Amore che vieni, amore che vai, i nuovi e vecchi amici de La Cicogna

Ha cambiato in corsa le sue priorità , immaginando percorsi alternativi a quelli tracciati insieme ai suoi fedelissimi; ha perso pezzi nei primi sette mesi di governo, ma ne ha recuperati altri, strada facendo, pescando dai soliti contenitori.

 
Oggi Franco Metta, sempre più uomo solo al comando, con una opposizione- interna ed esterna- incapace di metterlo alle strette sui punti che contano (per il resto l’avvocato riesce benissimo da solo a perdere consensi attaccando quotidianamente pezzi di società  civile, imprenditoriale o religiosa) ha rivoluzionato il quadro dirigente de La Cicogna. Solo una settimana fa festeggiava l’apertura della nuova sede de La Cicogna, in via Toselli, per non perdere definitivamente un contatto con la base. L’accoglienza, nei pochi metri quadrati della sezione, è stata ad appannaggio dei fedelissimi della prima ora. Ancora oggi Franco Metta cerca di tenere in caldo lo zoccolo duro. Ieri, dal proprio profilo Facebook, commentava: Ieri sera alla Cicogna: Bella riunione. Riprendiamo il giornale. I volantinaggi. Il comizio entro fine mese. Un convegno sul civismo in Capitanata. Questi gli appuntamenti per alimentare il movimentismo dei suoi, che sono sempre più relegati ai margini del potere decisionale, soppiantati dai nuovi amici della Cicogna.

E chi sono i nuovi amici? Chi, oggi, è parte del cerchio magico di Franco Metta? Donato Calice, Salvatore Amato, ma in pole position c’è Francesco Delvino, il comandante dei vigili il cui incarico è stato accolto con freddezza dalla base dei cicognini, ad appena un mese dall’insediamento a Palazzo di Città . Il primo motivo di forte frizione è stato rappresentato dai trascorsi del Comandante, che fu arrestato nel 2011 nell’ambito dell’inchiesta Occhio Vigile, salvo poi finire in una lunga serie di scandali e inchieste (anche in Campania) prima di aver rimediato il foglio di via da Frosinone, dove si indagò su presunte mazzette. IL 15 luglio Franco Metta lo ha promosso a capo dei vigili (in Campania era finito in un ufficio cultura) e, a polemiche in corso, si affrettò in fretta e furia a fargli firmare il contratto. I malpancisti- la maggior parte dei quali supporters mettiani sin dal 2008- dovettero ingoiare il rospo insieme a Cerignola Democratica, che dopo i primi fastidi fu messa a tacere dal sindaco.

Il dottor Francesco Delvino, che ho appena nominato Comandante del Corpo di Polizia Municipale, resterà  in carica per sei mesi. Al termine di questo periodo, valuterò, sulla base dei risultati conseguiti, se prolungare o meno il suo incarico, disse Franco Metta sei mesi fa. A giorni l’incarico scadrà  e la riconferma del capo della polizia urbana, che ha sostituito Giuseppe Mandrone, sembra quasi inevitabile. Anche in ragione del fatto che con una maggioranza spaccata in due (10 Cambiamento, 5 Capitanata Democratica) Delvino rappresenta un uomo di esperienza per l’inesperta giunta Metta.

A seguire le orme di Delvino, nel cervello operativo de La cicogna, tra i nuovi amici, c’è Salvatore Amato. Ex funzionario di banca, inserito nel mondo della Curia attraverso l’Ordine equestre del Santo Sepolcro, e poi consulente di una azienda agroalimentare di Cerignola, il cattolico “ che alle passate elezioni ha guadagnato poco più di 60 voti- ha preso il ruolo di capo di gabinetto del sindaco, il ruolo che era stato disegnato su misura per Elio Specchio, oggi sparito dalla vita pubblica dopo che il primo cittadino gli ha preferito Amato. Su quest’ultimo pende anche un esposto del PD alla Corte dei Conti, a causa di quei bonus che fanno crescere lo stipendio mensile fino a seimila euro ogni trenta giorni (fino a dicembre).

Ad allargare il gap con la base cicognina è stata anche una fotografia di un sorridente Metta intento a brindare con l’imprenditore Donato Calice. Devi passare un brutto Natale, augurava l’allora oppositore del movimento civico al costruttore. A sua volta, uscito vincitore dalle numerose cause che l’avvocato aveva intentato contro Cadinvest per la famosa Rotonda d’oro, Calice salutava l’assoluzione con un pubblico pernacchio rivolto al suo nemico. Sembra passata un’eternità , visto che oggi i due hanno accantonato i dissapori, mentre la platea dei fedelissimi, non informata sulle evoluzioni del caso, rimane a guardare inerme la seconda fase del movimento politico che dall’intransigenza legalitaria è scesa al compromesso a tutti i costi. E, secondo indiscrezioni, pare che Donato Calice sia stato a Bari per assistere ad un incontro con i tecnici comunali e con i consulenti ingaggiati dall’amministrazione per redigere il PUG.
Michele Cirulli
 

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