“”Superintensivo””, l’agricoltura che sfida le leggi di mercato

Non è soltanto un nuovo metodo per risparmiare fatica e manodopera. E’ anche e soprattutto una necessità  imposta dalla regole macroeconomiche, per aumentare la produzione in spazi ristretti di coltivazione e per essere così più competitivi sul mercato agricolo globalizzato.

 
E’, in parole povere, la rivoluzione proposta dai fautori del superintensivo. Infatti, con tale dicitura, si  intende quella tecnologia di coltivazione che può riguardare diverse colture, nata in Spagna all’inizio degli anni 90.
Il superintensivo permetterebbe di ottenere un aumento considerevole della redditività , rispetto ai sistemi tradizionali, attraverso una particolare predisposizione della pianta che consente la completa lavorazione, dalla potatura alla raccolta del frutto, tramite l’utilizzo di macchinari specifici di ultima generazione, che sono sempre più accessibili sul mercato, sia per l’acquisto che per conto terzi. E’ stato proprio questo il tema dibattuto nell’aula consiliare di Stornarella, nella serata di mercoledì 9 marzo, alla presenza del sindaco Massimo Colia, dell’assessore all’agricoltura Valeria Monaco e di alcuni esperti del settore. La serata è stata sponsorizzata dai produttori locali di macchine agricole D’Agnello e dal vivaio Danza, entrambi naturalmente con notevoli interessi economici fondati sulla diffusione di questi metodi innovativi. In una sala consiliare gremita, dopo i saluti di rito, ha preso per primo la parola il dottore agronomo, Giuseppe Rutigliano, responsabile commerciale dell’Agromillora Group Italia, la multinazionale dei vivai  che da anni si dedica alla produzione e commercializzazione a livello internazionale di piante dalla massima qualità  genetica e sanitaria e alla moltiplicazione di specie legnose per l’agricoltura. Rutigliano ha incentrato il suo discorso soprattutto sulle tecniche superintensive che riguardano il mandorleto e l’oliveto, constatando come, nello specifico del territorio dei Cinque Reali Siti, sia ancora limitata la diffusione di queste nuove metodologie di produzione.
Al  contrario di quello che si può pensare “ ha spiegato il dottor Rutigliano “ il superintensivo ha un impatto molto inferiore rispetto ai sistemi tradizionali, con un aumento della produzione costante, una gestione completamente meccanizzata e una rapida entrata in produzione. Questo discorso è ancora più calzante per ciò che riguarda la produzione delle mandorle, un mercato destinato ad avere sempre maggiori prospettive, anche in questa zona. Infatti l’impianto risulta molto semplice e di facile gestione agronomica, oltre ad essere caratterizzato da un’alta redditività  già  dai primi periodi. Con il superintensivo inoltre va considerato che migliora la captazione della luce e si usa meno acqua per l’irrigazione. Secondo le stime riportate da Rutigliano servirebbero circa 2000-3000 m³ all’anno, per irrigare un impianto di circa 2ha di mandorleto superintensivo, in un’annata non carente di precipitazioni atmosferiche. Il costo medio della predisposizione di impianto del genere, si aggirerebbe intorno agli 8000-9000 euro, visto che il costo della pianta è molto elevato a causa dei numerosi trattamenti che deve subire prima di essere messa in commercio. Essendo una pianta di origine mediterranea però, ama i climi caldi e si adatta bene anche alle condizioni di siccità .
L’agronomo dell’Agromillora ha poi spiegato quali siano le varietà  di mandorlo più adatte all’agro del basso tavoliere e ai metodi meccanizzati, puntando l’attenzione soprattutto su quelle tardive che fioriscono in aprile e che permettono così di evitare il classico periodo di fioritura invernale, durante il quale è sempre alle porte il pericolo di gelature. Il dottor Rutigliano, approfondendo anche il tema della coltivazione intensiva di oliveti, ha poi lasciato la parola all’agronomo Roberto Roberti, il quale ha avuto il modo di spiegare in che percentuali si stiano diffondendo le pratiche superintensive, in Italia (nello specifico della Regione Puglia) e nel mondo. A conclusione del dibattito, l’agronomo Giuseppe Rella ha informato i presenti sulle opportunità  di finanziamento e di incentivo che la nuova programmazione del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 promuoverà  per questi metodi innovativi, destinati a far mettere da parte gli iniziali scetticismi e ad essere praticati da un numero sempre crescente di operatori del settore, nella zona del Basso Tavoliere.
Francesco Gasbarro
 

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