Caso mensa, cosa dicono (davvero) le analisi dell’aria

La zona industriale non è inquinata, lo dice l’Arpa. Così la maggioranza di governo ha sbandierato il rapporto dell’Ente che ha analizzato la qualità  dell’aria su input dell’amministrazione per mettere a tacere il boomerang di polemiche iniziate nel 2011, quando Franco Metta diceva che i bambini mangiano merda, e proseguite fino a due settimane fa.

 
Alla base di quello studio, hanno detto i mettiani, ci sarebbe un centralina ubicata in zona Pap per ben due mesi. Ma quelle analisi quanto sono attendibili? E soprattutto, cosa hanno svelato i rilievi condotti dall’Arpa? E quale zona hanno interessato? Che correlazione c’è con il caso Ladisa?

Antefatto. Quando il ritornello dei nostri bambini mangiano merda ha iniziato a gironzolare nella mente dei genitori cerignolani, il sindaco Franco Metta ha disposto due iniziative apparentemente contrastanti: rendere pubblici gli studi che dimostrano la salubrità  della zona industriale e inserire nel bando per la mensa scolastica che la ditta vincitrice dell’appalto non debba trovarsi in zone inquinate, senza specificare dove. L’amnesia è sostanziale, perchè permette di non intaccare in alcun modo gli interessi della Ladisa spa, che gioverebbe dell’immunità  dell’ARPA grazie a studi condotti in un posto che nulla ha a che vedere con il centro cottura. Il documento diffuso in rete, riguarda un’altra zona che nulla c’entra con le preoccupazioni dei genitori, che nella vicinanza tra l’impianto di sterilizzazione dei farmaci Ecolav e il centro cottura barese, fomentati dalle parole di Metta-versione 2011, intravedono pericoli per la salute dei propri figli.

Efficacia delle centraline: da Iposea a Ladisa. Racconta a l’Attacco la consigliera di maggioranza, Teresa Lapiccirella: Ci sono diversi parametri da rispettare per ottenere quelle centraline di monitoraggio dell’aria, condizioni anche molto stringenti. Quando abbiamo ottenuto la centralina, per non perdere la priorità  acquisita, come amministrazione abbiamo deciso di installarla per due mesi presso Iposea, l’unico posto che rispettava le specifiche tecniche richieste. Ma quale raggio di azione copre il monitoraggio bimestrale effettuato dalle centraline mobili dell’ARPA? Circa 900 metri, massimo 1 km, c’è anche scritto sul sito dell’Arpa, replica la consigliera comunale, ma l’ideale sarebbe montare le centraline nel luogo da tenere sotto osservazione: più ti allontani e meno sono efficaci. Anche perchè il binomio Ladisa-Ecolav, che preoccupa le famiglie,  si troverebbe al di fuori dalla portata dei rilevamenti ARPA.  La distanza che separa Iposea, luogo di monitoraggio dell’aria, e Ladisa/Ecolav, luoghi in cui l’amministrazione vorrebbe far ricadere quelle misurazioni,  è di circa 1.6 km. Quasi al doppio della distanza in cui dovrebbe trovarsi un centro che voglia tenersi sotto controllo.  Le risultanze dello studio Arpa, dunque, avrebbero valore solo per la zona Iposea e, stando a quanto racconta la consigliera cicognina Lapiccirella, non per l’area che riguarda il centro cottura, posizionato al di fuori del raggio di controllo.

PM10. Si è anche molto discusso degli 8 rilevamenti oltre media riscontrati nella zona Iposea. L’assessore all’ambiente Lionetti ha sempre minimizzato, sostenendo che Pm 10 significhi polveri che si trovano ovunque, come i pollini. Certo, ma l’affiorare di PM10 non è dovuto soltanto a fenomeni naturali, ma quell’insieme di sostanze solide e liquide con diametro inferiore a 10 micron deriva da emissioni di autoveicoli, processi industriali. E in zona Iposea si è superato il limite di 50 microgrammi per ben 8 volte in due mesi. Secondo la legge di riferimento nazionale, però, la soglia di 50 μ g/m3 non può essere superata per più di 35 volte in un anno civile. In due mesi, la zona rilevata dall’ARPA ha sforato per ben 8 volte. In proporzione, 48 volte all’anno, ben oltre i limiti normativi. Ma fonti interne all’ARPA precisano: Non c’è di che preoccuparsi, lo sforamento delle 8 misurazioni è un caso eccezionale e quel dato non è una media, ma appunto un caso eccezionale. Durante l’anno ci sono meno di 35 superamenti della soglia massima. La centralina dell’aria ha monitorato parte della zona industriale da settembre a novembre, quando la regione è stata oggetto di fenomeni di avvezione sahariana, ossia particolari processi termici che hanno determinato l’innalzamento delle possibilità  di andare oltre i paletti imposti dalla legge. Fermo restando, però, che quelle valutazioni dell’ARPA non riguarderebbero Ladisa-Ecolav, ma un’altra zona. Dunque, non si sa quali siano i valori (dell’Arpa) raggiunti in via dei Fornaciai, dove insistono i due contestati impianti nell’occhio del ciclone.
Michele Cirulli
 

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