Integrazione nei Reali Siti, dopo le violenze a Carapelle. L’Assessore:presto un nuovo progetto

| CARAPELLE | Negli ultimi giorni, le notizie di cronaca hanno veicolato l’attenzione dell’opinione pubblica sull’annoso problema dell’integrazione, per ciò che riguarda tutto il territorio della Capitanata, ma soprattutto quello del sud del foggiano.

 
Nei Cinque Reali Siti, una zona prevalentemente agricola, e quindi favorevole all’insediamento di tanti lavoratori stagionali senza volto dalle svariate nazionalità , sono numerosi coloro che da anni provano ad integrarsi senza riuscire a costruire un dialogo con gli abitanti del posto.
Alcuni di questi, oggi, sfuggono ai censimenti di zona, in quanto continuano a vivere in casolari diroccati di campagna, senza alcuna utenza energetica, pressochè nelle vicinanze del loro luogo di lavoro, talvolta ospitati dai caporali che poi li sfruttano e li sottopagano. Il fenomeno però è ben più vasto e, già  dai primi anni ’90, ha visto un importante afflusso di stranieri che col tempo, in questa zona, si sono sistemati in pianta stabile e hanno provato a costruire una nuova vita. Orta Nova fu già  teatro di alcune sommosse popolari contro le minoranze etniche, poi sfociate in episodi di violenza. Anche la politica ha fatto il suo, con lo sgombero dei campi rom (ad esempio quello di Posta della Casa, nel 2013), senza un’opportuna progettazione alternativa.
Le continue e drammatiche notizie che, ad essere sinceri, riguardano in egual misura anche gli originari del posto, scuotono le coscienze e creano un sentimento di insicurezza sempre più diffuso, soprattutto quando gli artefici sono di provenienza straniera. Tutto ciò è sintomo della palese mancanza di un sentimento di collettività  che includa anche queste persone. Solo una settimana fece scalpore il caso dei due rumeni che avevano aggredito una prostituta nigeriana in un casolare abbandonato nell’agro di Orta Nova. I due, prima di essere scoperti dai Carabinieri e condotti alle patrie galere, avevano abusato della donna, costringendola a consegnare loro l’incasso di giornata. La donna successivamente, in evidente stato di shock, riusciva a scappare verso la Statale 16 dove veniva soccorsa da un vigilantes.
Due giorni fa, invece, è balzato agli onori delle cronache l’efferato caso di violenze della famiglia macedone di Carapelle. Si è scoperto, infatti, che una donna ventenne residente nel piccolo comune, per tre anni è stata ripetutamente legata e picchiata con cavi elettrici e un’antenna della tv, con la complicità  dei suoceri che le sottraevano i proventi del suo lavoro nei campi e non le permettevano di contattare la sua famiglia. Per quanto riguarda il caso di Carapelle “ ci assicura Michele Pettolino, Assessore ai Servizi Sociali dello stesso Comune “ ci stiamo assicurando che la giovane maltrattata venga collocata in alcune strutture idonee all’accoglienza di casi simili al suo.
Nel frattempo, stiamo attendendo dei nuovi fondi, nell’ambito del Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati, finanziato dal Ministero dell’Interno. Il nostro piano, a fronte di un finanziamento previsto di circa ‚¬ 380.000, consisterà  nell’assistenza passo per passo, agli stranieri da poco giunti sul territorio di Carapelle e sarà  articolato in 18 ore settimanali, per la durata di 12 mesi. Con queste iniziative proveremo ad arginare una situazione, alla quale vogliamo continuare a dedicare la massima attenzione. E’ importante però cercare di fare un opportuno distinguo tra gli stranieri che ogni giorni coloro che hanno la volontà  di integrarsi seriamente e altri che sono già  orientati alla delinquenza.
E’ chiaro che al di là  delle storie specifiche e delle singole attività  svolte dagli enti assistenziali, vi è un problema di fondo, che intreccia tematiche più ampie, dalla violenza sulle donne, problema culturale che non conosce nazionalità , fino al caporalato, fenomeno sempre più diffuso nelle campagne della zona. A riguardo di quest’ultimo fattore, va evidenziato come, purtroppo, la disponibilità  di un impiego non basti per favorire l’integrazione, a maggior ragione se questo prevede condizioni sempre più degradanti, con orari disumani e un pagamento spesso irrisorio. Alle grosse lacune presenti, nella maggior parte dei casi, si è cercato di porre rimedio con i fondi derivanti dai Piani Sociali di zona. Nel luglio scorso ad esempio, la Social Service e il Comune di Orta Nova, avevano attivato uno Sportello di Integrazione Socio-Sanitaria degli Immigrati, con sede in largo Mezzana, utile a tutti i Comuni dei Cinque Reali Siti anche per un’assistenza burocratica e amministrativa sulle pratiche di soggiorno. Al di là  di questo però, poco altro è stato fatto, se non fosse per le associazioni di volontariato che da anni, sul territorio, si prodigano in favore dei percorsi di inserimento delle seconde generazioni di immigrati, all’interno del tessuto sociale locale (ad esempio l’Associazione Noialtri di Orta Nova).
Servono dei percorsi di integrazione reale “ ha concluso Pettolino “ che forse fino ad adesso non sono mai stati attivati. Le scuole, le parrocchie e le famiglie devono fare di più per abbattere le barriere che separano gli stranieri dagli abitanti del posto. A Carapelle, purtroppo, vi è una disapprovazione sociale che favorisce il risentimento di queste persone e tutto ciò ha delle gravissime ricadute.
Francesco Gasbarro
 

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