Le 5 certezze (o quasi) di questa campagna elettorale

Nella campagna elettorale più incerta degli ultimi 15 anni, dove a sfidarsi sono tre forze politiche ormai strutturate e quattro mine vaganti pronte a rosicchiare voti a destra e a sinistra, si contano più punti interrogativi che dati certi.

 
Chiunque sia il vincitore, però, si possono individuare cinque punti fermi nella corsa al voto del 31 maggio. Al netto dei dubbi sulla partecipazione al voto, che per le regionali potrebbe essere assai risicata ma che per le amministrative continua a mantenere valore di traino; sul valore effettivo dei fenomeni civici “ mediatici (Bevilacqua o M5S), sulla consistenza di un centrodestra ridotto in frantumi dopo il braccio di ferro Giannatempo-Vitullo (vinto da quest’ultimo), i paletti entro cui sviluppare ogni analisi sono riassumibili in pochi passaggi.

Ballottaggio. Vi sono sette candidati alla carica di sindaco di Cerignola: Gerardo Bevilacqua, Francesco Disanto, Francesco Grieco, Franco Metta, Franco Paradiso, Tommaso Sgarro e Paolo Vitullo sono i leader appoggiati da liste o che si propongono in solitaria per conquistare palazzo di città . In totale sono 19 le liste in appoggio, con 450 aspiranti consiglieri comunali pronti a darsi battaglia all’ultimo voto. Nel 2010 l’affluenza è stata del 71.2%: la sfida, e l’appello di tutti i candidati, è quella di portare alle urne un numero maggiore di elettori, considerando anche l’alto tasso di indecisi e il ponte lungo del 2 giugno. Ipotizzare che uno dei candidati possa farcela al primo turno, acquisendo più di 15 voti, sembra impossibile, tanto da ipotizzare uno scontato ballottaggio Sgarro-Metta, in attesa di quantificare l’eventuale tonfo di Forza Italia.

Il recupero del PD. Lacerato da battaglie intestine, con le ossa rotte dopo le primarie al veleno con l’ombra dei brogli, concentrato su una figura, quella di Tommaso Sgarro, ritenuta divisiva a novembre scorso, il centrosinistra è riuscito a recuperare terreno sul leader de La Cicogna, Franco Metta, che dopo cinque anni ha interrotto la sua cavalcata con un netto stop facendosi raggiungere da quello che era considerato un regalo di Elena. Sgarro ci ha messo del suo, pescando dall’elettorato bipartisan più giovane e chiudendo operazioni politiche chiacchierate con gli ex amministratori del centrodestra di Giannatempo. Nonostante la figura ingombrante di Elena Gentile (c’è chi le affida già  il ruolo di vicesindaco se non dovesse passare dalle mani di suo marito, Peppino Tavoliere), il giovane ricercatore precario ha tentato di scrollarsi di dosso la maternità  dell’eurodeputata. Anche per questo Metta invoca la scelta estrema: O me o Elena Gentile, prefigurando già  quale sarà  l’argomento da campagna elettorale per il ballottaggio.

La destra dei programmi. Quasi una controtendenza rispetto al personalismo imposto dal ventennio berlusconiano. Paolo Vitullo si presenta con programmi, con una squadra che carte alla mano snocciola questioni e finanziamenti. Da un punto di vista programmatico sembra essere il candidato più strutturato. La sua candidatura, dopo il testa a testa con Giannatempo, non è stata accettata di buon occhio, tanto che è iniziata la diaspora verso la lista di Michele Emiliano e il ritiro di diverse figure di peso come mister voti Franscesco De Cosmo. L’obiettivo è arrivare al ballottaggio, sperando nella rimonta su Franco Metta. La comunicazione di Forza Italia è incentrata sulle cose da fare; il PD punta sul volto giovane e pulito e sulla partecipazione giovanile; Cicogna e liste collegate sul sogno del Cambiamento e della svolta.

Coalizione anti-Metta. Se sarà  ballottaggio tra Partito Democratico e Cicogna si potrà  assistere ad un vero e proprio referendum pro o contro Franco Metta. Sembrerebbe, infatti, quasi scontato un accordo “ tacito o esplicito- tra le forze di centrodestra e centrosinistra. Alcuni consiglieri comunali uscenti non hanno dubbi in tal senso. La Coalizione del Cambiamento ha fatto campagna acquisti pescando dal bacino della galassia post-comunista (Cerignola Democratica di Rino Pezzano) e post fascista (Salvatore Tatarella) per limitare i danni mettendo in agenda un probabile attacco bipartisan nel prossimo appuntamento del 14 giugno, così da tentare il colpaccio che non riuscì nel 2010, quando non bastarono nemmeno 8200 preferenze per accedere al ballottaggio. In quell’occasione ad avere la meglio fu Antonio Giannatempo. Il nemico di sempre.

Voto disgiunto. Come ogni campagna elettorale a farla da padrona sarà  il voto disgiunto. Quest’anno anche le modalità  di voto potrebbero trarre in inganno, con la doppia preferenza esclusivamente da apporre a candidati che militano sotto lo stesso vessillo. Le battglie incrociate interne (anti-gentiliani e anti-vitulliani) potrebbero favorire il voto disgiunto: consigliere comunale di un’area politica e candidato sindaco di una area avversa. E nell’analisi del voto, già  dal 1°giugno, di certo sarà  la conta dei traditori a farla da padrona.
Michele Cirulli
 

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