La giunta si taglia lo stipendio, anzi no. Il caso Carapelle

Con una delibera di Giunta dell’11 novembre 2014, gli Amministratori del Comune di Carapelle decidevano deliberatamente di ridurre le loro indennità  di funzione, spettanti nello specifico alla figura del sindaco e degli assessori comunali, per l’anno 2014, nella misura del 25% dell’importo previsto, soprattutto a fronte delle importanti difficoltà  economiche che, in quel periodo, gravavano sulle voci di bilancio.

 
Nel dettaglio, il compenso spettante al primo cittadino sarebbe stato di ‚¬ 2.510 lordi al mese, quello previsto per il vicesindaco di ‚¬ 1.225 lordi al mese, mentre quello per tutti gli altri consiglieri ammontava inizialmente a ‚¬ 1.129,50 lordi al mese. Con la delibera di novembre, a fronte dell’IRAP dell’8,50% da versare nelle casse della Regione Puglia, si otteneva dunque un risparmio totale di circa ‚¬ 20.000, da stornare in altre voci di bilancio.
La delibera però non chiariva se si trattava di una sospensione o di una rinuncia definitiva, ma riportava soltanto che il contenuto deliberato costituiva una autonoma valutazione e piena discrezionalità  di un diritto patrimoniale comunque spettante al sindaco e ai membri della Giunta. A distanza di un anno preciso da questo atto però, veniva approvato un nuovo documento (delibera di Giunta n.94 del 25/11/2015) che revocava la scelta precedente.
Il dietrofront dell’Amministrazione “ ci spiega Umberto Di Michele, consigliere di minoranza “ è stato determinato dagli introiti delle royalties per l’impatto ambientale dei parchi eolici. Con queste somme il Comune ha finanziato il disavanzo di bilancio e quindi i nostri amministratori hanno subito pensato di riprendersi la parte di stipendio che non hanno percepito l’anno prima. Naturalmente “ continua Di Michele “ tutti hanno diritto ad avere il proprio stipendio, ma non riusciamo ad accettare la decisione da un punto di vista etico e di opportunità  politica. Per di più, ai tempi della rinuncia al compenso, la Giunta guidata da Capuozzo aveva giustamente ostentato tale decisione di fronte all’opinione pubblica, la quale era stata generalmente accolta in modo positivo, considerata la situazione contingente. A distanza di un anno però si sono rimangiati la parola, dimostrando ancora una volta una certa incoerenza.

Francesco Gasbarro
 

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