“”Chiudiamo e non ci suicidiamo””: la protesta di Nicoletta

Potevo rivolgermi agli stockisti e vendere a loro la merce, ma ho preferito regalare tutto ai miei clienti. Per il resto ho deciso di liquidare e chiudere le mie attività . Grazie al governo, grazie alle tasse, grazie ai costi del lavoro non posso più andare avanti. Sono le ultime settimane di vita delle boutique di Nicoletta Dimodugno, ubicate a Cerignola, in corso Aldo Moro, la via del commercio ofantina. Al di fuori dei suoi negozi-  Artisti della Moda e Doppio Senso- le vetrine sono completamente avvolte da un manifesto: Liquidiamo tutto e chiudiamo…e non ci suicidiamo. Grazie Governo.

 
All’interno i clienti arrivano alla spicciolata, comprano gli ultimi capi di abbigliamento rimasti e si informano sui prezzi: Questa borsa- dice la titolare ad una signora incuriosita- costava 250 euro; adesso, scontata, vale 130 euro, ma se vuole anche a 60 euro può portarla via. L’interno dell’attività  commerciale è completamente tappezzato da grandi cartelli gialli che illustrano la scontistica: si va dal 30% fino ad arrivare a metà  prezzo, con tanti capi deprezzati fino al 70%.
Non mi aspetto niente e non voglio niente, se non protestare singolarmente per quanto sta succedendo al settore del commercio. Ci sono tanti colleghi in tutta Italia che hanno deciso di suicidarsi perchè non riuscivano più ad andare avanti. Così “ racconta Nicoletta Dimodugno- un giorno ho preso questa decisione dolorosa, nonostante inizialmente la mia famiglia non fosse d’accordo, e ho deciso di stampare questi manifesti e regalare (quasi) tutta la merce. è l’unico modo per recuperare le spese, saldare i miei debiti ed evitare di arrivare a prendere decisioni estreme. Nel solo 2014 sono state 164 le vittime della crisi, nella maggior parte dei casi imprenditori e disoccupati. Una escalation che chiama a riflettere un’intera categoria martoriata dagli effetti della recessione: Da 35 anni mi occupo di moda e già  due anni fa ho chiuso un negozio a Bisceglie. Oggi, dopo 14 anni, chiudo i battenti anche a Cerignola e probabilmente riuscirò a tenere solamente l’esercizio commerciale di San Ferdinando, dove riesco ad abbattere i costi relativi all’affitto, visto che i locali sono di mia proprietࠝ, aggiunge la titolare di Doppio senso e Artisti della Moda.
Questa decisione- continua- è maturata nel giro di una settimana, anche perchè ormai le banche sono diventate inaccessibili e anche pensare di poter ripartire, di riorganizzarsi o di diversificare la propria attività  diventa praticamente impossibile. Non solo gli istituti di credito hanno chiuso i rubinetti, ma anche il costo del lavoro e la tassazione da capogiro perchè arriveremo a raggiungere l’Iva al 25% e a destinare praticamente tutti gli incassi per pagare l’Irpef, la Tarsu e tutte le tasse, oltre al personale. Complessivamente nelle mie boutique lavorano 5 dipendenti, ed anche quelli sono costi che ormai non possiamo più permetterci: non ci sono incentivi per le assunzioni e tutto grava sui commercianti, spiega la titolare.
Oltretutto- osserva- pure il costo degli affitti è altissimo. A Cerignola in particolar modo non c’è un tetto, non c’è un canone. Certe volte per un locale in centro si sparano prezzi che sono fuori mercato. Ed è questa, tra l’altro, l’unica cosa su cui noi potremmo fare economia, perchè tanto le tasse siamo costretti a pagarle. Di vie d’uscita all’orizzonte se ne vedono poche fino a quando non si abbasseranno le aliquote.  E su questo è d’accordo anche l’assessore alle attività  produttive del Comune di Cerignola, Rosario Spione: Se si osserva tutto ciò che sta succedendo è evidente che non esistono soluzioni. In Italia chiude un’azienda o un negozio ogni dieci secondi, e la disponibilità  dei commercianti è ridotta, così come è ridotto l’indotto e molte volte sono costretti a vendere a prezzi bassissimi o addirittura a meno di quanto hanno comprato. Come amministrazione comunale non possiamo fare nulla, perchè siamo l’unico Comune in provincia di Foggia che ha lasciato invariate le imposte comunali per i cittadini senza effettuare aggiunte o ritocchi.
Apprendo della chiusura di molti esercizi commerciali- replica Spione- ma dai dati in nostro possesso possiamo essere felici del fatto che Cerignola stia tenendo molto bene rispetto agli effetti devastanti della crisi, il che è dovuto inoltre dalla bassa incidenza e influenza degli ipermercati sul territorio. è chiaro che un’azienda, soprattutto nel campo della moda, che vende capi che costano oltre 50euro non potrà  avere mercato, perchè ormai la gente preferisce risparmiare e rivolgersi alle grandi catene.
Michele Cirulli
 

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