Preti e molestie sessuali sui minori. Il caso Spotlight nel foggiano

Da poco vincitore del premio Oscar, il Caso Spotlight non è solamente la narrazione di una inchiesta giornalistica sugli abusi sessuali di sacerdoti nei confronti di minori, ma è anche una fotografia di un mondo che si muove spesso sottotraccia, senza lasciare il segno, nei silenzi dei privati dolori di bambini segnati a vita.

 
Ad emergere, nel conteggio dell’associazione Rete L’Abuso, che raccoglie testimonianze e storie di vittime dei preti pedofili, è il numero di casi insabbiati. Centinaia in tutta Italia, con il fondato timore che solo una piccola parte delle molestie venga registrata nelle aule dei tribunali o nei registri degli indagati per poi arrivare a sentenza definitiva.

In Italia ci sono tanti casi insabbiati, abbiamo raccolto una mappa che va indietro di circa 10 anni e i casi sono circa 200, di cui circa 120 condannati in via definitivi, ha detto nei giorni scorsi il presidente della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi. La mappa delle molestie in sacrestia è stracolma di puntini rossi (sacerdoti condannati in terzo grado) e gialli (giudizio in corso). Nelle pagine della piattaforma online c’è una sfilza lunghissima di racconti, di atti processuali, di nomi e cognomi. In ogni parte di Italia, da Gondola (Canton Ticino) ad Agrigento, ogni regione e ogni provincia mostra il lato più oscuro e aberrante della Chiesa. In provincia di Foggia i casi emersi negli ultimi dieci anni sono 4. Tre giunti a sentenza definitiva, uno ancora in corso.  La storia di don Salvatore Manfredi parte da lontano, dal 1988, e rappresenta la prima condanna penale per molestie nella storia della Chiesa della Provincia di Foggia. Sessantunenne all’epoca dei fatti, ex direttore dell’ istituto di assistenza per minori Stella Maris di Siponto, don Manfredi- come riporta L’Abuso- fu incastrato dai racconti di alcuni ragazzi che raccontarono agli assistenti sociali di alcune violenze subite. Il sacerdote dovette rispondere dell’accusa di violenza carnale, atti osceni in luogo pubblico, corruzione di minori, maltrattamenti e violenza privata, e fu condannato in primo grado a tre anni di carcere. In appello la pena fu alleggerita, perchè la Corte ha ritenuto di escludere la violenza carnale, mentre lo ha assolto per insufficienza di prove dal reato di maltrattamenti e lo ha amnistiato per i reati di atti osceni e corruzione di minorenni.

Nel 98 toccò a don Giorgio Mazzoccato, parroco di Castelluccio dei Sauri, l’unico dei quattro preti col vizio del sesso (condannati o in giudizio) che non è stato ridotto allo stato laicale. Sei anni scontati in un convento per le molestie sessuali nei confronti di circa dieci bambini. Quando fu arrestato erano trascorse appena tre settimane dall’omicidio di Nadia Roccia, che rese nota la cittadina in tutta Italia. I poliziotti si recarono a casa di Giorgio Mazzoccato per arrestarlo e lui, convinto si trattasse dell’ennesima chiacchierata da parte delle forze dell’ordine per tentare di scoprire elementi in più sull’omicidio indagando tra familiari e conoscenti, rispose agli agenti: Fate subito, che devo celebrare messa. Ed invece nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Antonio Diella conteneva sette anni di molestie. Dal 1989 al 1996. Abusava dei bimbi: in chiesa, in casa, in confessionale, durante le gite organizzate dalla parrocchia. All’epoca dei fatti aveva 61 ed oggi dimora in una casa di riposo a Foggia. Nel 2007 è don Nicolangelo Rossi “ Chiesa Sacro Cuore- a mettere a soqquadro la curia foggiana. Alcune bambine raccontarono di aver ricevuto attenzioni particolari durante il corso di catechismo per la prima comunione. In lacrime, una di loro, vuotò il sacco dando input alle indagini. L’arresto avvenne nel 2007 a Taranto, dove da poco Rossi era stato trasferito; mentre la detenzione avvenne in Campania, luogo d’origine, in una struttura salesiana. A gennaio 2016 la Rete Abuso riporta la condanna definitiva per il sacerdote 85enne, per uno solo dei casi contestati: 1 anno e mezzo, nonostante il sacerdote si fosse dichiarato sempre innocente.

è, invece, ancora da chiarire la posizione di don Giovanni Trotta, arrestato nel 2015 a Pietramontecorvino con l’accusa di aver molestato un calciatore undicenne condividendo poi la sua foto in rete. Già  ridotto allo stato laicale nel 2012, al prete fu impedito dalla Chiesa di avvicinarsi ai bambini. Circostanza inutile, giacchè avvicinandosi ad una squadra di calcio, avrebbe dapprima individuato la sua preda per poi violentarla. l’ex sacerdote è in carcere con le accuse di violenza sessuale commessa per induzione (e con l’aggravante di aver abusato delle condizioni di inferiorità  fisica e psichica della vittima), e per produzione, distribuzione, divulgazione, condivisione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico ai danni del bambino. I fatti risalgono al 2013-2014.
Michele Cirulli
 
 

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