Omicidio Del Grosso (Black Land): chiesto l’ergastolo per Ciocca e Menna

Prima lo hanno ferito gravemente con colpi di fucile, poi l’hanno consegnato alla morte appiccando il fuoco alla sua auto, mentre era ancora vivo; successivamente hanno tentato di eliminare anche il testimone, Angelo Vitale, che è riuscito però a scappare pur lievemente ferito ad una gamba: l’omicidio di Pasquale Del Grosso entra nelle battute finali con la richiesta di ergastolo per Antonio Menna e Giuseppe Ciocca, autori materiali dell’efferato omicidio.

 

Secondo la tesi del pubblico ministero Paola Palumbo, infatti, quell’uccisione avvenuta il 16 gennaio del 2014 fu dovuta ad un “”debito”” che i due assassini avrebbero dovuto corrispondere all’imprenditore Pasquale Del Grosso, 41 anni, nato a Carapelle. I tre si erano incontrati al di fuori del centro abitato, sulla strada provinciale 105 che collega Foggia ed Ascoli Satriano, per parlare di quella somma-risarcimento che i due aguzzini avrebbero dovuto rendere alla vittima in seguito al sequestro di due autoarticolati che erano stati precedentemente prestati proprio a Menna e Ciocca.

Erano le 20:00 e di lì a breve si consumò uno dei delitti più violenti degli ultimi anni: Del Grosso scese dalla sua auto, nella quale era rimasto il suo amico Angelo Vitale, e raggiunse i due assassini in un’alta vettura: questi ultimi dapprima colpirono l’imprenditore con colpi di fucile e poi, una volta aver cercato di ammazzare anche il testimone oculare, nel frattempo scappato appena uditi gli spari, appiccarono il fuoco alla Lancia Thema che conteneva ancora il corpo della vittima, in pochi attimi completamente carbonizzato, tanto che per riconoscerlo servirono delicate attività  di indagine. Dalle ulteriori indagini si scoprì che al momento del rogo Del Grosso era ancora vivo.

Per l’omicidio, soppressione di cadavere e tentato omicidio, ieri mattina il pm Palumbo, davanti al giudice Rita Curci, ha chiesto l’ergastolo per Menna e Ciocca. Il nome di Pasquale Del Grosso, però, è stato legato anche a due fatti di notevole importanza criminale verificatosi nella provincia di Foggia: è stato, infatti, coinvolto sia nell’inchiesta Veleno (2007) sia in Black Land (2014) per lo sversamento illecito di rifiuti. Nell’ultima operazione che ha svelato i rapporti illegali tra Campania e Capitanata, Del Grosso era stato coinvolto insieme a suo fratello, Donato, che nell’organizzazione aveva un ruolo secondario (tanto che è stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione). Ben diverso, invece, è stato il compito del defunto Del Grosso, Pasquale, reputato dai pm Nittis e Gatti la mente del clan dei rifiuti insieme a Gerio Ciaffa, di Ordona. Secondo la ricostruzione effettuata dalla DIA di Bari, infatti, Pasquale Del Grosso “”sovrintendeva e coordinava il traffico illecito, avendo rapporti diretti con le imprese campane che conferivano i rifiuti, gestendo direttamente il filone correlato al trasporto e allo smaltimento della frazione secca e cooperando, mediante stabili contatti con Erminio Arminio e Ciaffa Gerio, alla gestione illecita della frazione umida””. Il suo, dunque, è stato un ruolo di primo piano in quanto amministratore della Spazio Verde Plus srl. Suo fratello, Donato, è finito nell’inchiesta Black Land “”nella qualità  di autista”” perchè “”concorreva nel traffico illecito occupandosi consapevolmente e stabilmente, come autotrasportatori, della conduzione dei camion con cui si effettuava il trasporto e lo smaltimento illecito dei rifiuti””. Tre mesi prima che venisse a galla l’inchiesta giudiziaria, però, Ciocca e Menna, presumibilmente a causa del debito di 20 mila euro, decisero di ammazzare chi gli aveva prestato i camion ormai sequestrati. Anche in quel caso c’entravano “”trasporti illegali””. Era ottobre 2013, infatti, e Del Grosso subì una perquisizione da parte dei carabinieri di Telese (un piccolo centro ubicato nella provincia di Benevento) nell’autoparco che gestiva a Orta Nova in merito ad un trasporto di concime. L’imprenditore aveva ricevuto una commessa via mail e l’aveva eseguita a Telese per conto di committenti foggiani, ma la merce trasportata era illegale e la vittima si era trovata coinvolta nell’inchiesta.

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