Un fiume di rifiuti. Allarme torrenti in Capitanata

Nella provincia di Foggia non c’è un singolo corso d’acqua che non sia interessato dal fenomeno dello smaltimento irregolare dei rifiuti o comunque da altre forme di criticità .

 
Eppure le vicende giudiziarie degli scorsi anni avrebbero dovuto quanto meno sensibilizzare gli incoscienti di oggi e le istituzioni ad assumere dei comportamenti di tutela nei confronti dell’ambiente.
Ma evidentemente, cosi non è stato. Infatti, solo nel Giugno 2008, esplodeva il caso Black River, a riguardo del quale l’ex Procuratore di Foggia, Vincenzo Russo, ebbe modo di parlare del più grande disastro ecologico nella storia d’Italia. Si scoprì, infatti, che decine di camion sversavano illegalmente dei rifiuti in terra di Capitanata, in un’area di oltre 5mila metri quadri a ridosso del torrente Cervaro, una zona questa già  vincolata dalla tutela paesagistica. Addirittura, l’enorme sito di interramento, aveva deviato il corso del torrente. Alla fine però gli imputati furono tutti assolti, l’accusa di disastro ambientale decadde, ma l’emergenza quotidiana, quella non è mai rientrata.
Oggi, infatti, sono molti i punti di criticità  ancora presenti sul territorio della Capitanata. Ad Ordona, ad esempio, terra già  tristemente nota per l’altro scandalo Black Land, il Movimento dei Cittadini ha avuto modo di denunciare, negli scorsi giorni, l’ennesima situazione complicata, questa volta relativa al corso del fiume Carapelle. Lo stesso, nasce in Irpinia, dal Monte La Forma e, attraversando tutto il territorio dei Cinque Reali Siti, sfocia nel Golfo di Manfredonia, nei pressi di Zapponeta.
Alcuni giorni fa, i nostri volontari “ afferma Annalisa Di Corato, presidente dell’Associazione “ hanno effettuato dei sopralluoghi lungo le sponde che attraversano l’agro di Ordona. Gli stessi hanno avuto modo di constatare l’ingente quantità  di rifiuti, depositata nei pressi del corso d’acqua. Per di più, avvicinandosi al letto del torrente, si possono notare delle strane schiume che si addensano in alcuni anfratti. Preoccupati dalle ricadute che queste forme di inquinamento possono avere sulla nostra salute, abbiamo deciso di denunciare pubblicamente lo stato delle cose. Visitando la zona incriminata infatti, si è subito colpiti negativamente dalla visione di una serie di rifiuti domestici che probabilmente sono stati accumulati da abitanti delle contrade circostanti. Tale considerazione va comunque collocata in un contesto, come quello di Ordona, che da anni si distingue per l’efficienza della raccolta differenziata porta a porta. Per quanto riguarda i liquami invece, il discorso è ben più complesso.
Infatti, in questo caso, è più difficile risalire ai responsabili, poichè bisognerebbe ripercorre il corso del torrente, per verificare se alcune industrie di Ascoli Satriano o di Candela smaltiscano in modo corretto gli scarti di produzione. A giudicare dal colore delle schiume e dal periodo in cui il fenomeno è più diffuso, è facile pensare che i frantoi della zona potrebbero contribuire in modo determinante al verificarsi di questo fenomeno. Ci auspichiamo “ conclude la Di Corato “ che la situazione venga subito posta sotto osservazione dalle autorità  preposte. Non è accettabile che pochi sconsiderati rovinino quanto di buono è stato fatto per la cura dell’ambiente, ad Ordona, negli ultimi anni.
Un altro sito che desta preoccupazione è quello situato alla foce del Candelaro, nell’area del Golfo di Manfredonia. Negli scorsi giorni infatti, l’On. Samuele Segoni di Alternativa Libera, ha presentato un’interrogazione parlamentare ai Ministri dell’Ambiente e dell’Interno, per ciò che riguarda la cosiddetta riservetta, un’area di 40 ettari al confine con la riserva statale di Frattarolo e con l’Oasi Lago Salso, già  qualificata come zona ad alta pericolosità  idraulica. L’area attualmente è occupata da alcune costruzioni abusive, dichiarate tali al termine di un annoso contenzioso tra il Consorzio per la Bonifica della Capitanata e il Comune di Manfredonia. Sulla zona infatti graverebbe il vincolo idraulico e il vincolo paesaggistico. La Regione Puglia e il Consorzio di Bonifica, in merito alla questione, hanno da tempo approvato un progetto, finanziato dall’Unione europea nell’ambito del LIFE Zone umide sipontine, per la riqualificazione naturalistica dell’area, con il ripristino degli habitat umidi costieri originari che interessavano tutta questa parte della costa garganica.
Ma sull’area sono tuttora presenti numerose costruzioni precarie abusive, alcune realizzate anche di recente ed altre già  oggetto di ordinanze di demolizione emesse dal Comune di Manfredonia negli anni ˜80, tuttora non ancora eseguite. Poichè tali abitazioni ostacolerebbero l’avvio dei lavori, l’On. Segoni ha richiesto al Ministero competente, quale sia il piano per sbloccare questa spinosa situazione. L’emergenza “ sottolinea Giorgio Cislaghi, portavoce locale di Alternativa Libera “ è molto più diffusa e riguarda, in maniera consistente, tutti i corsi d’acqua che lambiscono la zona industriale di Foggia. Le difficoltà  che incontriamo quotidianamente, nascono dall’assenza di controlli da parte delle autorità  preposte. Il vero problema è che se non si interviene subito, potremmo trovarci di fronte a situazioni molto più complesse, nel prossimo futuro.
Francesco Gasbarro
 

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