La sicurezza fa doppio flop anche in consiglio comunale

Se anche solo dieci persone, tenendo in mano una fiaccola, percorrono le strade di  una città  per dire no ad una criminalità  che la devasta da trent’anni, questo può essere letto come un segnale di speranza, di risveglio di una coscienza civile. E’ quanto sottolineato ieri sera in Consiglio Comunale da alcuni degli operatori commerciali che hanno organizzato la fiaccolata per la sicurezza e la legalità  di mercoledì scorso.

 
I  numeri della manifestazione, impietosi, dimostrano però che dall’assopimento non si è destata la massa della popolazione cerignolana, che ha lasciato soli i commercianti, così come lascia soli, ogni volta, nelle loro iniziative per la riaffermazione di una cultura della legalità , i gruppi come Libera ed altri impegnati in prima linea su questo fronte. A riempire i corsi cittadini, purtroppo, non è bastata neanche la mobilitazione dei vertici della Chiesa locale.

Le organizzazioni di categoria dei commercianti avevano definito la manifestazione di due giorni fa “”un segnale forte al territorio dopo gli ultimi eventi criminosi che non tendono minimamente a cessare o diminuire””, riferendosi alle innumerevoli rapine, furti ed aggressioni a danno degli stessi esercenti. Nonostante il messaggio lanciato sia stato chiaro, la città  non l’ha recepito. Nè andando in strada, nè riempiendo l’aula consiliare. La nota positiva della serata è la risposta dello stesso Consiglio Comunale all’invito degli operatori commerciali, con una petizione firmata da 1500 persone, ad autoconvocarsi sulla questione della sicurezza: una riunione forse meno inutile di altre incentrate su un tema peraltro mai inserito al primo posto dell’agenda politica di nessun partito.
La novità  più rilevante è rappresentata dalle diverse integrazioni proposte da consiglieri sia della maggioranza che dell’ opposizione “ tra le cui file si sono registrate poche quanto ingiustificate assenze “ alle istanze dei commercianti, che hanno visto approvato all’unanimità  il documento da essi proposto, che impegna l’Amministrazione a mettere in campo una serie di misure atte a fronteggiare più efficacemente l’ esercito criminale. Tra queste, ha detto nel suo intervento il Sindaco Antonio Giannatempo, “”deve rientrare il potenziamento degli impianti di  videosorveglianza, così come un accordo con gli istituti di vigilanza e il rafforzamento dei controlli nel vasto agro cerignolano, per il quale occorre formare personale specializzato mediante l’istituzionalizzazione di corsi di formazione delle guardie campestri””. Il primo ad intervenire nel dibattito era stato il consigliere del Pd  Gianni Ruocco, il quale, in qualità  di rappresentante territoriale di Federfarma, era stato uno dei promotori della manifestazione di mercoledì scorso, “”che sinceramente speravamo fosse più partecipata. La verità  è che il vero veleno che sta uccidendo Cerignola è l’indifferenza, che non dovrebbe appartenere ad una città  che è stata un esempio, in passato, per i suoi valori democratici””.
Per Michele Allamprese, consigliere di maggioranza, “”l’unico modo per controllare il territorio palmo a palmo, vista la situazione di Cerignola, è attivare le procedure previste dalle legge per richiedere al Viminale l’impiego dell’esercito, una proposta che faccio a questo Consiglio da tre anni, rimanendo inascoltato””. Ascoltato, invece, ma dalle  pochissime presone presenti lo scorso settembre nella sala consiliare del Comune , fu invece Filippo Bubbico, viceministro dell’Interno, quando accolse la richiesta di Michele Romano di partecipare  ad un convegno sulla sicurezza organizzato dall’assessore ai Servizi Sociali. “”Nonostante i ripetuti inviti a partecipare, l’incontro fu disertato da associazioni di categoria e sindacati “ ha detto lo stesso Romano – . Possiamo dividerci su tutto, tranne che su questioni scottanti come la criminalità . La fiaccolata è senz’altro servita a risvegliare la speranza. Il rischio che corriamo è però che la rabbia lasci il posto all’assuefazione, come avvenne nei primi anni ’90, quando la malavita cerignolana arrivò a chiedere il pizzo ai condomini. Ci fu poi una reazione della città  attraverso una grande manifestazione, i negozi rimasero chiusi per tre giorni per protesta. Si registrò, insomma, uno scatto d’orgoglio. Ora la situazione è peggiore, sotto certi aspetti; la città  non risponde, a dominare è la rassegnazione, e non posso non rilevare come sulla necessità  di lottare insieme contro questo nemico prendano puntualmente il sopravvento personalismi esasperati e distinguo di ogni tipo, utili solo a lasciare inalterate le cose””.
Per il primo cittadino Antonio Giannatempo, “”se da una parte la politica deve recitare un mea culpa per ciò che avrebbe potuto fare e non ha fatto, va anche detto che stiamo cercando in ogni modo, come Amministrazione, di agevolare il lavoro delle forze dell’ordine, per esempio mettendo a disposizione del Ministero dell’ Interno l’ex Tribunale per trasformarlo nella nuova sede del Commissariato di Ps e del distaccamento della Polizia Stradale. Ma è troppo facile lamentarsi genericamente, dando la colpa di tutto ad una Amministrazione Comunale o all’esiguità  numerica delle forze dell’ordine. Chiediamoci quanti contattano telefonicamente le forze dell’ordine, a Cerignola, per segnalare che si sta compiendo un reato in qualche parte della città . Ognuno di noi dovrebbe sentirsi responsabile di ciò che avviene per strada””.
 
 

 

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