato Islamico dell’Afghanistan e di Al Qaeda».
Gli indagati avrebbero dato infatti – secondo l’accusa – «sostegno a soggetti disponibili a compiere azioni suicide o azioni combattenti nell’ambito di paesi stranieri, ed in particolare in Irak e Afghanistan con modalità  di combattimento» nonostante «le peculiari e concrete situazioni fattuali facciano apparire certe ed inevitabili le gravi conseguenze in danno della vita e dell’incolumità  fisica della popolazione civile, contribuendo a diffondere nella collettività  paura e panico».
Il video all’Ipercoop di Bari e all’aeroporto
Le indagini sono partite il 16 dicembre scorso quando i carabinieri sono intervenuti presso l’Ipercoop di Santa Caterina a Bari per la segnalazione di 4 stranieri sospetti. Uno di loro stava facendo un video del centro commerciale con il cellulare. Dall’analisi dei dati contenuti nel suo telefono, poi sequestrato, gli investigatori hanno trovato anche un video dell’area interna dell’aeroporto di Bari-Palese. -corriere.it-

 

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